mercoledì 25 marzo 2020

Coronavirus e carcere
Cari italiani al mare non  andrete…

Dal sito del Governo:

«Il Consiglio dei Ministri n. 38 ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il decreto prevede che, al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari e il diffondersi del contagio, possano essere adottate, su specifiche parti del territorio nazionale o sulla totalità di esso, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al termine dello stato di emergenza, fissato al 31 luglio 2020 dalla delibera assunta dal Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, una o più tra le misure previste dal decreto stesso. L’applicazione delle misure potrà essere modulata in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus, una o più tra le misure previste dal decreto stesso, secondo criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità al rischio effettivamente presente. Al termine della riunione il Presidente Conte ha illustrato il decreto-legge»


Si presti attenzione ai miei corsivi.  Una cosa è certa -  anche se il Governo  nega -  che i pieni poteri, perché di questo si tratta,  dureranno fino al 31 luglio, termine, certo,  fissato in gennaio, ma ora ribadito alla luce dei nuovi provvedimenti  e soprattutto  di sempre  possibili ulteriori proroghe.
Sicché  le misure durissime contenute nel decreto, in questo momento non ancora pubblicato, ma nella sostanza anticipato dai  media (*),  resteranno in vigore ancora per mesi.  Inoltre l'accenno - si fa per dire -  alla "modulazione" delle misure "secondo l'andamento epidemiologico" è una specie di cambiale in bianco  firmata dagli italiani a un Governo dalle mani completamente libere che ha il monopolio ufficiale delle informazioni sul corso dell'epidemia...    

In sintesi, se il Governo continuerà a ritenere  che ci sia  "rischio", sulla base di informazioni che i cittadini non possono controllare,  chiunque violerà le norme anticontagio  rischia di pagare multe salatissime e  di finire in prigione (sono previste pene fino a cinque anni per gli "evasori" dalla quarantena, anche se precauzionale). Questo al netto delle "interpretazioni" delle norme  che de facto potranno dare all'atto della contestazione le forze di polizia. Come pure per ora, dell'uso - in termini di "precauzionalità" -  che  il Governo potrà farne nei riguardi dei suoi avversari politici e  degli apoti. 

La china governativa  è veramente scivolosa. Pertanto quest’anno  -  e non è solo una battuta -  consiglio  agli italiani, soprattutto a coloro che "si bevono” tutto quel  che dicono Governo  e  Opposizione (quest’ultima vorrebbe addirittura  i militari)  di non prenotare. Niente vacanze quest’anno. Siate bravi patrioti come  non chiedono ma impongono Maggioranza e Opposizione.
Buona giornata a tutti.     


martedì 24 marzo 2020

Coronavirus e dibattito pubblico
Le quattro correnti di pensiero: anticapitalisti- nazionalisti, sinistra radicale, riformisti  di governo, populisti del #celafaremo



In italia (ma anche altrove),  nel  discorso pubblico sul Coronavirus   si possono distinguere quattro posizioni o correnti di pensiero. Non farò nomi specifici. Lascio ai lettori il piacere dei riscontri.
Gli anticapitalisti-nazionalisti.  Sono coloro che in pratica vogliono il due a zero a tavolino sul 1945. La tesi è semplice, mascherata da discorsi cervellotici da bar sport, segnati da un realismo politico criminogeno, tipo dottor stranamore venati  di neofascismo, all'insegna del  vincere e vinceremo...  Roba vecchia.  La strada politica indicata, ovviamente, è quella del  tanto peggio tanto meglio. Ogni provvedimento del Governo viene criticato su basi autarchiche e illiberali.  L’atteggiamento, in sintesi è quello di chi non vede l’ora  di  ballare sulle macerie. 
La sinistra radicale. Sono coloro che  sognano,  finalmente, di poter  sradicare il capitalismo dalla faccia della terra.  E che, in questi giorni,  “salivano”   appena sentono parlare di aggravamento della crisi economica italiana e mondiale. La tesi è: il capitalismo ha sbagliato tutto, "dopo", dovremo ricominciare, dal socialismo.  Ogni provvedimento del Governo è criticato in nome (a parole) del solidarismo e  dell’assistenzialismo, per poi evocare (di fatto)  la lotta di classe: il  gioco, anche qui, è quello  del tanto peggio meglio. Della passeggiata tra le rovine.
I riformisti  di governo. Sono coloro che criticano i provvedimenti del premier  Conte  dal punto di vista della funzionalismo. La tesi è semplice:  bisogna migliorare l’efficienza, allocare meglio le risorse, il capitalismo ha bisogno di riforme e correzioni sociali altrimenti, e da tempo,  non ci saremmo trovati a questo punto. Ogni provvedimento del Governo è criticato  in base a criteri organizzativi  o  addirittura tecnocratici, del tipo si può  fare meglio oppure si può fare  così… Non amano le passeggiate e tanto meno le rovine.

