venerdì 30 gennaio 2026

Blindati e paura: la normalizzazione dell’eccezione

 


Senso di impotenza. Stanno vincendo i cattivi. La storia si ripete e non è detto che la seconda volta si tratti di commedia.

Che pensare di una Giorgia Meloni che celebra in Italia la Giornata della Memoria (*), nel modo ipocrita che sappiamo (il fascismo fu “complice”) e non dice una parola su quello che sta accadendo negli Stati Uniti? Terra di immigrazione che ora combatte l’immigrazione con una ferocia – si rifletta bene sul punto, almeno chi ha ancora un cervello – pari a quella di Hitler con gli ebrei?

Trump, non ha forse dichiarato che l’immigrato, a prescindere dal fatto che sia clandestino, “avvelena il sangue” americano? Roba da Mein Kampf.



Il fastidio ( a destra ) che suscita ogni riferimento a Hitler dice più sul presente che sul passato. La cosiddetta Reductio ad Hitlerum – di cui qualcuno potrebbe accusarci – è diventata una scorciatoia polemica, un conformismo autodifensivo: non serve a confutare un’analogia, ma a evitarla.

Come se il nazismo fosse stato un meteorite irripetibile, e non il prodotto storico di un insieme riconoscibile di dispositivi politici: costruzione del nemico, naturalizzazione della paura, linguaggio biologico applicato alla società, sospensione progressiva delle garanzie in nome dell’emergenza. Quando questi elementi riappaiono, non è la storia a essere abusata: è la memoria a essere rimossa. E di questo doveva parlare Giorgia Meloni, non di “complicità”.



E ora i carri armati Puma, in bella vista alla Stazione Termini e al Colosseo. Si dirà che tre “blindati” non fanno colonnelli. In realtà la percezione della gente è cambiata. Io stesso mi trovavo meno di un mese fa alla stazione, e la polizia fermava la gente chiedendo di mostrare i documenti.

La presenza di mezzi militari nello spazio urbano non è del tutto priva di precedenti nella storia della Repubblica. Negli anni Settanta, durante il terrorismo politico, e nei primi anni Novanta, dopo le stragi mafiose, l’esercito fu impiegato a supporto dell’ordine pubblico, anche con mezzi blindati. Ma si trattava di interventi esplicitamente eccezionali, legati a emergenze riconosciute come tali e delimitate nel tempo. A partire dal 2008, con l’operazione “Strade Sicure”, qualcosa cambia: la presenza dei militari diventa strutturale, ordinaria, sganciata da una minaccia specifica. È questo il vero salto di qualità: non la comparsa dei blindati in sé, ma la loro normalizzazione nello spazio civile, in assenza di un pericolo proporzionato.

Però anche su questo punto va fatta un’osservazione. L’operazione “Strade Sicure”  fu varata da  Berlusconi, che pur con tutti i suoi difetti non proveniva dal Movimento Sociale, mentre Giorgia Meloni sì: e la differenza è netta. Un ridanciano imprenditore playboy da una parte, una rappresentante della tradizione neofascista italiana dall’altra. 



Questa volta siano dinanzi alla normalizzazione dell’eccezione. Non è il numero dei mezzi militari a contare, ma la loro funzione simbolica.

Il potere contemporaneo – soprattutto dopo Trump 2 il ritorno – non governa solo attraverso le leggi, ma attraverso la messa in scena della sicurezza. Blindati, controlli visibili, pattugliamenti spettacolari non servono tanto a prevenire un pericolo reale, quanto a produrre un sentimento collettivo: l’idea che il pericolo sia ovunque. È su questo scarto tra realtà statistica e percezione indotta che prosperano le destre: non creano l’insicurezza, la interpretano politicamente, e poi la amministrano.

Impressionismo sociologico? Le statistiche   ci dicono   che l’Italia è un paese sicuro. Eppure la destra gioca sull’immaginario della gente comune per creare una situazione di angoscia e insicurezza (**).

Dopo quella di dividere e asservire la magistratura, la prossima mossa, soprattutto se le prossime elezioni saranno vinte da una destra capace di imbrogliare le carte elettorali introducendo un corposo premio di maggioranza, sarà di introdurre un corpo speciale di polizia contro i migranti sul tipo dell’ICE americano. È solo questione di tempo.



Parlare di un possibile corpo speciale di polizia contro i migranti non significa fare profezie apocalittiche, ma osservare una traiettoria. Le democrazie non si trasformano in regimi autoritari con un colpo di mano, ma per accumulo di eccezioni: una norma speciale, un’emergenza permanente, una categoria di persone progressivamente sottratta alle garanzie comuni. L’ICE americano non è un’anomalia, ma il risultato coerente di una logica che ricorda da vicino il nazismo. Pensare che l’Italia ne sia immune non è realismo politico: è superstizione istituzionale.



L’America fa scuola nel bene, e purtroppo, come sta accadendo, anche nel male.

Questa disgrazia politica di Trump – che lascia tuttora gli analisti come quei pugili andati a tappeto – sta avendo ripercussioni anche di tipo culturale in tutto il mondo: rafforza il nazionalismo, il razzismo, l’antiliberalismo. E i carri armati alla stazione Termini non sono che il primo passo.

Che brutto sarà quel che verrà. Che malinconia.

Carlo Gambescia

(*) Ne abbiamo scritto qui: https://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2026/01/giorgia-meloni-e-la-shoah-memoria-senza.html

(**) Cfr. Rapporto Univ Censis, “La sicurezza fuori casa”, maggio 2025.  Il 78,8% degli italiani teme situazioni pericolose fuori casa e quasi 4 su 10 rinunciano a uscire di sera; il rapporto evidenzia come la percezione di rischio sia molto alta rispetto ai dati reali sui reati, invitando a leggere la paura con maggiore equilibrio critico. Che con un governo di gente che non ha mai fatto i conti con il fascismo e che simpatizza per Trump è cosa praticamente impossibile.

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