Nel giorno dell’anniversario della morte di Giorgio Almirante, Giorgia Meloni gli ha dedicato un messaggio di commemorazione sobrio e rispettoso. Nulla di sorprendente: Almirante è stato il principale leader storico del MSI e una figura centrale nella genealogia politica della destra italiana contemporanea.
Eppure proprio questa commemorazione ripropone una questione che Fratelli d’Italia non è mai riuscito a chiudere definitivamente: il rapporto tra la sua legittimazione democratica e le sue radici storiche. Che come vedremo – vecchio luogo comune missino e post missino – non gelano mai…
Il punto non è se Almirante possa essere ricordato. Il Movimento Sociale, fino agli ultimi anni, conservava nelle sue sezioni altarini dedicati a Mussolini. Del resto Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, rivendica apertamente di collezionare busti del duce, esposti nella propria abitazione. In una democrazia liberale ogni figura storica può essere studiata, discussa e perfino celebrata dai propri eredi politici, purché ciò non diventi occasione di guerra civile simbolica.
Il vero problema riguarda le modalità della commemorazione. Nel messaggio della premier troviamo il carattere, la forza delle idee, l’amore per l’Italia, la passione politica. Non troviamo invece alcun riferimento al fatto che Almirante fu funzionario della Repubblica Sociale Italiana e rimase fino all’ultimo fedele a un’idea politica liberticida; né al fatto che guidò per decenni un partito nato dall’eredità del fascismo sconfitto.
Naturalmente non si tratta di una falsificazione. Si tratta di una selezione della memoria. Ma la memoria pubblica è sempre una selezione, e le omissioni sono spesso eloquenti quanto le parole.
La ragione politica di questa prudenza è comprensibile. Giorgia Meloni guida un partito che ha ormai dimostrato di saper governare dentro le istituzioni democratiche, nel quadro europeo e nell’alleanza occidentale, sebbene in una fase di trasformazione populistico-identitaria. Tuttavia una parte importante della sua identità collettiva continua a riconoscersi in una tradizione che affonda le proprie radici nel MSI. Una presa di distanza troppo netta da Almirante rischierebbe di essere percepita come una rottura con quella storia; una sua celebrazione troppo esplicita produrrebbe invece tensioni sul piano culturale e simbolico.
Così si sceglie una terza strada: valorizzare le virtù personali e politiche, lasciando sullo sfondo gli aspetti più controversi. Il che però è molto pericoloso per la liberal-democrazia. Perché parliamo di un paese in cui una parte consistente di italiani continua a esprimere giudizi positivi su alcuni aspetti dell’esperienza fascista, mentre una minoranza non trascurabile dichiara di non escludere affatto quella prospettiva (*).
Questa strategia, quindi, ha un costo.
Fratelli d’Italia ha conquistato una legittimazione istituzionale, ma non ha ancora completato una rifondazione simbolica della propria memoria storica. Come detto, governa come un normale partito conservatore europeo, ma continua a raccontare se stesso attraverso una genealogia che non nasce all’interno della tradizione liberal-democratica e conservatrice occidentale.
Qui emerge la tensione più interessante: quella tra il presente del partito e il suo racconto identitario.
Le comunità politiche non vivono soltanto di programmi e interessi. Vivono anche di miti d’origine, di memorie condivise e di figure esemplari. E qui parliamo di una comunità politica che alla ragione ha spesso contrapposto il mito, fin dalle sue origini diciannoviste. Mitologie che il fascismo tentò di recuperare anche negli anni di Salò.
In questo senso Almirante, capo di gabinetto al Ministero della Cultura Popolare della Repubblica Sociale, difese sempre, e spesso in modo irridente, le proprie scelte e il proprio passato, titolo d’orgoglio per ogni fascista prima e dopo Mussolini, come testimonia Autobiografia di un fucilatore (Il Borghese, 1973).
Almirante fu molte cose – giornalista del “Tevere”, collaboratore della Difesa della Razza, dirigente politico di primo piano – ma non fu mai un sincero liberal-democratico. La sua adesione alla democrazia parlamentare, che intendeva riformare in senso fortemente presidenzialista e autoritario, ebbe soprattutto una funzione strumentale.
Sotto questo profilo, ripetiamo, ogni figura che un partito sceglie di commemorare rivela qualcosa della propria autocoscienza storica. Le genealogie non determinano il presente, ma contribuiscono a definirne il significato. E Almirante rimase fascista per tutta la vita.
Tuttavia il problema non è soltanto Almirante. Il problema è il posto che Almirante occupa nel pantheon simbolico della destra italiana.
Come dicevamo, se Fratelli d’Italia volesse essere percepito semplicemente come una forza conservatrice europea, potrebbe affiancare sistematicamente alla propria tradizione figure provenienti dalla cultura liberale, costituzionale e democratica italiana. Potrebbe costruire una memoria pubblica più ampia e coerente con il proprio ruolo di partito di governo. Invece continua a riservare ai leader del MSI, e in particolare ad Almirante, una centralità simbolica che rende inevitabile il ritorno periodico della questione delle origini.
Questa è la vera eredità politica della commemorazione di Almirante. Non la prova di una continuità diretta tra presente e passato, ma la difficoltà, ancora oggi evidente, di separare completamente la legittimazione democratica del presente dalla memoria identitaria di una storia che affonda le proprie radici nel neofascismo del dopoguerra.
Per farla breve, commemorare Almirante, in modo selettivo o meno, resta un rilevante contributo all’ideologia delle radici che non gelano.
Finché questa tensione resterà irrisolta, il dibattito sulle radici di Fratelli d’Italia continuerà a riemergere. Non perché il passato coincida meccanicamente con il presente, ma perché ogni comunità politica continua a essere giudicata anche dagli "antenati" che sceglie di onorare.
Carlo Gambescia
(*) Qui: https://www.swg.it/pa/attachment/678f72fcc5a2d/Radar_Radar%20SWG,%2013%20-%2019%20gennaio%202025.pdf . E qui: https://www.repubblica.it/politica/2025/12/22/news/sondaggio_cresce_insicurezza_democrazia_piu_debole-425054119/ .





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