venerdì 5 maggio 2023

Il socialismo fascista di Giampaolo Rossi

 


 

Oggi lasciamo la parola a Davide Maria De Luca del “Domani”. Prima però una breve riflessione introduttiva.

Giampaolo Rossi, “fedelissimo di Giorgia Meloni”, in predicato di diventare nuovo direttore generale della Rai, rappresenta una specie di antologia intellettuale delle destra complottista, filorussa e antiamericana. Davide Maria De Luca scava nel suo blog. E ne trova delle belle (anzi brutte). Testi pubblici: figurarsi, che dirà Rossi in privato…

Quel che è interessante dal punto di vista dell’antropologia del fascio-complottista, se ci si passa il termine giornalistico, è che Rossi sembra non aver mai capito il senso della sconfitta del 1945, come vittoria della libertà contro il totalitarismo. Rossi odia gli Stati Uniti e vede in Putin la reincarnazione del socialismo fascista. Si tratta di una forma mentis, di un riflesso culturalmente condizionato, magari anche ben nascosto sotto la riscoperta della geopolitica, altra scienza a dir poco sospetta.

Nel suo caso parleremmo di sindrome Drieu la Rochelle.

Si legga qui:

“ 1943, 5 Marzo.  (…) Come può credere nel fascismo nel quale io non credo più? Il fascismo è troppo poco socialista. E’ un semplice risveglio dell’eroismo borghese che non ha il coraggio di uscire dai suoi schemi e finisce con l’esserne soffocato. Nell’estremo pericolo Hitler non ha un grido che venga dal cuore, non un’impennata dell’immaginazione. E’ pietrificato nel limite delle sue forze. Il comunismo, se non altro, sarà il perfetto e definitivo degrado di questa civiltà. La macchina ha il diritto di essere coronata sovrana.A meno che il genio dei russi sotto sotto non sia meno inaridito del nostro e non si affranchi dalle costrizioni all’interno delle quali è fortificato!”(Pierre Drieu la Rochelle, Diario 1939-1945, il Mulino, Bologna 1995, p. 340).

Anche per Rossi, probabilmente Putin incarna quel genio. Un mio amico parla di “danno biologico”.

Rossi sogna ad occhi aperti, come tanti neofascisti di Fratelli d’Italia, la rivincita storica dei fascismo sulle democrazie liberali. Non ha mai capito e accettato, ripetiamo, la lezione del 1945.

Un personaggio del genere potrebbe diventare direttore generale della Rai.

Carlo Gambescia

 
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«Putin ci salverà da Soros». Ecco Giampaolo Rossi, l’uomo Rai di Giorgia Meloni (*)
di Davide Maria De Luca

