giovedì 6 aprile 2006

Profili/21
Samuel Edward Finer 


Ci sono scienziati politici e sociali che hanno scritto numerosi e interessanti libri, ma che devono la loro fama a un libro in particolare. Ad esempio, Pareto, è ricordato per il Trattato di Sociologia Generale (1916), Sombart per il Capitalismo moderno (1902), Sorokin per la Dinamica sociale e culturale (1937-1941), Parsons per La struttura dell'azione sociale (1937). Samuel Edward Finer (1915-1993) sarà studiato e ricordato per The History of Government From the Earliest Times (1997, 1999), 3 volumi, 1700 pagine (www.oxforduniversitypress.uk). Un'opera completamente dedicata all'analisi politologica, sociologica, storica e comparativa di tutte le forme di governo succedutesi negli ultimi 5000 anni, dalle antiche monarchie allo stato moderno. Uno studio gigantesco, non compilativo ma "interpretativo", che non ha eguali nella scienza politica del Novecento. Se non nella ricerca storico-comparativa delle varie forme di potere legata al nome di studiosi del valore di Mosca, Pareto, Weber Aron, Ellul, Schmitt, Freund.
Samuel E. Finer nasce nel 1915 a Londra, da una coppia di ebrei immigrati in Gran Bretagna dalla Romania. Compie studi brillanti, sotto la guida e l'esempio del fratello maggiore Herman (più grande di diciotto anni, a sua volta, poi trasferitosi in America, come docente di politica all'Università di Chicago). Nel1937 Finer si laurea ad Oxford in politica, filosofia ed economia (Ppe) e nel 1938 in Storia. Finita la guerra, torna all'attività accademica. Insegna "Government" e poi "Comparative Government" a Oxford (1946-1950); alla Keele University (già College universitario del NorthStaffordshire (1951-1965), dove ricopre anche incarichi istituzionali; all'Università di Manchester (1966), che poi lascerà (1974) per trasferirisi di nuovo Oxford. Si ritira dall'insegnamento, per sopravvenute ragioni d'età nel 1982. Dedica gli ultimi undici anni della sua vita alla realizzazione del progetto più ambizioso: The History of Government. Nonostante un attacco di cuore, che lo coglie nel 1987, procede alacremente: divora le fonti secondarie, legge valanghe di libri storia, contatta e interroga storici e altri specialisti. Vuole finire a tutti costi l' opera della sua vita. Tuttavia, quando muore, nel 1993, a causa di un altro attacco, il libro non è ancora finito. Le varie parti già scritte da Finer al momento della morte, dovranno perciò essere "assemblate". Purtroppo resterà fuori dal libro la ricostruzione dell'intero Novecento, che Finer non aveva ancora scritto. Ma studiosi e lettori oggi possono giovarsi dell'accurato lavoro degli editori, affettuosamente spronati dalla moglie Catherine Jones Finer, e per l'ultimo volume in particolare della "overview"(che apre Pathways to the Modern State, vol. III, pp. 1473-1484) dove Finer indica le linee maestre di quella che sarebbe stata la sua interpretazione delle istituzioni politiche del secolo XX. Altri elementi prospettici di riflessione possono essere colti anche nella sua trattazione degli effetti di ricaduta dell'industrializzazione (Ibidem , pp. 1610-1651). L'opera è dunque perfettamente conchiusa.
Fondamentalmente The History of Government si fonda su due presupposti uno metodologico e uno filosofico.
Dal punto di vista metodologico Finer studia le istituzioni di governo, in termini concreti, di "politica applicata alle istituzioni" e ne esamina l'andamento storico, da un punto di vista ciclico (nascita, sviluppo, declino). Di qui la grande importanza da lui attribuita allo studio comparativo delle varie forme storicamente assunte dalle istituzioni amministrative, religiose, giuridiche, economiche. Particolare attenzione è dedicata allo sviluppo dei processi decisionali, ma anche al ruolo concreto delle istituzioni fiscali e militari.
Dal punto di vista filosofico-politico Finer, come Pareto (di cui era estimatore, come del resto di Marx e Keynes), non fa sconti a nessuna ideologia politica. Certo, ha simpatie per la moderna democrazia liberale. Ma respinge qualsiasi entusiasmo alla Fukuyama. E' un realista, che compara, senza pronunciarsi, le diverse istituzioni di governo, succedutesi storicamente: dai Sumeri ai Romani, dalla Cina alla Chiesa medievale, dall' Antico Israele al Giappone feduale. E così via, fino alle democrazie costituzionali e parlamentari dell'Ottocento europeo. Uno sguardo storico che lascia veramente sbalorditi, anche per la sua ricchezza concettuale. Finer è un vero e proprio genio della comparazione storica, abilissimo nel costruire schemi "operativi" che tagliano trasversalmente l'intera opera, permettendo al lettore di non perdere mai il filo interpretativo dell'opera. Un fatto straordinario. Da lasciare stupiti, per un opera di tali dimensioni...
Di Finer, a parte qualche raro saggio apparso in riviste o antologie, non è mai stato pubblicato un solo libro in lingua italiana, nonostante l'amicizia con Giovanni Sartori, nume tutelare della politologia italiana, e l'attività di docente presso l'European University Institute (1977 e 1979). Tra l'altro ha conosciuto e apprezzato come studioso e amico il compianto Paolo Farneti.
Sarà perciò difficile che qualche editore italiano, possa assumersi il ruolo di outsider e pubblicare un'opera di 1700 pagine. In subordine potrebbe essere tradotto almeno il Conceptual Prologue ( incluso nel vol. I. Ancient Monachies and Empires, pp. 1-96), dove Finer formula le sue originalissime tipologie concettuali e traccia le linee guida dell'opera: un piccolo gioiello teorico e metodologico di scienza politca sociale. Da tradurre assolutamente...

Per un agile e interessante profilo biobibliografico di Finer si veda Hans Daalder, Samuel E. Finer: l'analisi dei governi in D. Campus e G. Pasquino, Maestri della scienza politica, il Mulino, Bologna 2004, pp.109-125. 
Carlo Gambescia

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