martedì 2 ottobre 2018

Ricordi di famiglia...
Lo schiaffo di Salvini a Saviano



Un caro amico, amico di famiglia, aveva l’età dei miei genitori,  era fascista. Dichiarato.  Si dirà, nessuno è perfetto.  In realtà, aveva le sue idee, ma era  una gran brava persona. Scomparso ormai da molti anni.  Tra l’altro,  mi regalò negli anni Ottanta  del secolo scorso,  l’Opera Omnia di Mussolini, quella della Fenice,   da lui comprata a rate, con grandi sacrifici, negli anni Cinquanta.  Ci credeva, ed era in buona fede.  Mi disse: "Tu sei uno studioso, mente aperta, saprai  farne buon uso".  I libri sono ancora lì,  nella mia biblioteca, davanti c’è  la sua foto.  Dell’amico, non del Duce. E nei miei studi mi sono stati utili.
Una volta mi raccontò che,  da balilla,  nella bella città di Firenze, dove viveva, vide, un fascista in divisa, che prendeva a schiaffi un professore liberale, davanti ai figli piccoli.  Così senza una ragione precisa. Lo colpiva e rideva.   E la cosa cinquant’anni dopo  gli era rimasta dentro,  tra le "cose brutte"  del fascismo, come la violenza gratuita per l’appunto, che,  mi diceva, - testuale - "divideva gli italiani, come a scuola in buoni e cattivi dietro la lavagna".  Non era giusto, queste le sue conclusioni.
Oggi, l’uscita sprezzante di Salvini,  sul cosa dirà ora Saviano, che lo celebrava, dell’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace  -  parliamo di  Salvini, Ministro dell’Interno, che rappresenta tutti gli italiani -   mi ha  fatto  ripensare al fascista che prendeva a schiaffi il professore e al dispiacere, di dentro, e per tutta la vita,  provato dal caro  amico di famiglia, quello dell'Opera Omnia.
Salvini se ne frega.  Sembra buono, ma non lo è. Non ha imparato nulla.  La sua  è violenza, certo verbale (per ora), ma gratuita.   L’uscita su Saviano, collegata all’arresto di un sindaco pro immigrati - quando si  dice il caso... -  suona perciò  come quello schiaffo.   Davanti a  tutta l’Italia però.  Che torna a dividersi di nuovo.


Carlo Gambescia                  

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