venerdì 24 luglio 2026

Montanelli, Veneziani e lo Smemorato di Collegno


 


A venticinque anni dalla morte di Indro Montanelli, Marcello Veneziani gli dedica un lungo ricordo. Lo definisce “incensurabile”, “solista”, “uomo libero”. Parole che, per molti aspetti, descrivono davvero il grande giornalista.

Tuttavia il ritratto che ne propone è incompleto. E proprio per questo, in alcuni punti, finisce per risultare fuorviante. Almeno per tre ragioni.

Primo. Montanelli non era un intellettuale “di destra” nel senso in cui oggi viene spesso rivendicato. Si pensi ad esempio al “trucidume”antiWoke. Montanelli era un conservatore liberale, profondamente individualista, con un fortissimo senso dello Stato. Diffidava del conformismo della sinistra, ma diffidava altrettanto del nazionalismo, del populismo e del culto del capo.

Secondo. La sua idea di libertà era molto più esigente di quella evocata da Veneziani. Montanelli non avrebbe identificato la libertà con il diritto di dire qualsiasi cosa senza responsabilità. Per lui il giornalismo era autonomia critica, non appartenenza tribale.

Terzo. C’è una certa ironia nel vedere celebrato l’Indro “incensurabile” sulle pagine di un giornale che spesso privilegia la logica dello schieramento rispetto a quella del dubbio. Montanelli, invece, diffidava proprio del giornalismo arruolato.



Ma ciò che colpisce maggiormente del pezzo di Veneziani è ciò che clamorosamente manca.

Nelle pagine dedicate a Montanelli non compare mai la Storia d’Italia, l’opera che più di ogni altra ha contribuito a fare del grande giornalista un fenomeno editoriale e culturale, avvicinando milioni di italiani alla storia nazionale.

Una dimenticanza francamente sorprendente. Quasi da Smemorato di Collegno. Quello vero: il famoso caso, anche giudiziario, degli anni Trenta del secolo scorso di un uomo di cui non si è mai saputo con certezza se fosse davvero il professor Giulio Cannella o il pregiudicato Mario Bruneri. Era in buona o cattiva fede? Ancora oggi è difficile dare una risposta.

Del resto è lo stesso Veneziani a ricordare, in uno scritto di qualche anno fa, un articolo uscito su “Libero” nel 2009, di aver documentato, quando Montanelli era ancora in vita, “qualche ombra di plagio su qualche libro”, aggiungendo: “me ne dispiacque”. (*)

 


Quella frase non è secondaria. È il riconoscimento di una polemica che oggi molti non ricordano e che occupò per settimane le pagine dell’ “Italia Settimanale”, la rivista diretta da Veneziani negli anni  dal 1992 al 1995.

Si discusse a lungo dei presunti debiti della Storia d’Italia nei confronti dell’opera storica di Will e Ariel Durant, fino ad affacciarsi, come ricordato dallo stesso Veneziani, l’accusa di plagio.


 Fu una polemica aspra, nata nel pieno della frattura tra Montanelli e Berlusconi, quando il fondatore de “Il Giornale” era diventato una figura scomoda anche per una parte della destra.

 

Oggi, però, quella vicenda scompare quasi del tutto. Non una ricostruzione. Non una riflessione. Resta solo la fugace allusione del 2009.

Naturalmente ogni intellettuale può rivedere i propri giudizi. Sarebbe anzi un segno di onestà intellettuale spiegarne le ragioni. Qui, invece, il mutamento resta implicito: ciò che allora appariva abbastanza importante da alimentare una lunga polemica viene oggi  taciuto.

Perché questo silenzio? Perché commemorare Montanelli senza ricordare anche quella controversia?

 


La risposta non la conosciamo. Possiamo soltanto osservare un fatto: rispetto agli anni Novanta è cambiato il contesto politico. Allora Montanelli era diventato il grande avversario di Silvio Berlusconi, dopo la rottura culminata con la nascita de “La Voce”. Oggi, invece, è divenuto un simbolo utile anche a una parte della destra culturale. Così il polemista di ieri lascia il posto al celebrante di oggi.

Possiamo però constatare un fatto incontestabile: il Montanelli che emerge dall’articolo di Veneziani è un Montanelli accuratamente selezionato, ripulito, ricomposto. L’anarchico di destra, la solita etichetta che tanto piace alla destra missina e postmissina. il mito del fascismo libertario. Ma come può una religione politica, addirittura con una sua "mistica", essere libertaria?  

Una destra , quella missina,  che, tuttavia, Montanelli non volle mai davvero seguire, pur essendone spesso corteggiato. Per la semplice ragione  che era liberale. Si leggano i suoi ritratti di Cavour,  degli uomini della Destra storica, di Giolitti e  De Gasperi. Nulla a che vedere con il populismo fascista.  Come pure il suo tentativo di costituire nella seconda metà degli anni Settanta una alleanza laica elettorale, riformista e liberale.

Montanelli resta così il simbolo dell’anticonformismo e della libertà, ma scompare il protagonista di una polemica culturale che lo stesso Veneziani contribuì ad alimentare.



È una memoria inevitabilmente parziale. E una memoria parziale finisce spesso per trasformarsi in memoria politica: la memoria di una parte, quella postfascista.

Montanelli, invece, merita di essere ricordato per intero. Era un liberale super partes. Con le sue intuizioni e con i suoi errori. Con il suo giornalismo e con la sua straordinaria opera di divulgatore storico. Con le pagine memorabili e con quelle discusse. Perché la grandezza di un intellettuale non nasce dall’assenza di controversie, ma dalla capacità di attraversarle.

C’è infine un’ultima ironia.

Veneziani celebra il Montanelli “incensurabile”, l’uomo che rifiutava ogni conformismo e ogni appartenenza. Eppure sorvola proprio sull’episodio che riguarda innanzitutto se stesso: il momento in cui fu lui a mettere sotto accusa i lavori storici di Montanelli.

   

Le omissioni raccontano una storia. In questo caso raccontano quella di una memoria che seleziona, dimentica e ricompone. Come nello Smemorato di Collegno, non sappiamo se si tratti di una semplice lacuna della memoria o di una memoria selettiva. Insomma Veneziani c'è o ci fa? In realtà,  il risultato non cambia: il ritratto di Montanelli ne esce inevitabilmente modificato.
Montanelli, invece, non ha bisogno di essere ricomposto. Ha bisogno soltanto di essere ricordato per intero.

Carlo Gambescia

 

(*) Qui: https://www.marcelloveneziani.com/ritratti/i-cinque-regali-inediti-del-divo-montanelli/ .

                                              
 
 

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