venerdì 8 febbraio 2019

Parigi richiama l’ambasciatore
Gallofobia: da Crispi  a Salvini e Di Maio (passando per Mussolini)


Il Colle,  si  lascia trapelare -  notare, nessuna posizione ufficiale -  è preoccupato,    per la neo-guerra, per ora a parole, solo italiane, con la Francia. Si parla, minimizzando, di “tensioni” (*).  
Mattarella è un professore universitario, non un elettrotecnico, la storia d’Italia dovrebbe conoscerla, e perciò  sapere che i due principali nemici politici dei risorgimentali  Cugini d’Oltralpe , furono Crispi,  che ci condusse  al disastro di  Adua, e Mussolini che invase una Francia messa in ginocchio da Hitler,  per poi affondare l'Italia.  Crispi, protezionista di ferro, rinnegò il liberismo di Cavour, per scatenare inenarrabili guerre doganali con la Francia, per pochi litri di vino. Mussolini, che dal protezionismo passò  all’autarchia, tradì, per un fazzoletto di terra, la nazione, che con la Gran Bretagna, aveva grandemente contribuito all’Unità italiana.   
                  
Pertanto il Presidente della Repubblica, avrebbe dovuto preoccuparsi prima.  A giugno. Ed  evitare a tutti i costi la nascita  di un governo presieduto da un Avvocato di serie B, un Giostraio Mancato,  un Trascorso Bibitaro al San Paolo. Tra l’altro,  militesenti (Giostraio e  Bibitaro, sicuramente). E che dunque di guerre, anche in teoria, capiscono poco o punto.   
Ecco quel che accade quando vanno  al potere gli ignoranti. I ripetuti attacchi alla Francia hanno natura istituzionale, non riguardano camionisti e botti di vino rovesciate: provengono dal Governo italiano. Come in un passato, che fino a ieri sembrava morto e sepolto, e  che  invece  ci riporta  all'epoca dei  famigerati  attacchi  gallofobici di Crispi e Mussolini. Che parola tocca rispolverare:  gallofobia… (**).  Che tristezza. 
Dicevamo, istituzionale. Ad esempio, il fatto che Di Maio e Di Battista, il primo addirittura Vice Presidente del Consiglio,  si siano recati in Francia per prendere contatto con i capi della guerriglia urbana, è una gravissima intromissione politico-istituzionale nei riguardi di un governo democraticamente eletto  e di un vecchio alleato europeo,  membro come noi della UE.
Perciò bene ha fatto Parigi a richiamare l’ambasciatore. Perché, per dirla fuori dai denti,  vedere in  Macron, come impone il Politicamente Corretto di Destra (dei radical cafoni alla Salvini, Di Maio e Di Battista),  un tiranno, per poi magari temporeggiare o addirittura appoggiare sordidi personaggi come Maduro,  indica come la percezione della politica del Governo giallo-verde  sia sulla stessa lunghezza d’onda di Crispi e Mussolini, che sbavavano, rispettivamente, dinanzi all'autoritarismo di Bismarck e  Hitler.
Ora, che gli italiani, la cui conoscenza della storia nazionale è a dir poco lacunosa, non si rendano conto del vicolo cieco in cui  il Paese è finito,  fa parte del  gioco, sebbene pericoloso, dello stupido collettivo. In fondo, sono bambini poco istruiti  che però, stando ai sondaggi, amano  giocare, gonfiando il petto,  alla pseudo-guerra (per ora) con la Francia. Un conflitto inventato a tavolino e alimentato  dalla stampa di destra,  ridicolmente  a caccia di precedenti,  neppure tanto argomentati su presunte  rivalità economiche, imbottite di amenità nazionaliste varie.  Roba da redazioni sportive. Al massimo da ragazzi della via Pál, diciamo cresciutelli. Polemiche giornalistiche , neppure degne di risposta,  che però contribuiscono ad allargare il solco politico con la Francia:  a sostituire alla ragionevolezza e civiltà del contratto, la  minaccia, l’insulto, lo schiaffo. In Italia,  altro esempio del brutto  guaio politico in cui ci siamo cacciati,  invece di gioire dell’ asse tra Francia e Germania, che, dopo secoli di guerre fratricide, significa pace per l’Europa,  si gioca ai piccoli Mussolini. Buffoni.
Non si illudano i nostri radical cafoni,  se  Macron   verrà  sostituito da Marine Le Pen,  la figlia di un fascista, a ogni questione, che potrebbe nascere con l’Italia, opporrà sempre l’interesse nazionale francese. La guerra civile europea (1914-1945)  ha provato  che le alleanze tra i nazionalismi, come quella  tra Hitler  e Mussolini, non sono null’altro che brutal friendship. Amicizie brutali. Dove ognuno va per la sua strada.  Altro che il civile, anche se spesso franco, discorso pubblico liberale. Come a Bruxelles.        
Per tornare a Mattarella, che egli faccia finta di non aver capito che tra questo governo e tutti i governi precedenti, della Prima come della Seconda Repubblica,  vi sia  una differenza non di grado ma di specie, è di una gravità assoluta. 
Gli altri governi, pur con le loro pecche, erano  liberali, europeisti, riformisti, mentre l’attuale governo incarna la stessa logica politica, autoritaria e bellicista,  di  Crispi e Mussolini. La gallofobia, ne è il naturale pendant (si può usare ancora il francese?). La peggiore Italia politica è tornata a galla, in osmosi con una società che sta retrocedendo al  grado zero di un pericoloso e infantile estremismo politico.   
Un esempio?  In pieno centro di Roma, vicino  San Pietro, dai marciapiedi  dolorosamente trafitti dalle "pietre d’inciampo",  ieri, sulla porta di un esercizio commerciale, campeggiava un cartello con la scritta "Negozio Italiano".
Ci risiamo. Dio, se esisti, perdona loro, perché non sanno quel che fanno. Ovviamente, parlo del popolo bambino. Non di Salvini, Di Maio e Mattarella.

Carlo Gambescia

(*) Qui la notizia http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/02/07/la-francia-richiama-lambasciatore-a-roma-_389a2bef-31bf-43a0-a16d-5d05b0c5068f.html  .  Si leggano anche  le inquietanti reazioni del Governo italiano.    
(**) Sulle  origini della parola  -  "odio contro i francesi"  -   che  quanto all' uso dei composti con "gallo",  non va  più indietro del tornado napoleonico che si abbatté  sull'Italia ( di qui, il Misogallo dell'Alfieri contro i francesi traditori dell'idea di libertà), si veda  Cortelazzo-Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli 1992, vol. II,  p. 473,  dove  però  si  rinvia, per il termine in senso stretto,  al Graf (1911), quindi  al  contesto storico  da cui scaturì  il nazionalismo, corrente politica, che curiosamente attinse anche dal nazionalismo antidreyfusardo francese, antisemita e autoritario,  e che poi confluì nel fascismo.