venerdì 4 luglio 2025

Ucraina come la Spagna del ’36? L’Europa tra silenzi e rinunce

 


Un po’ di storia. Ai tempi della guerra civile spagnola (1936-1939), scatenata dalla sollevazione militare guidata da Franco contro un governo regolarmente eletto, la Gran Bretagna — con i conservatori al potere — e la Francia — governata dal Fronte popolare — scelsero di non intervenire. Si disse che si voleva evitare un conflitto più ampio.

Sul punto, conservatori e progressisti si mostrarono pienamente concordi. Tuttavia, di fatto, si lasciò campo libero da un lato ai fascisti e ai nazionalsocialisti, e dall’altro all’Unione Sovietica. Quest’ultima, pur intervenendo a sostegno della Repubblica, lo fece in maniera selettiva e interessata. Col passare del tempo, il supporto sovietico si affievolì fino a ridursi a una presenza simbolica, abbandonando così la Spagna repubblicana al proprio destino.

Fu un capitolo oscuro della storia, segnato — per citare solo alcuni nomi — da Baldwin, Chamberlain e Blum.  

A emergere con onore furono unicamente le Brigate Internazionali, composte anche da molti italiani antifascisti, che combatterono con tenacia fino all’ultimo. 

Spesso però queste brigate erano guardate con sospetto persino dai comunisti sovietici, che in parte le avevano inizialmente sostenute,  sospetto esteso  alle  formazioni anarchiche e trotskiste, altrettanto fortemente osteggiate da Mosca. Un odio che queste formazioni pagarono caro.

Certo in Spagna fu una guerra civile, interna. In Ucraina si combatte una guerra tra stati, esterna. Anche se con alcune caratteristiche, stando alla versione russa, tipiche della guerra civile. Tra “fratelli” russi e ucraini…

Comunque sia, questo pensavamo, riflettendo, in chiave simbolica, sulla sorte dell’Ucraina, che appare ormai segnata.

Del resto il disincantato colloquio telefonico tra Trump e Putin ne è la conferma. Un dialogo tra due potenze, privo di un reale coinvolgimento di Kiev o della NATO. Trump ha ammesso che non ci sono stati progressi per un cessate il fuoco; Putin ha ribadito che i suoi obiettivi restano immutati e la pace dipende dalla neutralità ucraina.

Il tutto è avvenuto mentre gli Stati Uniti sospendevano le forniture di missili Patriot e artiglieria di precisione, ufficialmente per carenza di scorte. Una decisione che, al di là delle motivazioni tecniche, indebolisce la capacità difensiva dell’Ucraina.

Nel giro di poche ore, la risposta russa non si è fatta attendere: nuovi raid hanno colpito Kiev e le regioni orientali. Il messaggio è chiaro: senza volontà politica, ogni negoziato è sterile.

Secondo fonti dell’intelligence ucraina (come riportato da “Ukrainska Pravda” e “Kyiv Independent”), la Russia starebbe ammassando circa 50.000 uomini lungo il fronte orientale, in preparazione di una nuova offensiva estiva. E ancora, nella notte successiva al colloquio telefonico, sono piovuti nuovi attacchi aerei su Kiev e Kharkiv.

Si evoca, come nel 1936, la volontà di evitare un conflitto su vasta scala. Per questo motivo, si spinge l’Ucraina ad accettare le condizioni imposte da Putin.

E l’Europa? Apparentemente più cauta, ma nella realtà del tutto inerte. Sembra voler vivere in pace, occuparsi di condizionatori, pensioni, rider. E soprattutto, difendersi — si fa per dire — dalla “pericolosa” invasione dei migranti.

Quanto agli Stati Uniti, Trump disprezza l’Europa e considera legittimo abbandonarla al suo destino, magari dentro un’orbita d’influenza russa.

Sì, forse si eviterà una guerra globale… almeno per ora. Ma a quale prezzo?

Si rifletta. L’Europa si crogiola nei suoi affanni quotidiani — clima, previdenza, migranti — senza riconoscere che la pace si difende con coraggio, non con la rinuncia.

Gli Stati Uniti parlano con Putin, ma lasciano l’Ucraina priva di una difesa reale.

Quale risultato? Un continente alla deriva che, come nel 1936, consente a potenze autoritarie di ridisegnare l’equilibrio di un’intera regione.

Allora non servì a nulla. Poco dopo, scoppiò la Seconda guerra mondiale.

E oggi?

Carlo Gambescia

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