venerdì 1 giugno 2012

L’Intervista a “Sette” di Beppe Grillo
Democrazia diretta e 
democrazia rappresentativa



Abbiamo letto l’intervista di Beppe Grillo a “Sette”. Inutile replicare a un  déjà vu  ideologico, noto  storici, sociologi e studioso del pensiero politico moderno:  una raccolta di luoghi comuni, però pericolosi, perché, come si dice, la storia, come maestra di vita,  sembra  sempre avere pochi allievi.  Ci limiteremo perciò solo ad alcune  osservazione generali sulla democrazia diretta, così amata da Grillo. 
In genere la democrazia diretta, a far tempo  dalla Rivoluzione francese, nella sua fase giacobina,  ha sempre  caratterizzato i movimenti antiliberali e sostanzialmente antidemocratici e nemici delle rappresentanza partitica.
Ovviamente, ogni volta  si è risolta in un disastro e nella dittatura di fatto del partito unico, presentato come l’antipartito,  giacobino, bolscevico, fascista, nazionalsocialsista.  Non dimentichiamo, che Hitler, usava fa consacrare le sue decisioni (esclusa quella di entrare in guerra) ricorrendo al referendum, perché sapeva di avera dalla sua parte, per l’appunto, la maggioranza dei tedeschi, visto che le minoranze erano in prigione.
Semplificando al massimo: il problema delle democrazia  diretta è  legato  al fatto che ogni democrazia come sistema, soprattutto se di grandi dimensioni, impone organizzazione,  e l’organizzazione obbliga a sua volta alla specializzazione, e la specializzazione implica una padronanza della materia, che non è semplice conoscenza  (nel senso di  “informazione su”). Quindi le decisioni a maggioranza sono semplice decisioni su basi informative molto  superficiali: si pensi al semplicistico sì o no, su referendum dedicati a questione complesse.   Di qui, l’invenzione del  meccanismo della democrazia rappresentativa, che attraverso  i partiti   garantisce un filtro conoscitivo e al tempo stesso, attraverso il meccanismo elettorale la rappresentanza delle diversi opinioni, anche di  minoranze,  tutelate in Parlamento da appositi regolamenti.  Diciamo che la democrazia diretta pecca di ottimismo, perché reputa che tutti possano decidere anche le  questione complesse, mentre la democrazia rappresentativa, pecca di pessimismo, perché  che non tutti possano decidere le questione complesse.
In certo senso la democrazia diretta pecca di  prometeismo, e in genere, come la storia degli ultimi due secoli prova, culmina nella dittature, dei comitati, dei  tribunali del popolo,  di un uomo,  del partito unico,   mentre quelle rappresentativa pecca  di scetticismo e talvolta tende a chiudere un occhio sulle debolezze dei rappresentati rispetto ai rappresentati.
Purtroppo la perfezione, come più volte abbiamo scritto, non è di questo mondo. Siamo d’accordo con il grande Winston  Churchill: « la  democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora». E con il temine democrazia,  lo statista britannico, come amava precisare, intendeva la democrazia rappresentativa.
Pertanto  resta un fatto: la democrazia rappresentativa, anche se  mal governata o poco governabile, rimane una democrazia, mentre la democrazia diretta, nella migliore delle ipotesi  culmina nella dittatura di una maggioranza incompetente, e nella peggiore nella tirannia di uno solo o di un partito unico.
Qualsiasi riferimento al ruolo, molto pericoloso,  che  Beppe Grillo potrebbe giocare nella realtà italiana  non è puramente casuale.

Carlo Gambescia 

Nessun commento:

Posta un commento