giovedì 2 dicembre 2021

 


“Rieccolo!”, sembra che Montanelli dicesse così di Fanfani. In realtà, stiamo parlando del Cavalier Silvio Berlusconi. Che sembra aspiri alla Presidenza della Repubblica, innescando nuove roventi polemiche. Come mostrano i titoli di “Libero” e del “Fatto Quotidiano” (*).

Un passo indietro.

Gli uomini politici si possono dividere in due categorie: quelli che sanno come si conquista il potere, e quelli che oltre che conquistarlo sanno come conservarlo.

Augusto e Andreotti appartengono a queste categoria. Ovviamente, Augusto ha fatto la storia. Come? Portando a termine con grande acume politico la trasformazione costituzionale di Roma, da Repubblica, giunta ormai al lumicino, a ciò che poi gli storici avrebbero consacrato come Principato, poi Dominato: un Impero insomma. E di quelli dinamici, almeno nei primi due secoli dopo Cristo. In totale, Augusto: 41 anni al potere.

Andreotti, invece rinvia alla Prima Repubblica italiana, post Seconda guerra mondiale, qualcosa di politicamente meno impegnativo, ma non per l’Italia, stretta tra americani e russi, destre golpiste e sinistre sempre con il dito sul grilletto delle piazze. Governò sia con i liberali (1972-1973) che con i comunisti (1976-1979), impedendo svolte autoritarie e terroristiche. In totale, con vari incarichi, Andreotti: 45 anni al potere.

E tra coloro, che pur conquistando brillantemente il potere, non sono poi riusciti a conservarlo, chi includere?

Innanzi tutto, Cesare. Celebrato dagli storici, forse troppo. Fu spazzato via, fisicamente, da un congiura. In totale, Cesare: 5 anni al potere. Di solito, i politici più abili, riescono a restare al comando, evitando proprio di creare intorno a se stessi un clima da congiura. Non solo circondandosi di guardie armate, cosa di cui sono capaci tutti, ma creando intorno a sé, il rispettoso consenso che ad esempio seppe coltivare Augusto. Insomma, uniscono non dividono.

E tra i moderni? Qui veniamo al Cavaliere. Che, nel vuoto politico determinato dalla fine della Prima Repubblica, seppe abilmente conquistare, il potere, almeno tre volte. Che però perse per due congiure politiche: nel 1994 e nel 2011. Va però detto che Berlusconi, giunto una seconda volta al potere (2001-2006), mostrò di non essere capace, di avviare quel promesso e necessario processo di trasformazione (augustea in senso lato) della accidiosa repubblica catto-comunista in dinamica repubblica liberale. Gli storici del futuro avrebbero apprezzato. In totale, Berlusconi: 10 anni circa al potere.

E ora cosa accade? Che questa specie di Giulio Cesare in sedicesimo, forse più populista dell’originale (che pure non scherzava, il termine cesarismo, viene da Gaio Giulio), vuole il Quirinale…

Evidentemente il Cavaliere, come ogni politico incapace di conservare il potere, manca di senso del limite. Non capisce dove quando e fermarsi. E soprattutto non ha afferrato un concetto fondamentale: che il suo nome divide, e quel che è peggio, che non è capace di unire, se non i suoi nemici. Berlusconi non comprende che ha fallito l’obiettivo per ben tre volte  e che ora rischia di fallire per la quarta. Game over.

In primo luogo, perché non ce la farà mai a insediarsi. Come detto, troppi nemici, troppo odio politico, intorno al Cavaliere. In secondo luogo, se riuscisse a conquistare il Quirinale sarebbe defenestrato dai giudici dopo pochi mesi. Sottoponendo però la presidenza della Repubblica a uno stress politico senza precedenti. Altro che Cossiga e Leone… Con conseguenze catastrofiche per l’immagine, già claudicante, dell’Italia.

Il “fallito politico”, purtroppo, non mette mai la testa a  posto. Ai limiti della protervia e dell’incoscienza. Cesare si riteneva invulnerabile, Berlusconi, pur avendo già assaggiato la “lama” dei giudici, insiste.

Che malinconia.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.giornalone.it/prima-pagina-libero/E qui: https://www.giornalone.it/prima-pagina-il-fatto-quotidiano/

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