sabato 19 novembre 2005

A cercar la  buona morte




Il professor Veronesi ha dichiarato a "Repubblica" (del 18-11-05, p. 17) che il "diritto di morire" fa "parte del corpus fondamentale dei diritti individuali" come "il diritto di formarsi o non formarsi una famiglia, il diritto alle cure mediche, il diritto a una giustizia uguale per tutti, il diritto all'istruzione, il diritto al lavoro, il diritto alla procreazione responsabile, il diritto all'esercizio di voto, il diritto di scegliere il proprio domicilio".
Sul piano "logico-ideologico" il professore ha ragione: una volta stabilita la PREMINENZA, appunto logica (il singolo uomo come "premessa logico-argomentativa") e ideologica (il singolo uomo come punto di "partenza" e di "arrivo" di qualsiasi processo storico),DELL'INDIVIDUO, la libertà di scelta e azione dell'uomo (nella sua singolarità) deve essere totale.
C'è un solo problema: come verrà articolato socialmente questo diritto di morire? Verranno istituite commissioni mediche, di "specialisti", che decideranno quando e come "soddisfare" le "richieste" dei singoli? E su quali parametri? E in quali strutture? Non sussiste forse il rischio di commettere ingiustizie e abusi, una volta che a occuparsi di questo problema saranno le stesse burocrazie mediche e politiche che non riescono a gestire in modo efficiente i nostri ospedali.

Quel che può "filare" sul piano logico-ideologico, purtroppo può non "filare" sul piano pratico, come dire, sociologico. Le idee vanno sempre rapportate a una realtà concreta: ecco un buon elemento di riflessione. Anche per il professor Veronesi.

Carlo Gambescia

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