I populisti del #celafaremo. Sono coloro che appoggiano il governo come il governo dell’uomo giusto al posto giusto e soprattutto invitano gli italiani ad assecondare  le decisioni governative di qualsiasi tipo, anche le più dure,  perché sono prese per il bene   dell’Italia.  Ogni provvedimento del Governo è incensato, come pure  le regole che detta, nascondendosi dietro il paravento dell’emergenza. Non vogliono sentir parlare né di passeggiate né di rovine.
Tutte e quattro le correnti,  non si interrogano più sulla pericolosità reale o meno del Coronavirus, né si avvedono ( o fanno finta di)   della pericolosa deriva   illiberale. Insomma,  del rischio  di perdere le nostre delle libertà politiche ed economiche.  Un pericolo che diventa sempre più concreto man mano che vengono prese decisioni di volta in volta  più restrittive.  Siamo dinanzi a un processo sociale, un vero gioco al massacro,  che una volta avviato (persino  a colpetti inavvertiti...) diventa inarrestabile.  Quindi  un governo prudente, non dovrebbe mai mettersi nelle condizioni di scatenare l'inferno sociale. Non dovrebbe... 
Del resto anticapitalisti-nazionalisti,  sinistra radicale, riformisti di governo, populisti del #celafaremo, sono tutti profondamente antiliberali. Mai, come in questa crisi,  sta pesando  la scarsa o posticcia cultura liberale italiana: della  seria e ragionata difesa della libertà. In giro  leggo cose raccapriccianti scritte da liberali di destra e di sinistra.  A dire il vero anche altrove, dove le tradizioni liberali sembravano più solide,  le cose non vanno meglio. Capisco che non è facile, in certi  momenti,  e per le più disparati ragioni,  tenere alta la bandiera del liberalismo politico, archico, però che delusione…  

In effetti, non esistono stili politici o strategie di lungo respiro  (le azioni sociali hanno esiti  imprevedibili): le tesi che sostengono il contrario sono pure "romanticherie politiche"... Esiste però un differente approccio politico, vecchio come il mondo, affinatosi però negli ultimi secoli)  alle questioni reali: c’è chi parte dall’individuo, chi dalla società. E attualmente tutti i governi dell’Occidente libero, sembrano essere, volenti o nolenti,  dalla parte della società, se si vuole della collettività.  Sicché sono  prese decisioni tese a ridurre la libertà dei singoli in nome del bene collettivo.
Pertanto il dibattito pubblico ora  verte su un punto solo: su come difendere la società dall’ “emergenza”.  Chiunque osi  schierarsi dalla parte dell’individuo e della ragione, mettendo in dubbio la gravità della situazione,  viene additato come un nemico del popolo.
E il popolo che fa? Gli italiani in particolare? Per ora ubbidiscono ( o quasi)  a ciò che impongono i populisti del #celafaremo, prestando magari attenzione, perché chiusi in casa,  anche alle tesi dei riformisti di governo,  intorno alle quali ruotano le tesi ufficiali (populiste e riformiste, semplificando) rilanciate in quantità industriali dai mass media.  Per adesso anticapitalisti-nazionalisti e radicali di sinistra non hanno un gran seguito,  anche sui  Social  dove sono largamente minoritari:   in pratica si rivolgono alle solite nicchie delle “frange lunatiche” . Per fare una battuta: "scemo più scemo"...  

