C’è un meme satirico di Osho (al secolo Federico Palmaroli) pubblicato da “Il Tempo” che merita più attenzione di quanta sembri.
Il presidente francese Emmanuel Macron festeggia il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia. La battuta è affidata alla moglie Brigitte: "Che hai fatto all’occhio?". E Macron risponde: "M’ha menato ‘n moje quando l’ho chiesto se ha partecipato alla presa della Bastiglia".
L’intento è far sorridere. Ma i meme, come gli aforismi, hanno una caratteristica particolare: condensano in poche parole un intero immaginario. Non sono semplici battute. Sono proiettili della guerra culturale.
Il bersaglio immediato è Macron. Ma il bersaglio simbolico è un altro: la Rivoluzione francese.
Infatti nel titolo (probabilmente redazionale) che rinvia a un articolo che demolisce la Rivoluzione francese, la Bastiglia viene evocata non come il luogo da cui prende avvio la stagione dei diritti, della cittadinanza moderna e dell’uguaglianza civile, ma come l’anticamera del Terrore. In altre parole, il 1789 viene assorbito dal 1793. Nel meme, la Bastiglia non è il simbolo della libertà moderna, ma il prologo della ghigliottina. Osho deride, e un tale Ferrero (non Guglielmo...) inanella, tipo percorso fin troppo guidato, citazioni contro la Rivoluzione. È questa sostituzione simbolica che merita attenzione.
Naturalmente nessuno storico serio nega gli orrori del Terrore giacobino. Sarebbe assurdo. Ma identificare l’intera Rivoluzione francese con Robespierre significa cancellare tutto il resto: la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, l’abolizione dei privilegi feudali, l’idea moderna della sovranità popolare, il principio dell’uguaglianza davanti alla legge.
È come raccontare il Risorgimento attraverso il solo brigantaggio o la Resistenza attraverso le vendette del dopoguerra. Si prende una parte, la più drammatica, e la si trasforma nell’essenza del tutto.
È qui che il meme acquista un significato ideologico.
Non è un caso isolato. Da tempo una parte della destra non si limita a criticare gli esiti della modernità. Tende piuttosto a delegittimare il momento storico che ne rappresenta l’origine simbolica: il 1789. La Rivoluzione francese non è più interpretata come un evento complesso, ricco di conquiste e di tragedie, ma come il peccato originale dell’Occidente contemporaneo. Ritorna, insomma, la leggenda nera della Rivoluzione.
Questa lettura si inserisce nella grande tradizione controrivoluzionaria europea: da Joseph de Maistre e Donoso Cortés, passando per i fascismi novecenteschi, fino a molte correnti del conservatorismo identitario contemporaneo. Una tradizione interpretativa che oggi sembra riaffiorare in forme nuove e ancora più maligne.
La novità, infatti, non riguarda il contenuto, bensì il linguaggio.
Quella visione del mondo non viene più trasmessa attraverso ponderosi trattati di filosofia politica. Circola nei meme, nelle immagini virali, nelle battute di poche righe. La cultura digitale diventa il veicolo di una precisa interpretazione della storia. E di cui la destra si è praticamente impadronita.
C’è poi un dettaglio significativo.
Il meme ironizza anche sull’età di Brigitte Macron, facendo leva sulla differenza anagrafica tra i coniugi. Una scelta di gusto discutibile, che poco aggiunge alla satira politica. Del resto, ci si può chiedere se la stessa ironia verrebbe riservata all’altezza di Giorgia Meloni o ad altri tratti fisici di leader politicamente più vicini al giornale. La satira è libera, ma raramente è neutrale: anche le sue irriverenze seguono una geografia politica.
Naturalmente “Il Tempo” è libero di pubblicare il meme che preferisce, così come Osho è libero di prendere di mira chi vuole. Non è questo il punto.
Il punto è un altro: i meme non fanno soltanto ridere. Costruiscono memoria, selezionano simboli, suggeriscono interpretazioni della storia. E quando un quotidiano nazionale sceglie di rappresentare la Bastiglia quasi esclusivamente attraverso il Terrore, ci dice qualcosa che va ben oltre Macron.
Ci dice che, a più di due secoli di distanza, per una parte della destra italiana il 14 luglio continua a rappresentare non l’inizio della libertà moderna, ma il peccato originale dell’Occidente.
Carlo Gambescia





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