sabato 27 giugno 2026

Il termometro del Leviatano

 


Chi non soffre il caldo? Da sempre gli uomini cercano riparo dall’afa, dal gelo, dalle alluvioni e dalle altre intemperie della natura. La novità non è il caldo. La novità è che anche il caldo è diventato una questione politica.

Leggevamo nei giorni scorsi l’ultimo bollettino della Banca Centrale Europea (4/ 2026), che certifica, negli ultimi anni, una crescente presenza dell’intervento pubblico nell’economia. Il fenomeno non riguarda però soltanto l’economia. Esso investe ormai ogni aspetto della vita sociale. Anche il caldo.

Di fronte all’ondata di afa che ha investito l’Europa e l’Italia, il dibattito, complice l’allarmismo mediatico, si è immediatamente spostato sul terreno politico. Si invocano piani straordinari, ordinanze, tutele, protocolli, aiuti, interventi pubblici. Il cittadino si aspetta che lo Stato lo protegga non soltanto dalle minacce tradizionali, ma persino dagli effetti delle variazioni climatiche e meteorologiche.



Non interessa qui discutere se il fenomeno dipenda in misura maggiore dall’anticiclone africano, dal cambiamento climatico o da una combinazione di fattori. Interessa piuttosto osservare come qualsiasi evento naturale venga ormai interpretato come un problema che richiede una risposta politica.

L’unica conseguenza certa è l’ulteriore estensione della logica assistenziale. Si diffonde l’idea che ogni rischio debba essere eliminato e che ogni disagio debba essere compensato dall’intervento pubblico. Ma una società che non accetta più alcun margine di rischio è una società destinata a domandare sempre più Stato.

Eppure ogni richiesta di protezione ha un prezzo. Non soltanto economico. Ogni nuova tutela produce regole, controlli, procedure, apparati amministrativi. 

 


In altre parole, restringe, sia pure gradualmente, gli spazi dell’autonomia individuale. Per dirla metapoliticamente: si verifica una concentrazione di potere, eccessiva e nelle mani ovviamente di pochi.

Il vecchio Leviatano di Hobbes nasceva per proteggere gli uomini dalla guerra civile e dalla morte violenta. Quello contemporaneo sembra invece chiamato a proteggerli da ogni possibile disagio, perfino dal sole di giugno. Così il caldo si trasforma in una sorta di epidemia politica. Proliferano le cellule dello Stato Amministrativo, che promettono di ridurre il rischio e finiscono per estendere il proprio potere.

Il termometro non misura soltanto la temperatura. Misura anche, simbolicamente, l’espansione del Leviatano.

Carlo Gambescia

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