Inoltre  esiste  un altro  pericolo autentico. Per ora in linea di ipotesi. Quale?  Che, man mano che la percezione della realtà  sposterà il suo  baricentro verso la "normalità" o come temo verso l'  "anormalità",  il consenso, soprattutto in quest’ultimo caso,  possa spostarsi in favore  degli antisistemici, per così dire.  Che non cercano altro per saldare  i conti con una storia, giudicata, anche in chiave cospirativa, ingrata e fitta di tradimenti. Insomma, va tenuta d'occhio   la  dinamica a  spirale autoritarismo-ribellismo.
In realtà, e lo ripeto da mesi,  la percezione del pericolo Coronavirus, a mio avviso largamente enfatizzato da una cultura del welfare del piagnisteo (che abbraccia le quattro le correnti ricordate)  sta spingendo l’Italia verso una  dura  riduzione della libertà individuale segnata da un feroce  accentramento dei poteri: ecco il dato sociologico, pesante. E questa non è solo un'ipotesi, come provano gli studi di Sorokin in materia. E' realtà, pura realtà,  come si evince  dalla  pioggia di  decreti che sta polverizzando la libertà dei cittadini.  
Il resto - la chiacchiere sul "dopo"  secondo i desiderata ideologici -  rimanda alle fumisterie degli arruffapopoli. Pavento   una crisi economica, prossima ventura, provocata da misure che i veri  liberali e riformisti di governo, avrebbero dovuto, e da tempo, criticare duramente. E invece, in un modo o nell’altro, ci si getta nelle braccia del costoso e stupido welfarismo del piagnisteo, che deresponsabilizza le persone, tramutandole in bambini bisognosi d’aiuto. Il welfare è il proseguimento dell'infantilismo a vita con altri mezzi.
Vorrei  concludere,  con due parole su “Linea (che potete scaricare  gratuitamente qui: linea.altervista.org/blog/ ). Questa testata storica della destra radicale, sembra oggi tentare di raccogliere le migliori  intelligenze,  inerpicandosi per vie nuove, ragionate e ragionevoli,  in chiave di totale pluralismo delle opinioni:  prospettiva  autenticamente liberale,  che non è sintesi delle quattro tendenze qui delineate,  ma che guarda a  qualcosa  di autenticamente differente. Liberalismo e popolarismo (non populismo), con una attenzione all'idea di patria non in chiave sovranista-nazionalista. Chissà...   
Io come liberale mi sento a casa.  Leggete “Linea”.

Carlo Gambescia
                           


lunedì 23 marzo 2020

Coronavirus e statalismo 
Conte come Diocleziano


Se la situazione non fosse molto  difficile (non a causa del Virus, ma delle pericolose  stupidità inanellate dal Governo Conte) ci sarebbe da ridere. Veramente.  
Il decreto  firmato ieri sera dal Presidente del Consiglio (*), all’allegato 2,  ATECO 32.99.4 (**), autorizza la fabbrica di  casse funebri…
Quel che invece preoccupa è il seguente passo:

b) è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole “. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” sono soppresse;

Che va ad aggiungersi ai divieti introdotti con i decreti precedenti. In soldoni si cancella  (rendendola addirittura  perseguibile a norma di legge)  la libertà di movimento.  Una libertà costituzionale.

Segue un  altro passo ( tutti i corsivi in neretto sono nostri), gravissimo, che  in pratica rimette la libertà economica nelle mani di  una autorità politico-amministrativa  che dipende direttamente dal Governo, il   Prefetto:

rrestano sempre consentite anche le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali di cui alla lettera e), previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, nella quale sono indicate specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite; il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione dell’attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della comunicazione
resa;

E qui ancora:

h) sono consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive.
2. Il Prefetto informa delle comunicazioni ricevute e dei provvedimenti emessi il Presidente della regione o della Provincia autonoma, il Ministro dell’interno, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e le forze di polizia.
 Un giurista, ovviamente  serio, ne sa più di noi.   Però, una cosa è certa, come dicevamo,   libertà  del  cittadino e   libertà economica sono cancellate,   e nel silenzio totale, non solo del Parlamento, ma anche della Magistratura, finora rimasta  completamente  inerte. Altro aspetto gravissimo della nostra  crisi  politica: l’acquiescenza al Potere del Terzo Potere.
In una situazione come questa, macchiata da serie complicità istituzionali (Mattarella dove sei?),  le misure prese ieri  potranno   essere reiterate e prolungate, sempre per decreto, all' infinito  Quindi affermare che sono a tempo, e per giunta limitato,  rappresenta un insulto all’intelligenza delle persone.

