giovedì 28 ottobre 2010


La rivista della settimana: “Catholica”, Automne 2010, n. 109, pp. 152, euro 12,00. 

http://www.catholica.fr/



Au-delà de la crise... Così recita il titolo del dossier che dà il nome al nuovo numero di "Catholica" (Automne 2010, n. 109, pp. 152, euro 12,00). Un auspicio che rinvia anche al classico pensiero della crisi… Siamo allora davanti a un fascicolo di taglio spengleriano? Non proprio. Il nostro richiamo al celebre cantore dei tramonti a tinte fosche è sur un ton plaisante, o scherzoso. Infatti “Catholica”, come sintetizza nell’editoriale il direttore, Bernard Dumont, non ama le compiaciute passeggiate tra le rovine, né crede in alcun post-moderno Cesare carismatico, insediato dalle masse. Ma, eventualmente, rivolge lo sguardo al magistero del Papa e della Chiesa Cattolica: l’unica forza, “à condition de reprendre sa libertè complète de parole enverse la modernité tardive”, in grado di far uscire la nostra società “du marasme”.
Compito non facile, come si può intuire anche dai diversi interventi. Dove appunto si tratteggiano scenari epocali molto complessi e perciò non totalmente padroneggiabili neppure da un redivivo Urbano II. Chi risponderebbe oggi all’appello di Clermont? Questo è il problema.
Ma veniamo ai contributi. Il dossier si apre con un ottimo articolo di Christophe Réveillard sui tentennamenti politici dell’Unione Europea ( Entre perplexité et fuite en avant. L’Union européenne face à la crise, pp. 10-23), cui segue un’intervista del bravo Jean-Michel Huten a Hervé Coteau-Bégarie, studioso di strategia, dal titolo per molti lettori sicuramente invitante (La mondialisation peut-elle cesser?, pp. 24-33). Dove si evidenzia la crescente contraddizione tra globalizzazione economica e disgregazione sociale e politica. Di qui, la possibilità di una “rupture inévitable” ma di cui “nous ne savons pas quand ni comment elle va se produire”. Di grande spessore il contributo di Bernard Wicht, altro docente di strategie geopolitiche (Une nouvelle Guerre de Trente Ans? Réflexion et hypothèse sur la crise actuelle et ses suites possibile, pp. 34-50). Dove appunto si avanza l’ipotesi di una “nuova guerra dei trent’anni”, europea s’intende, rivolta alla “liquidation de la société industrielle” e all’ “accouchement (parto, n.d.r.) de la société de l’information”. Ma da cui, crediamo, l’Europa, se non vi sarà prima riforma morale e intellettuale, rischia di uscire pronta, non tanto per una nuova “forme de renaissance” quanto per autorelegarsi nel museo archeologico della storia. Come del resto sembra intuire anche Pierre de Lauzun nel suo commento al testo di Wicht (Crise financière et géopolitique, pp. 48-50). Quindi, come dicevamo all’inizio, una nuova Clermont, presuppone una "reconquista" della società, purtroppo ancora lontana.
Sotto quest’ultimo aspetto, il fascicolo offre nella sezione miscellanea, tra gli altri, due eccellenti interventi, che pur toccando campi diversi giungono alla stessa conclusione : il primo di Laurent Jestin (Faut-il “recadrer” l’interprétation de Vatican II, pp. 51-63); il secondo di Gregor Puppinck (La liberté religieuse et les paradoxes du réel. Une approche juridique, pp. 64-79). Per quale ragione? Perché in buona sostanza, nei due contributi si sottolinea come la Chiesa post-conciliare, per una curiosa (ma per i "pre-conciliaristi" fino a un certo punto...) eterogenesi dei fini, pur proponendosi di ritornare a parlare a molti, umanizzando l’esperienza del Cristo e quella della libertà, abbia ottenuto il risultato contrario. Quale? Quello di essere ascoltata da pochi... E sempre più spesso dalle persone sbagliate...
Bello e “sentito” il ricordo di Bernard Dumont del filosofo Thomas Molnar, scomparso quasi novantenne nel luglio scorso (In memoriam, pp. 80-87). Sicuramente, un instancabile lavoratore dell' intelletto che rimane - con Augusto Del Noce - il più originale critico cattolico del nichilismo tardo borghese. Al ricordo di Dumont sono affiancati alcuni brani tratti dal libro-intervista di Molnar, curato dallo stesso Dumont, apparso in Italia nel 2005 (Dove va la tradizione cattolica?, Edizioni Settimo Sigillo - http://www.libreriaeuropa.it/ ).
Segnaliamo infine, due contributi italiani, piccole e preziose perle che vanno a incastonarsi in un fascicolo già di per sé tutto da leggere: il primo di Teodoro Klitsche de la Grange (Hipatie avait-elle lu Kant, pp. 127-139), dove il direttore di "Behemoth", ironizza, con il suo tocco felpato, “sull’alambiccato” (il termine non è nostro ma del critico Fabio Ferzetti) film di Alejandro Amenàbar; il secondo di Claudio Finzi (Savorgnan de Brazza. Ou la nuit coloniale démentie, pp. 119-126), in cui lo storico delle dottrine politiche fa brillantemente il punto su un “colonizzatore” ed esploratore ottocentesco, poco in sintonia con la durezza se non ferocia dei suoi tempi.
Come sempre ricche e intriganti le sezioni Lectures (pp. 131-141) e Bibliographie (pp. 142-149).
Buona lettura a tutti.

Carlo Gambescia

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