giovedì 18 maggio 2023

Il medioevo ecologista

 


L’autodistruzione di una società storica non è  un fenomeno nuovo. 

Il processo è il seguente:  all'improvviso  si mettono in discussione i valori che hanno fatto forte una società. Per fare un esempio molto facile gli antichi  romani non volevano più combattere, quindi fare i romani, come i capitalisti di oggi non amano più il mercato, la concorrenza. Insomma non vogliono più  fare i capitalisti.

Perché? La società, alla fin fine, è un meccanismo auto-riproduttivo basato sul principio del minimo sforzo. Ci spieghiamo.

A un certo momento, sulla base della valutazione, ovviamente positiva, di ciò che si è raggiunto, si tende a tirare i remi in barca. Sicché il guerriero non combatte più e si affida ad altri, magari per occuparsi di letteratura e dei suoi bisogni spirituali. Si rammollisce. Mentre il capitalista, non compete, non investe, non innova, vuole godersi la vita, sbadiglia e si affida allo stato. Pareto parlava di “redditieri”. Un modo elegante per definire il capitalista smidollato.

Si perde la combattività: ci si illude che la società continui a riprodursi secondo le linee guida, diciamo eroiche, di prima. Invece la società continua a riprodursi ma solo per inerzia: si pretende di vivere di rendita mentre le rendite diminuiscono perché non si conquista e non si compete più. E così via fino al suicidio finale, frutto di cecità storica e sociologica. Magari si va a fondo con un “aiutino” dall’esterno: una guerra, una rivoluzione, un’ invasione, una conversione etica o religiosa collettiva.

Sotto quest’ultimo aspetto, l’ ecologismo è sulle orme del cristianesimo, dal momento che predica un’etica contraria a quella che ha fatto la forza della nostra civiltà. Si rifletta. I cristiani predicavano la pace in una società guerriera, gli ecologisti proclamano la pace economica in una società fondata sul conflitto concorrenziale.

Si rinnegano i valori fondanti e di conseguenza si minano le basi culturali della nostra società, favorendone la decadenza. Quanto stiamo per dire può sembrare azzardato dal punto di vista dei raffronti storici, ma la pace costantiniana, come accettazione del culto cristiano, e conseguente libertà di praticarlo, è addirittura un passo indietro rispetto all’attuale accettazione da parte dei governi dell’idea di “transizione ecologica”.

E ciò, ripetiamo, accade in Occidente, punto di avvio di una rivoluzione prima commerciale poi industriale, che ci ha fatto diventare ricchi, migliorando, per ricaduta, il tenore di vita anche dei popoli non occidentali. Un affare, per tutti.

Dicevamo un passo indietro. Perché? Costantino affermò la parità del cristianesimo con gli altri culti in un quadro ancora politeistico. Per contro i governi di oggi, sostenuti da una pubblica opinione di conversi, spesso invasati, procedono a passi da gigante verso il monoteismo ecologista. La chiusura dei “templi capitalistici” potrebbe essere vicina, più di quanto comunemente si creda. Sarebbe la fine della nostra civiltà.

A questo pensavamo, proprio ieri, osservando le reazioni collettive agli allagamenti in alcune parti dell’Italia. Roba da invasati. E parliamo della gente comune, non solo dei mass media.

Inutile dire: “Leggete Plinio il vecchio, la Naturalis Historia, studiate l’orografia (appenninica) dell’Italia, date un’occhiata alle prudenti leggi sul rimboschimento racchiuse nei codici Borbonici e alle cronache sul secolare malgoverno dei papi ( e non solo) nelle Romagne”.

“No – rispondono gli invasati – è tutta colpa del mutamento climatico e del capitalismo che lo causa”.

Che dire? Se continua così, la chiusura dei templi capitalistici è vicina.

Risparmiamo al lettore i raffronti storici con il buio medioevo. Ecologista.

Carlo Gambescia

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