venerdì 26 ottobre 2018

Gli editoriali di Marcello  Veneziani e Massimo Giannini
Libertà dalla paura




1. Veneziani vs Giannini
Ieri mi hanno colpito  due editoriali,  politicamente agli antipodi:  uno di rito neofascista  l’altro di scuola  scalfariana.  Ne sono autori, rispettivamente,  Marcello Veneziani e  Massimo Giannini. Il primo apparso  sul “Tempo”,  il secondo   su “Repubblica”, of course.   
Veneziani e Giannini pongono l’accento su  un  clima psicologico, marchiato dalla paura,  che rischia di  devastare  l’Italia.  Veneziani  ne  attribuisce le cause  all’establishment di sinistra, Giannini a un’estrema destra,  ormai di governo,  rappresentata da Salvini e complici pentastellati. 
Diciamo che Veneziani,  evoca  la tesi del complotto contro il popolo, tenuto a cuccia dai poteri forti con la paura dello spread.  Giannini, invece, agita anch’egli, un  panno rosso, anzi nero, quello del  pericolo fascista,  o comunque di un estremismo  uscito dai tenebrosi  sotterranei della storia.   
In effetti,  si tratta di un  rischio in orbace, o di qualcosa che comunque gli  somiglia molto. In realtà, non c’è nulla di sbagliato nell’asserire, come ben sa la sinistra studiosa formatasi  sui libri di Adorno e compagnia cantante,  che  il fascismo  può recidivarsi, quasi come un male incurabile,  in quel timore-tremore collettivo che agita tante personalità sociali,  orfane e autoritarie.   
Veneziani, evidentemente,  non dimentico di come andò l’altra volta (1945),  si arrampica, come un nanetto deforme, sulle gigantesche spalle del realismo politico:  sicché, prima di fare  ogni altro passo,  raccomanda vivamente  ai suoi  di trovarsi fuori d’Europa alleati solidi: Putin  al posto di Hitler? Forse.  Ovviamente non lo scrive, perché nel suo  animo  Veneziani   è  rimasto un consigliere Rai in quota Berlusconi. Quindi, non si sa mai… 
Probabilmente, nonostante il linguaggio vetero,  ha ragione Giannini. Se si fa la tara all’ antifascismo d’antan (se si vuole di maniera), il suo  resta un argomento sociologicamente forte: quello del rapporto tra paura e stato autoritario, come grande padre benevolo.  Mi spiego subito.

2. Tre formule politiche
Se si parte dal fatto, che la politica è  (anche)  una risposta all’angoscia e alle paure  umane, soprattutto collettive,  si possono individuare, per i tempi moderni,  tre principali formule politiche: quella liberale, che neutralizza la paura, attraverso il consumo, quella socialista e comunista (che non è che una laicizzazione del cristianesimo), che neutralizza la paura attraverso la fede politica, quella fascista (e nazista) che neutralizza la paura attraverso l’uso socialmente diffuso  della forza pura e semplice.
Il consumo è innocuo mentre  la fede, soprattutto se laicizzata, porta alla eliminazione, anche fisica, degli "infedeli". Infine la forza, soprattutto se diffusa  - come metodo -   trasforma gli uomini in schiavi. Solo il consumo, implica un’idea di libertà, per alcuni minore,  però  di  libertà si tratta. 
L’Unione Europea, dal punto di vista  della formula politica,  si può perciò tranquillamente identificare con la difesa dei consumi, dunque dei mercati, della libertà economica e anche del concetto di  spread, che garantisce una buona economia, sana e  aperta.  Una difesa - attenzione -  che rinvia inevitabilmente alla difesa della libertà politica, cioè a  una comune libertà di scelta, anche di consumare ciò che più piace: quindi, dove c’è diritto alla scelta si parla sempre di  libertà maggiore.  Perciò si parte dallo spread e si giunge alla libertà politica e viceversa.  Come si diceva  in una  vecchia canzone di Sergio Endrigo:  "Per fare un albero, ci vuole il legno, per fare il legno, eccetera, eccetera". Tout se tient... 
I nemici dell’Unione Europea, invece, ideologicamente,   rimandano  alle altre due formule politiche. Formule che  neutralizzano la paura ricorrendo, per riassumere, a una specie di mistica della forza.  E infatti, l’estrema destra di governo è, al tempo stesso, protezionista, statalista e moralista. In una parola è  virtuista e  giacobina (non liberale),  perché   ritiene di sapere quale sia il bene per ogni singolo cittadino  e se necessario di imporlo  a mazzate, se ci si passa l'espressione.  Altro che libero consumo. Dunque libera scelta. 

3. Libertà dalla paura
Inoltre,  l’appello di Veneziani   a trovarsi  alleati forti,  ha un preciso fondamento ideologico di tipo fascista: di una  mistica della forza applicata al nemico assoluto. Come del resto i costanti appelli all’uso della forza  di  Salvini,  uso che  implica una neutralizzazione violenta della paura. Anch’esso tipicamente fascista.  Veneziani, Salvini e accoliti sono totalmente fuori dal discorso pubblico liberale.
Perciò, bene fa  Giannini a segnalare il grave pericolo di una mobilitazione psicologica permanente, la stessa del Ventennio. E che sfociò in una terribile guerra mondiale: una specie di violentissimo  terremoto. Violenza su violenza.  Paura su paura.  E una delle libertà fondamentali dell’uomo, scaturita come riflessione,  durante e dopo quel bestiale conflitto,  è proprio la libertà dalla paura.  Che si può,  se non vincere, quanto meno sublimare economicamente con la libertà, anche, di consumare ciò che si desideri.   
A questo punto, dovrebbe essere chiara la differenza  tra gli   appelli dell’UE e dei politici moderati e riformisti ( a dire il vero, pochi in Italia), in difesa, sintetizzando,   della  libertà di consumo,    e le evocazioni belluine di una destra, che non fa più alcun mistero del suo estremismo.
Ieri un lettore, Daniele Baron,  mi (e si) chiedeva  come, in questo grave  frangente,  rendere appetibile (semplifico)  un’ idea di  Europa  forse troppo ripiegata sull’economia, e dunque sulla libertà di consumo.   Purtroppo, l’economia di mercato e il consumo  sono  come l’aria, o se si preferisce, come la salute: solo  quando manca -   quindi  dopo -   ci si accorge che qualcosa  non  va, perché  non si respira bene,  si cammina a fatica, eccetera, eccetera.
La libertà economica e di consumo, non  si difende,  si vive. 

Carlo Gambescia