lunedì 12 settembre 2022

Giorgia Meloni e i fascisti duri e puri

 


Parlavo ieri con un amico, che forse ne sa più di me in argomento, sulle prossime elezioni politiche. Il suo parere è che la destra meloniana non riceverà i voti dei fascisti duri e puri.

Dal momento che il nostalgico di origine controllata, fanatico possessore di calendari e bottiglie di vino con l’effige del duce, o non andrà ai seggi o voterà i gruppi minori fedeli all’idea fascista. Alla mia domanda di quantificare i voti dei nostalgici puri, l’amico ha parlato di quasi un milione di voti. Non sono pochi.

Ritengo che un’ ipotesi del genere non possa essere esclusa. Berlusconi ai suoi tempi, a ogni elezione (escluse quelle del 1996, che perse), tentò sempre l’accordo con i partitini di estrema destra, alcuni recalcitranti altri meno. Un “patteggiamento”, con l’ inclusione in liste comuni, malvisto da Gianfranco Fini, che comunque nel 2006 non salvò l’alleanza di centrodestra dalla sconfitta.

“Qualche voto”, nel senso di una difficile quantificazione, potrebbe essere strappato anche dalla lista di Paragone.

Esiste un mondo a destra, più propriamente fascista, che vede nella Meloni, la protagonista di un revisionismo molto pericoloso per la purezza degli ideali. Ad esempio, come sottolineava, sempre il mio amico, la scelta atlantista rischia di essere esiziale: i fascisti duri e puri odiano gli Stati Uniti e scorgono nell’idea di una comunità occidentale, per non parlare della Nato, la ungulata mano dello stesso nemico che invase, e non liberò l’Europa dalle armate di Hitler come invece sostengono gli antifascisti. E, diciamolo pure, come ritengono giustamente tutti coloro che non possono riconoscersi nella barbarie nazi-fascista.

Insomma a quasi ottant’anni dalla fine della guerra mondiale e dalla sconfitta di Hitler e Mussolini il voto di un pugno di fascisti rischia di decidere, o comunque influire sulle elezioni, provocando la sconfitta, magari per un soffio, di Giorgia Meloni. Si pensi ad esempio ai collegi uninominali in bilico.

Allora buone notizie per il Partito democratico? E per tutti coloro, che a differenza dei duri e puri, vedono in Fratelli d’Italia un partito, democraticamente parlando, poco affidabile?

Come dicevo, non si può escludere che la Meloni possa perdere voti decisivi all’estrema destra. Molto dipenderà dal voto dell’elettorato moderato. Quanti saranno coloro, che turandosi il naso, invece di votare per Berlusconi o per Lega (che così moderata non è), opteranno per Fratelli d’Italia? Controbilanciando il mancato voto dei duri e puri? Difficile dire.

In realtà, la dialettica interna al fascismo storico tra conservatori e rivoluzionari sociali continua a segnare il destino di un partito che, dopo aver rimosso l’esperienza di Alleanza Nazionale, sembra rivendicare l’eredità del Movimento Sociale, e di riflesso quella del fascismo storico, però più conservatore: legato all’esperienza del regime casa e chiesa che faceva arrivare i treni in orario, onorando i valori di dio, patria e famiglia.

Per contro, i duri e puri guardano tuttora al fascismo rivoluzionario, una specie di nazionalsocialismo, e di conseguenza non possono non vedere in Giorgia Meloni una pericolosa revisionista di una idea di fascismo che ancora onora il filonazista Manifesto di Verona.

Ciò significa che il contrasto tra il fascismo conservatore e di impronta nazista non è mai cessato.

Tuttavia si tratta di un contrasto interno a un’ideologia, quella del fascismo, da cui né Giorgia Meloni, nonostante i distinguo per ricevere i voti moderati, né a maggior ragione i duri e puri, hanno mai preso le distanze.

Un contrasto che, come sembra, potrebbe far perdere le elezioni all’ala “moderata” del fascismo, senza favorire quella “rivoluzionaria, i cui voti andrebbero dispersi tra partitini e “partitone” del non voto.

Carlo Gambescia

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