Nell’intervista al NYT del 7 febbraio scorso Trump ha spiegato, per chi ancora nutrisse dei dubbi sui suoi progetti, che cosa sia la volontà di potenza (*).
David E. Sanger (NYT): “Why is ownership important here?”
Trump: “Because that’s what I feel is psychologically
needed for success. I think that ownership gives you a thing that you
can’t do, whether you’re talking about a lease or a treaty. Ownership
gives you things and elements that you can’t get from just signing a
document, that you can have a base.”
Katie Rogers (NYT): “Psychologically important to you or to the United States?”
Trump: “Psychologically important for me. Now, maybe
another president would feel differently, but so far I’ve been right
about everything.”
[David E. Sanger (NYT): “Perché qui è importante il possesso?”
Trump: “Perché è ciò che sento sia
psicologicamente necessario per il successo. Penso che il possesso ti
dia qualcosa che non puoi ottenere se parli di un affitto o di un
trattato. Il possesso ti dà cose ed elementi che non puoi ottenere
semplicemente firmando un documento, anche se puoi avere una base”.
Katie Rogers (NYT): “Psicologicamente importante per lei o per gli Stati Uniti?”
Trump: “Psicologicamente importante per me. Ora, forse
un altro presidente la penserebbe diversamente, ma finora ho avuto
ragione su tutto”.]
La dichiarazione di Trump rivela una chiara preminenza della volontà di potenza: ciò che conta non sono i liberi accordi formali, ma la proprietà come strumento di dominio personale. Non resta dubbio che la logica di Trump sia psicologicamente centrata sul controllo assoluto. Con questa affermazione Trump nega il valore del contrattualismo, che è alla base del capitalismo moderno.
Soprattutto se si collega questa dichiarazione, cosa che la stampa ha trascurato, a un’altra – orribile – rilasciata nella stessa intervista a proposito di una domanda sul ruolo del diritto internazionale:
Trump: “My own morality. My own mind. It’s the only thing that can stop me, and that’s very good. I don’t need international law.”
[Trump: “La mia stessa moralità. La mia stessa mente. È
l’unica cosa che può fermarmi, e va bene così. Non ho bisogno del
diritto internazionale”.]
Altra accettata al contrattualismo, pilastro liberale delle relazioni internazionali .
Senza dimenticare il colpo di grazia inferto alla possibilità stessa di intrattenere rapporti pacifici, anche tra alleati, nella lettera di ieri al Primo Ministro della Norvegia, Jonas Gahr Støre, paese membro fondatore della Nato (**).
“Considering your Country decided not to give me the Nobel Peace
Prize for having stopped 8 Wars PLUS, I no longer feel an obligation to
think purely of Peace,” Trump says in the letter obtained by Bloomberg.
“Although it will always be predominant, but can now think about what is
good and proper for the United States of America.”
“The World is not secure unless we have Complete and Total Control of Greenland,” the US president added.
[“Considerato che il vostro Paese ha deciso di non assegnarmi il Premio
Nobel per la Pace per aver fermato PIÙ di 8 guerre , non mi sento più
obbligato a pensare esclusivamente alla pace”, afferma Trump nella
lettera ottenuta da Bloomberg. “Sebbene essa resterà sempre
predominante, ora posso pensare a ciò che è buono e appropriato per gli
Stati Uniti d’America”. “Il mondo non è sicuro a meno che non abbiamo un
controllo completo e totale della Groenlandia», ha aggiunto il
presidente degli Stati Uniti”.]
A questa micidiale spirale dell’odio verso il genere umano, che ormai, conoscendo Trump, non resterà solo verbale, l’Europa ha reagito timidamente e in ordine sparso. Soprattutto sui dazi minacciati da Trump se l’Ue si opporrà alla conquista della Groenlandia.
Insomma, si fa accademia: dazi sì, dazi no. Con il barbaro alle porte, si gioca a scacchi con i mercati. L’Europa reagisce confusa, stupita, come se non volesse rassegnarsi al fatto che gli Stati Uniti, con Trump al comando, da sentinella dell’Occidente pronta a difendere i valori liberali del 1945, si stiano tramutando in un prepotente nemico: non solo del liberalismo, del capitalismo e della deterrenza militare Nato, ma di ogni forma di contrattualismo.
Si dirà che, in fondo, anche Trump quando parla di accordi al singolare con stati e governi usa una terminologia di tipo contrattuale. In realtà, una cosa è il contratto tra soggetti che decidono liberamente, un’altra con la pistola puntata alla testa.
L’Europa, probabilmente consapevole della propria debolezza, sembra disposta fin d’ora ad abbandonare Groenlandia e Danimarca al loro triste destino. Tira una brutta aria.
Trump ha puntato una pistola alla testa dell’Unione Europea. Come detto, divisa al suo interno: molti governi, uomini politici, giornalisti e attivisti di destra fanno finta di non vedere la lucida canna, altri addirittura la giustificano, altri ancora gioiscono perché scorgono la fine dell’odiato contrattualismo liberale.
In quest’ultimo caso sembra ripetersi la tragedia dei collaborazionisti francesi, nazionalisti accesi che finirono la loro vita, prima di essere fucilati dalla vittoriosa e valorosa Resistenza francese, come servitori di Hitler. Chi scrive si augura, nello sciagurato caso, che si torni a una Vichy, ma europea, quindi non solo francese come che 1940, che questi traditori della libertà, dopo la vittoria, se vittoria liberale ci sarà, facciano la stessa fine.
Il punto è che, come per Hitler, che accusava Polonia e Cecoslovacchia di voler aggredire la Germania, Trump non si fermerà: ogni successo lo rafforzerà, sul piano interno, trasformando gli Stati Uniti in autocrazia (cosa senza precedenti in 250 anni di storia americana), e sul piano esterno, dove consoliderà posizioni strategiche a scapito di alleati e istituzioni multilaterali.
Il controllo totale di territori come la Groenlandia, la minaccia di ignorare norme internazionali e la retorica di superiorità morale segnano la nascita di un nuovo ordine in cui il diritto internazionale e i contratti multilaterali sono considerati pezzi di carta, e l’Europa rischia di trovarsi davanti a una sfida di sopravvivenza politica e strategica senza precedenti.
Allora tutto è perduto? La sfida ha valore esistenziale. Perché l'Europa ha davanti a sé due possibilità: resistere, difendendo i principi del contrattualismo e del diritto internazionale, oppure piegarsi, consegnando Groenlandia e valori liberali al ricatto di Trump, come un tempo fu con Hitler.
Non ci sono vie di mezzo.
Carlo Gambescia






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