Considerata anche la bassa intensità dell’epidemia nel Centro Sud, che a questo ritmo potrebbe durare per mesi (anche dopo superata l’emergenza Lombardia),  la storiella "dei sacrifici tutti uniti", potrebbe a continuare a fare da  potente traino ideologico alle misure liberticide del Governo Conte chissà per quanto tempo ancora. Grazie anche, dispiace dirlo,  all’imbecillità di tanti nostri concittadini (mai dimenticare che un diritto, anche alla salute, non è mai un “obbligo", come invece asserisce un Ministro,   per privare tutti della libertà).
Quanto ai divieti economici (in sé) racchiusi nel decreto, criticarli sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.  Il paragone storico  più facile è quello con l’Editto di Diocleziano  (301 d.C., circa), quando nel tardo Impero Romano, si cercò  di fissare per legge  i prezzi  di tutte le merci, in un contesto, di  progressivo asservimento dei  contadini e artigiani alla terra e agli ordini corporativi.  Si vietò, insomma, ogni movimento di merci e uomini. Fu un totale fallimento: i prezzi andarono comunque alle stelle - tra l’altro grazie anche alla tassazione stellare - e per inevitabile  ricaduta sociale  si uccise ogni spirito di libera iniziativa economica. A quel tempo, a dire il vero,  già latitante...
Solo un punto, tra l’altro affrontato ieri (***), delle “macchine utensili: il decreto, restringe la fabbricazione e manutenzione solo ad alcune categorie (ATECO da 19 a  33); cosa in pratica difficilissima,  se non impossibile,  perché impone sul piano aziendale riconversioni costose e che richiedono tempo. Tradotto:  stampaggio e affilatura  rimandano a macchinari diversi e  produzioni di beni strumentali differenti, lungo linee produttive che hanno tempistiche proprie, anche umane. Quindi non è come chiudere  un rubinetto…
Conte come Diocleziano, non aggiungo altro.  Salvo che  me ne sto, da solo,  seduto alla scrivania  con la testa tra le mani…

Carlo Gambescia



(**) Acronimo che attraverso  una combinazione alfanumerica (numeri e lettere) identifica l’ ATtività ECOnomica di riferimento per ogni categoria. Socialismo linguistico… E dei peggiori.

    
  

Cari lettori,
"Linea" è tornato! 




Sul sito  è scaricabile gratuitamente   il numero 4 della nuova edizione settimanale:

  Speciale sui  “numeri”   del Coronavirus,
passati al setaccio da
Carlo Pompei

Editoriali e articoli di Carlo Gambescia, Carlo Pompei, Giuseppe Caramelli, Roberto Pareto 

6 pagine
(eccezionalmente questa settimana)
tutte da leggere…






domenica 22 marzo 2020

Conte chiude tutto
Decrescita infelice

Conte  non ragiona più.  E neppure coloro che lo sostengono a destra e sinistra. Se problema grave c’è, e solo per alcuna fasce anziane di popolazione, riguarda la Lombardia. Nel resto dell’Italia il decorso dell’epidemia è lento o comunque non pandemico. E  soprattutto non si è raggiunto nel Centro-Sud alcun disastroso picco, come invece evocavano gli sciamani statistici della burocrazia sanitaria.  
Una burocrazia dell'anima che ragiona  in modo settoriale e impolitico, come se l'Italia fosse un'unica struttura ospedaliera da isolare senza badare alle  conseguenze economiche, sociali e politiche delle gravissime misure prese finora, che tra l'altro per Milano, sembrano non funzionare.  Una burocrazia al cui cappio Conte, privo anch'egli,  di qualsiasi preparazione politica, soprattutto quando ammette di "dover fare" ciò che gli dicono "gli scienziati",  sta impiccando l'intera Italia. Classico atteggiamento stupidocratico. Perché gli stupidi sono presuntuosi, non imparano dagli errori, e così perserverano. Se poi sono al comando...  

