sabato 1 dicembre 2018

La riflessione
I frutti velenosi  della Cultura Social



Oggi  vorremmo offrire ai lettori una  riflessione  sulla qualità, scarsa  o nulla,  del dibattito politico italiano (non solo italiano, ovviamente).  E sulle sue cause politico-culturali. Ma anche sulle conseguenze politiche.  Niente di approfondito, solo alcuni spunti.
Una premessa. In Italia è andata al potere la prima classe politica, stando anche  alle indagini in argomento, interamente proveniente dalla Cultura dei Social. Il che vale soprattutto per il Movimento Cinque Stelle. Stiamo assistendo a un esperimento.
Che cos’è la Cultura Social? Innanzitutto si tratta di una  cultura che si nutre esclusivamente dei  “prodotti” della Rete, e di tutto ciò che la Rete, indica come alternativo, alla cultura ufficiale, quella massmediatica dei giornali tradizionali, delle reti televisive, della scuola, dell’università, della cultura d’impresa, delle istituzioni sovranazionali, come quelle europee,  dei gruppi di pressione come il sindacato, nonché, contrastandola con fuoco alzo zero, della cultura veicolata dai partiti politici istituzionali, tutti: dalla destra alla sinistra.     
Ovviamente, tra i  “prodotti culturali” delle Rete, già visti di per sé come alternativa al sapere istituzionale,  sono privilegiati, secondo la logica scalare dell’estremismo del neofita, quelli alternativi tra gli alternativi. Approccio, che si è tradotto, una volta al potere, ad esempio, nell’appoggio ufficiale o semiufficiale ai NoVax.
Pertanto,  parliamo di una classe politica, ora di governo, che non solo odia la scienza, ma detesta  la democrazia rappresentativa, l'Unione Europea,  la stampa, i partiti  e i  sindacati:  tutto quello, che per anni, almeno quindici-venti, si è sistematicamente scomunicato sui Social, usando un linguaggio violentissimo,   nei vari forum, blog, eccetera, eccetera.  
Che tipo di preparazione può avere un uomo  politico formatosi in un clima del genere? A dir poco approssimativa e all’insegna di una visione manichea, resa ancora più miope dal culto del virtuismo politico.
Il problema italiano, tornando sulla questione del dibattito, delle cause e conseguenze,  è che il mondo istituzionale (preso nel suo complesso), al  quale la cultura dei Social si oppone da sempre,  si è presto adeguato, scendendo purtroppo  sul suo  stesso  terreno,  adottando  l' identico linguaggio, in termini concettuali e verbali. Sicché,  le principali voci dell’agenda politica, grosso modo dalla caduta del Governo Berlusconi, nel 2011,  sono  state imposte e fissate dalla Cultura Social,  determinando, come i progressivi  risultati elettorali  provano, il trionfo del Movimento Cinque Stelle.
Nel corso di questi anni si è totalmente rovesciata  la logica politica repubblicana, liberale ed europeista  Ad esempio,  il virtuoso processo di risanamento dell’economia  italiana è stato presentato come il  trionfo del male, ignorando  cifre che invece  indicavamo il contrario, come del resto prova quel  che sta accadendo in questi giorni a proposito del crollo del Pil (notizia di ieri).  Praticamente,  è passata la demonizzazione di Monti, Letta e Renzi. Alla quale gli elettori hanno creduto, premiando il Movimento Cinque Stelle.
Ora però, la Cultura Social, una volta al governo,  sta mostrando tutta la sua inconsistenza a fronte della più solida cultura di estrema destra,  rappresentata dalla Lega, con la quale divide il governo, partito che ha usato e usa  i Social per veicolare idee fascistoidi, più strutturate:  perché,  piaccia o meno (e a noi non piace), queste idee dominarono, organizzandosi, nell’Italia nel Ventennio per poi attraversare,  come il più classico dei fiumi carsici, l’Italia repubblicana, liberale ed  europeista, incautamente vezzeggiate  da  Berlusconi e  infine astutamente  recepite  da  Salvini.
In  sintesi, la Cultura Social ha quasi  distrutto un quadro istituzionale di tipo  liberale ed europeista, conquistando l’elettorato alla sua causa, elettorato che però ora rischia di essere consegnato alla cultura  più strutturata del fascistoide Salvini. Che potrebbe completare l’opera di devastazione della democrazia liberale  italiana ed europea.  Se ci si passa la battuta (o quasi), poco sociologica e d'antan:  i  Social, celebrati dai pentastellati  hanno scavato quel  solco con la democrazia liberale, che i neofascisti salviniani,  più organizzati, ora difendono e intendono allargare.
Dicevamo all’inizio della scarsa o nulla qualità del dibattito politico italiano. Un solo esempio: sulla stampa  si evidenziano i conflitti pseudo-politici tra Di Maio e Salvini, senza affondare mai la lama politologica sull’incompatibilità dei dioscuri del populismo sovranista con un quadro liberale ed europeista.  Non si capisce, insomma,  che in Italia è in corso un esperimento politico di assoluta gravità.  Ecco, semplificando al massimo, i frutti  velenosi della Cultura Social.
E che si fa invece?  Si continua ovunque a cantare (non solo sui giornali)  il ritornello  del dura o non dura (il governo), senza capire che la scelta non è tra una destra normale e una sinistra normale, ma tra il nullismo culturale social e lo strutturalismo  fascistoide.
Insomma, tra due forze arcinemiche delle democrazia liberale.  
Carlo Gambescia