domenica 1 dicembre 2019

Le Sardine e le contraddizioni della Sinistra
Piazze piene, teste vuote...


Odio contro amore,  due estremi che con la politica non c’entrano nulla. O meglio,  che  riguardano il lato patologico di una politica  che invece  ha regole proprie, metapolitiche, oggettive.  Contro le quali odio e amore funzionano soltanto  come  moltiplicatori di problemi, creando divisioni manichee e pseudo-religiose  sulla base  delle quantità variabili di  bene e male, se si vuole di amore e odio, attribuite allo schieramento avverso. Per la serie Santi contro Diavoli... 

Invece, la vera  politica, che è arte e scienza del possibile, deve laicizzare, attutire,  lavorare sugli spigoli, glissare, “evitando le buche più dure”, per dirla con un grande filosofo della seconda metà del Novecento.  Perché il vero politico  non può non essere consapevole del fatto che le forze del  conflitto e cooperazione, come strumenti metapolitici, che tornano e ritornano nella storia, sono presenti e distribuite tra tutti gli schieramenti.   
Sotto questo aspetto il  cosiddetto Movimento delle Sardine costituisce l'ennesima reincarnazione di una Sinistra che ama  autorappresentarsi  come il Bene. Ovviamente,  in biblica lotta  contro una Destra che a dire il vero fa del suo meglio  per presentarsi come  reincarnazione del Male.  
Approfondiamo il punto. Le Sardine, ufficialmente rivendicano la propria apoliticità. In realtà si appellano  alla Costituzione italiana, testo lunghissimo e come noto a forte  impronta cattolica e socialista: classico libro dei sogni dalle  radici di sinistra.  Certo,  le  Sardine ne  evocano, tanto per non farsi mancare nulla,   i  valori di democrazia, eguaglianza e tolleranza. Cosa nobilissima, per carità.   Tuttavia, sebbene solennemente  proclamati  dalla  Carta, questi principi  ricordano  uno scatolone pieno di sabbia.   Perché  se non esiste  un accordo comune sul loro senso e significato, accordo che in Italia è sempre mancato, il rischio resta quello che ogni forza politica  finisca per usare la Costituzione come un randello contro chiunque la pensi diversamente. Il che non è proprio liberale. Cosa,  tra l'altro,  regolarmente avvenuta. 
Il collante ideologico comune  alle Sardine e  alla Sinistra italiana, sembra tuttora essere l’antifascismo.  Che però, se vissuto come  separato dall’antitotalitarismo,  non solo politico ma culturale, economico e sociale, insomma da una visione liberale (attenzione, non liberal),  rischia di trasformarsi nell’ennesima difesa del welfare state catto-socialista, che di totalitario, seppure in chiave  paternalistica,  ha non poco. Il bello, anzi il brutto, è che  la stessa visione welfarista  è  difesa dalla Destra che, ovviamente, ne restringe i benefici ai soli italiani. I quali, di conseguenza, destra o sinistra che sia,  votano  chi promette più welfare, per la serie continuiamo a fare debiti... Del resto,  non siamo il popolo del "Franza o Spagna purché se magna"?

Ora sul fatto che Salvini, politicamente parlando, celebri, in veste  più o meno aggiornata, certe idee fasciste (nazionalismo, razzismo, antiliberalismo, protezionismo) non si discute. Ma può bastare l’antifascismo politico, separato da una visione liberale dell’economia e della società per batterlo?
Perché,  certo, Salvini  si può  pure sconfiggere - cosa che  tra l’altro ci auguriamo -   ma dopo?    Si ricomincia intonando il solito mantra dello stato che come dio  vede e provvede? Tesi, parateologica,  che la Sinistra italiana ci ammannisce da sempre?   
Insomma, siamo alle solite, piazze piene e teste vuote. 

Carlo Gambescia