mercoledì 29 novembre 2017

  Elogio del sindaco incapace   
Virginia  Raggi ci salverà?



La prendiamo da lontano. Quindi un poco di pazienza.
Salvini se n’è uscito con una della sue:  “Più di una buona morte, dichiara, mi preoccupa garantire una buona vita”.  La pubblica opinione (parola grossa, di questi tempi)  si  è subito divisa.  Il solito teatrino tra i difensori della buona morte, dalla parte del testamento biologico, e i difensori della buona vita,  schierati  da quella delle provvidenze da legge di bilancio. Senza dimenticare coloro che aspirano, “welfaristicamente”  ad assistere il cittadino, dalla culla alla tomba, quindi buona vita e buona morte insieme. Amen.
Quel che non dovrebbe più sorprendere invece, è come in Italia  la politica sia ridotta a un centro servizi:  tutti vogliono qualcosa dallo stato, senza ovviamente dare nulla indietro.  Senso di responsabilità e orgoglio di  farcela da soli sono passati di moda. Ormai,  sulle pensioni i governi rischiano di cadere, come un tempo cadevano  sui patti agrari:  quando nelle campagne i prefetti inviavano i soldati a mietere.  Altro che  orario di lavoro personalizzato...  Questa mattina, sulle prime pagine dei giornali,  un licenziamento, dicesi uno,  tra l’altro motivato, assurge a caso nazionale.    
La politica è al servizio di un individualismo assistito, esigente, egoista,  e piagnone. Sicché i partiti si adeguano e lo stato pure:  Berlusconi, che si dichiara liberale, promette di aumentare le pensioni, Renzi, il riformista Renzi,  punta sul reddito di inclusione,   Grillo, Casaleggio jr,  Di Maio, il nuovo che avanza, celebrano il reddito di cittadinanza. Quanto a Salvini e Meloni, sì alle provvidenze, ma solo ai titolari di  pedigree italiano, roba da veterinari.
Dove si troveranno i soldi?  Che sia il caso di spiegare agli italiani l' impossibilità di  aumentare le pensioni senza aumentare, conseguentemente, le   tasse?   Tra l'altro, già elevate?  Non sia mai. 
Però, a questo punto,  spezzeremmo una lancia per Virginia Raggi. Roma, praticamente,  è senza sindaco da un anno abbondante:  i Cinque Stelle non governano, è  come se in Campidoglio non ci fosse nessuno (turisti a parte...).  Eppure Roma, fin dalle strade, spazzate benissimo, via per via, da micro-imprenditori extracomunitari del pulito,  va avanti lo stesso, puntando sull’individualismo puro, non assistito, dei romani, che per secoli si sono arrangiati da soli. E, naturalmente,  degli immigrati, che hanno subito capito tutto, provando di essere  più liberali di Berlusconi.
Laissez faire, laissez passer. Che sia la ricetta giusta? Governare il meno possibile. Viva i sindaci incapaci.

Carlo Gambescia