Così scriveva sul suo blog, ospitato sul sito del Giornale, Giampaolo Rossi, manager Rai, fedelissimo di Giorgia Meloni e in questi giorni in prima fila per il posto di nuovo direttore generale della Rai, dopo che in autunno era stato scartato dalla rosa dei possibili ministri della Cultura per via delle sue critiche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella (nel 2018 lo aveva paragonato a Dracula e, in sostanza, accusato di golpe).
Nato a Roma nel 1966, esperto di comunicazione e nuovi media, Rossi è anche direttore scientifico della fondazione An e un militante e intellettuale da sempre vicino alla destra sociale.
Negli ultimi anni si è anche trasformato in un complottista (per sua stessa definizione) e in un arci-putinista, convinto che il presidente russo costituisca «l’unica speranza per scongiurare una crisi internazionale senza ritorno» e un argine a difesa dei valori tradizionali contro le élite mondialiste che vorrebbero annacquare l’identità dei popoli bianchi.
L’ARCIPUTINISTA
Sul suo blog, che ha aggiornato fino al 2018 e che è stato spulciato da Domani, Rossi appariva quasi ossessionato da Putin e dal complotto del Nuovo ordine mondiale. «Pensare che la Russia stia per invadere l’Europa – scriveva nel 2018, quattro anni dopo l’inizio delle operazioni militari russe in Ucraina – è solo il frutto di una schizofrenia indotta».
I timori europei causati dall’atteggiamento aggressivo della Russia? Soltanto una narrazione che «affonda le sue radici nei secolari interessi imperiali di Londra» e che oggi si sposano «con gli interessi dell’élite globalista». Ma d’altro canto ci sono ragioni per cui le élite mondiali dovevano sentirsi minacciate da Putin. Nel 2017, Rossi era certo che la Russia e la Cina avessero messo in moto una «complessa strategia geo-economica di “de-dollarizzazione” del mondo» volta a «scardinare il dominio finanziario del dollaro e con esso il potere globale degli Stati Uniti». Non sembra sia finita bene.
Spaventate da Putin, le élite avrebbero creato ad arte, in «laboratorio», dei nemici interni da contrapporgli. Putin però, magnanimamente, non li perseguitava più di tanto. La condanna dell’oppositore Aleksej Navalny nel 2017 a 15 giorni di carcere per aver organizzato manifestazioni non autorizzate «è minore di quanto si sarebbe preso in Italia per lo stesso reato», scriveva Rossi. Lo stesso Navalny, in ogni caso, «viene formato nei laboratori universitari americani collegati all’élite mondialista in connessione con la Cia». Navalny, sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento, si trova in prigione con una condanna a 8 anni ed è oggetto di una nuova indagine per cui rischia l’ergastolo.
IL GRANDE COMPLOTTO
Il grande complotto delle élite è l’altra ossessione che unisce decine di post nel blog del papabile direttore generale della Rai. «Guai a chi si oppone ai disegni del Nuovo ordine mondiale», metteva in guarda in uno dei suoi articoli. Secondo Rossi, il principale esponente di questo complotto è il miliardario ungherese George Soros, «speculatore globalista con il vizietto di destabilizzare governi democraticamente eletti» e vero architetto dei «processi migratori per alterare gli equilibri demografici secondo quella “etica del caos” tipica dell’umanitarismo ideologico della élite». Rossi ci tiene a ricordare che Soros è «ebreo», ma «di origine ungherese», e lo paragona al mostruoso Shelob di Tolkien, «il malefico essere a forma di ragno».
La vena anti-élite e pro Putin è una relativa novità di Giampaolo Rossi. La mutazione risale probabilmente alla caduta del governo Berlusconi, quando Rossi dichiara: «Sono un complottista». Seguendo le varie incarnazioni del suo blog prima di essere ospitato sul Giornale, si scopre che nei primi anni 2000 si definiva invece un «liberale, neocon, teocon». Tra i post di quegli anni si trova anche una delicata ode a Giorgia Meloni, appena eletta vicepresidente della Camera: «Piccola piccola tra tutti quegli onorevoli grandi, grandi». In quegli anni scrive che Obama è «un afro di Honolulu», ma allo stesso tempo i pacifisti che protestavano contro la guerra in Iraq andavano denunciati di «”crimini contro l’umanità”, perché è la loro indifferenza, il loro egoismo che ha prodotto più vittime di Stalin ed Hitler messi assieme».
ROSSI OGGI
Dal 2018, quando entra nel consiglio d’amministrazione della Rai, Rossi cessa le pubblicazioni sul blog e dirada i suoi interventi. Non prima però di aver attaccato frontalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la sua gestione delle consultazioni prima della nascita del governo giallo-verde nel 2018: «Napolitano aveva abbattuto un governo legittimo; Mattarella ha impedito che nascesse». Con l’arrivo della pandemia diventa critico sui vaccini (le parole di Mattarella in proposito sono «inquietanti») e sul green pass, tanto che l’Espresso lo definisce «ideologo Novax di Giorgia Meloni». Nell’ultimo anno, quello dell’apparente transizioni di Meloni e Fratelli d’Italia al conservatorismo, nel quale Rossi ha fornito più di un aiuto intellettuale, Rossi sembra avere deciso di parlare d’altro. Pressoché impossibile trovare una sua dichiarazione sulla guerra in Ucraina, che fino a poco tempo fa definiva una provocazione Nato nei confronti della Russia. Difficile anche perché da qualche mese ha cancellato i suoi profili Twitter e Facebook.

Davide Maria De Luca

(*) Qui: https://www.editorialedomani.it/politica/italia/putin-ci-salvera-da-soros-ecco-giampaolo-rossi-luomo-rai-di-giorgia-meloni-azr1aeeg  .

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