A proposito di statistiche e Coronavirus invitiamo i lettori a scaricare (gratuitamente) domani  il numero 4  di “Linea” (settimanale) che contiene interessanti riflessioni  in argomento corredate di tavole, a cura di Carlo Pompei (http://linea.altervista.org/blog/).

Ecco l’ultimo  messaggio  di  Conte agli italiani. A breve - purtroppo -  seguirà un nuovo   decreto.   

«"Oggi abbiamo deciso di compiere un altro passo. La decisione del governo è chiudere nell'intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantire beni e servizi essenziali". Sono le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

"Le nuove misure restrittive annunciate sono valide fino al 3 aprile.  Abbiamo deciso di chiudere in tutta Italia ogni attività produttiva che non sia cruciale, indispensabile, a garantirci beni e servizi essenziali" ha spiegato Conte. "Continueranno a venire assicurati i servizi bancari, postali, assicurativi e finanziari" ha anche detto.

"Mai come ora la nostra comunità deve stringersi forte come una catena a protezione del bene più importante, la vita. Se dovesse cedere un solo anello questa catena saremmo esposti a pericoli più grandi, per tutti. Quelle rinunce che oggi ci sembrano un passo indietro domani ci consentiranno di prendere la rincorsa". ha concluso il presidente del Consiglio».

Chi scrive non si stringe forte a nessuno. Rifiuto netto. Gli italiani istupiditi dalla paura, vivono nelle maglie di un conformismo dettato da un’emergenza che, se tale,   riguarda solo una regione: larga parte dei morti di ieri  (quasi due terzi: 546 su 793) rimanda alla Lombardia. Ma purtroppo non si ragiona più...  Né si può solidarizzare con un Governo impolitico e incapace, legato mani e piedi alla burocrazia dell’Oms e italiana. Inciso: anche  l’Opposizione non è da meno. Anzi  è peggio: perché ai medici Salvini e Meloni sostituirebbe i colonnelli.   
Si chieda a un economista serio, non da talk show filogovernativo a gettone,  come i tanti, i troppi di questi giorni,  quali sono i settori “non  strettamente necessari” di un’economia.  Non esistono. Ogni bene ha un suo indotto, e ogni indotto  rinvia ad altre filiere. L’economia è come una rete,  dovunque la si tocchi, le vibrazioni si trasmettono  via reticolo all’intero sistema, per poi tornare indietro, e così via.  Non esistono piccoli ma solo grandi danni. Soprattutto quando si intromette lo stato.

Andiamo sul tecnico. Ad esempio, le macchine utensili e i pezzi di macchine utensili, che servono per produrre macchine che a loro volta producono altri beni, diversissimi tra loro sono necessarie o no?   Il punto non è secondario, perché riguarda un indotto di migliaia di imprese, soprattutto nel Nord Italia.  Il problema non  è diminuire la produzione di  vetri  o di tappi ma di evitare la ripercussione sul settore che produce macchine utensili per tutti gli altri settori. Dopo la Prima guerra mondiale, per riconvertire, l’industria militarizzata in industria civile ci vollero anni. Una vera e propria "laicizzazione" avvenne soltanto  nel  Secondo dopoguerra. Quindi figurarsi... Insomma, sono problemi giganteschi e soprattutto  si intersecano con altri problemi di linea produttiva. Quindi non si può distinguere  ciò che "è strettamente necessario" da ciò che non lo è.   Tradotto:  un blocco o rallentamento  prolungato  provocherebbe una cronica mancanza di pezzi di ricambio a tutti i livelli. Con ripercussioni gravissime sull’industria di base (ad esempio dell’energia) e sulla vita civile (si pensi solo  ai trasporti), ripercussioni che si protrarrebbero ben oltre la crisi.  
E questo è solo un problema, tra i tanti che potrebbe sorgere da quella che si può definire la decrescita infelice imposta  a un’ Italia che ha rinunciato all’uso della ragione.

Carlo Gambescia                 



sabato 21 marzo 2020

Coronavirus e  finti "tecnici"
L’economia  à la carte del professor Monti

Quando si leggono certe interviste, sorge spontanea una domanda (almeno nell’individuo sapiens): le regole  dell’ economia  valgono sempre  oppure no?  Per il professor Monti non sembra  sia così.
Si legga l’intervista apparsa su “Avvenire” qualche giorno fa (*). Cosa  risponde  il padre dell’austerità?

«Il punto è: vogliamo che le banche decidano sempre e comunque in linea con quanto i mercati si aspettano da loro? La mia risposta è no: agendo così un banchiere centrale si rende popolare, viene considerato un mago […]. Le dico ancora: vogliamo che sempre e comunque “coprano” o mascherino il più possibile, tenendo bassissimi i tassi e ingente la liquidità, i danni recati da governi che spesso, per non essere impopolari, lasciano correre il disavanzo pubblico anche negli anni buoni e non affrontano le riforme che renderebbero le loro economie più produttive e più eque ? La mia risposta è no. Rispondere sì vorrebbe dire auspicare il trapianto, oggi in Europa, di un modello simile a quello vigente in Italia prima del 'divorzio' che nel 1981 liberò la Banca d’Italia dall’obbligo di assicurare sempre l’assorbimento dei titoli di Stato. Quando la banca centrale rivolgeva alla politica e alle parti sociali solenni ammonimenti; ma poi, quando questi non venivano osservati, e cioè quasi sempre, chinava il capo e li finanziava a pie’ di lista» (*).

Si rifletta  su questo punto: “In linea con i mercati”. Non è esatto, il linea con  welfaristi e politici corrotti,  che vogliono mettere le mani sul denaro  per usarlo  a fini di consenso politico, o se si preferisce voto di scambio.  Di qui, il ricatto ai banchieri centrali. Del quale Monti però sembra  avvedersi ( “agendo così un banchiere centrale si rende popolare”).  
Monti, tuttavia, da fine economista, come lo si definisce, sembra ignorare che, per la teoria economica, il  mercato scorge nel denaro, in quanto tale, un bene come un altro, con un suo prezzo, che sfugge a qualsiasi forma di  regolamentazione,  perfino delle  Banche Centrali, perché il denaro ubbidisce  solo alla legge della domanda e dell’offerta. La funzione  delle Banche Centrali non può che essere notarile. Non attivistica, in un senso come nell’altro (restrittivo o propulsivo).  Monti confonde (o fa finta di), il mercato delle regole economiche  con il  mercato drogato e malato di  politica, la peggiore, quella che compra i voti con la spesa pubblica.

A questo proposito,  oggi sul  “Corriere della Sera” il “professore”,  spezza  un lancia in favore  degli  Eurobond, ossia dell’emissione di titoli  pubblici europei  per finanziare quella stessa politica del denaro facile, criticata  nell’intervista al quotidiano”Avvenire”.
Non è sempre denaro facile?  Come per le manovre sui tassi?  No, perché secondo Monti l’emissione  dei titoli pubblici europei ( ma anche italiani:  su "Avvenire" si accenna  a possibili  “bond salute” italiani) sarebbe per una  buona causa…
Anche i titoli pubblici in qualche misura sono denaro che si presta allo stato, che poi ne fa l’uso che vuole, a prescindere dal titolo formale del prestito. Denaro, che secondo Monti, lo Stato  dovrebbe però  usare  con parsimonia o per scopi nobili.  
La buona causa in economia è quella rappresentata dalla legge della domanda e dell’offerta. Tutto quello che  si discosta da essa è politica che giustifica cause nobili o meno nobili, ma che con l’economia non ha  nulla a che vedere.  
Il che spiega la facilità con la quale  il professor Monti, come una specie di  redivivo Leopoldo Fregoli, possa prima indossare  gli abiti  del teorico del bilancio in pareggio e poi quello dello  sponsor della spesa pubblica prossima ventura.
Altro che demonizzato grigiocrate...  Monti  non è un economista, né un tecnico, ragiona e si comporta da politico, per alcuni con simpatie a sinistra. In realtà, le sue tesi welfariste sui titoli potrebbero  non dispiacere neppure  a  destra, dal momento che in  Italia, destra e sinistra  fanno da sempre del loro meglio per ignorare le leggi di mercato. 
Insomma,  l’economia à la carte piace a tutti i partiti.  E gli "economisti" si adeguano...

Carlo Gambescia  


                                


venerdì 20 marzo 2020

Coronavirus e stato d’assedio
La Cina è vicina






C’ è  un fenomeno sociologico che si chiama pressione sociale.  Che significa? Vuol dire che l’uomo non ragiona più con la sua testa, quindi come individuo, ma con la testa  collettiva, degli altri.
Manzoni, protosociologo, nei  Promessi sposi  ha ben descritto il fenomeno, forse ancora meglio, che  nella Colonna infame: voci e paura si mescolano, il senso di insicurezza dilaga,  sicché si assaltano forni, si linciano untori, ci  si dilania a vicenda sotto l’occhio “benevolo” delle autorità, soprattutto  attente  al non fare salire la protesta ai piani alti del palazzi del potere.  Autorità però   pronte   a usare la paura, come arma biopolitica (in sintesi: "se ubbidisci,  vivrai"),  per rafforzarsi, mai per indebolirsi.  È una regolarità metapolitica.


Un piccolo esempio? Oggi i  giornali aprono all’unisono  con la notizia che il numero delle vittime italiane ha superato  quello delle vittime cinesi.  Da un punto di vista razionale  - testa individuale -  il dato dovrebbe essere corretto alla luce della diversità di età media fra Cina e  Italia. Detto, brutalmente, l’Italia è un paese di vecchi, molti ovviamente  malandati, la Cina di giovani, o poco più, quindi, visto che il Coronavirus, colpisce le fasce anziane, il fenomeno sarebbe scontato (purtroppo, per carità). E invece, ecco la pressione la sociale - la testa collettiva – dispiegare tutta la sua tremenda forza:  si attribuiscono  questi decessi a  un mitico  processo a spirale pandemico che porterà all’estinzione della specie italiana.  
Roba da libro visionario di Philip K.Dick. Per inciso su “Linea” di lunedì prossimo (n. 4, 23-3-20)  il lettore potrà trovare   molti argomenti interessanti, anche di natura statistica, sviluppati con genialità da Carlo Pompei,  a proposito dell’ interpretazione millenarista  del Coronavirus (il numero, per questa settimana  di sei pagine, si potrà scaricare gratuitamente qui:   linea.altervista.org/blog/  ).
Da una classe politica con la testa sulle spalle e amica della libertà e della ragione individuali,  ci si dovrebbe aspettare ragionamenti  razionali, non il compiaciuto assecondamento di paure millenariste collettive (parola parente di “collettivismo) tornate  a serpeggiare tra la gente. 
Ormai nessuno sembra più ragionare con la testa propria.  A giorni, probabilmente tra sabato e domenica, l’Italia dovrà subire un altro giro di vite spaventoso ( si parla di militari in strada, di coprifuoco, di sospendere ogni attività economica, di ridurre ulteriormente gli orari degli ultimi negozi aperti di generi alimentari). In nome di che cosa?  Di una pressione sociale che sta travolgendo  tutti:  governati e i governanti. Si vuole a tutti i costi estendere il modello cinese  all’Italia,  prescindendo  da qualsiasi ragionamento razionale.

Sorvoliamo per oggi,  sulla questione politica, del cui prodest in senso strettamente partitico. Anche perché, come accennato,  risulta  ovvio che processi del genere, sociologicamente parlando,  favoriscono l’accentramento decisionale e il controllo sociale, quindi di riflesso l’ autorità politica in quanto tale, al di là del colore partitico. Anche perché l'Italia è stretta tra l' incudine del populismo di destra e il martello del populismo di sinistra...  Un "monocolore"  politico, anzi impolitico (se la politica è "anche" uso della ragione),  che abbraccia maggioranza e opposizione
Autorità, dicevamo, che, una volta persa la testa (individuale), può tranquillamente approfittare della situazione, cavalcando la tigre della pressione sociale (collettiva),  lungo le linee in crescendo di un processo spirale che  può sopprimere ogni libertà proprio in  nome del popolo.  Una tragedia.
Che dire? La Cina è vicina.  Del resto la delegazione di pietosi  medici cinesi  in visita in Italia, pare ascoltatissima dalle nostre autorità, questo consiglia: chiudere tutto. Dopo  di che, sarà ancora più  facile per la Cina  trasformare  in colonia  un’ Italia distrutta economicamente.  

Carlo Gambescia