La vicenda della storica Michela Ponzani, alla quale Ignazio La Russa ha annunciato di voler fare causa, merita una riflessione. Perché si deve andare oltre la disputa sulle parole pronunciate in televisione. Troppo facile.
Il problema non è soltanto stabilire se Ponzani abbia ricostruito correttamente ogni dettaglio del “Giovedì nero” di Milano, il 12 aprile 1973. Il problema è capire come mai il rapporto con il passato neofascista sia diventato, per una parte della politica e dell’opinione pubblica italiana, una questione quasi irrilevante. È questa la normalizzazione che dovrebbe preoccuparci. Qui il vero punto dolente.
Quel giorno, durante una manifestazione dell’estrema destra organizzata dal FUAN, l’organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano, una bomba a mano uccise l’agente Antonio Marino, ventiduenne. Per l’omicidio furono condannati in via definitiva i neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. La Russa, allora dirigente milanese del Fronte della Gioventù, non fu condannato per quei fatti. Non confondiamo, dunque, responsabilità penali e responsabilità politiche. Ma non facciamo nemmeno finta che la seconda questione scompaia soltanto perché non esiste la prima. La ricostruzione di Ponzani può essere discussa e verificata; il diritto di discutere il passato politico di un uomo pubblico non è invece negoziabile .
La Russa ha annunciato di voler ricorrere alle vie giudiziarie e ha disposto, secondo quanto riferito dal suo portavoce, il monitoraggio delle dichiarazioni di altri soggetti. Un “dettaglio”, diciamo così, che ha provocato il nostro intervento di oggi. Come non mettere alla prova il Panopticon legale evocato dal Presidente La Russa? (*)
Ma torniamo sul punto. È legittimo tutelare la propria reputazione. Ma è proprio qui che si manifesta il problema politico: la vicenda rischia di essere ridotta alla correttezza di una frase televisiva, mentre rimane sullo sfondo la questione più importante, cioè il rapporto dell’attuale presidente del Senato con una tradizione politica che non ha mai reciso in modo inequivocabile tutti i legami con il fascismo.
Non siamo, del resto, davanti a un passato confinato nell’adolescenza. Nel 1992 una fotografia ritrasse La Russa accanto a un’immagine di Mussolini, davanti alla quale era deposto un mazzo di fiori. Nel febbraio 2023, ormai presidente del Senato, dichiarò di conservare il busto del Duce ricevuto dal padre: “Non lo butterò mai”, spiegò, aggiungendo che avrebbe conservato anche un busto di Mao Tse-tung, se lo avesse ricevuto in dono (**). Sono episodi diversi, da contestualizzare, non prove automatiche di una responsabilità penale o di un’identità politica immutabile. Ma liquidarli come innocue curiosità biografiche sarebbe altrettanto superficiale. Ci obbligano a interrogarci sulla continuità dei simboli, dei riferimenti e delle giustificazioni.
Non si tratta di sostenere che ogni ex missino sia rimasto fascista, né di identificare meccanicamente Fratelli d’Italia con il regime mussoliniano. Si tratta di capire quanto sia stata profonda la rottura culturale con quella tradizione. La normalizzazione, infatti, non richiede che il passato venga negato. È sufficiente che venga reso irrilevante.
Il busto del Duce diventa un ricordo familiare, la fotografia una curiosità, le ambiguità sull’antifascismo un tratto del personaggio. Tutto viene spiegato, relativizzato, archiviato. Alla fine, non resta più nulla da discutere. Se non una specie di gossip alla portata di tutti. Per capirsi: nell’Italia repubblicana, le vicende private della famiglia reale inglese sono seguitissime… I il pettegolezzo ingoia l’idea arcaica di monarchia rifiutata nelle urne. Certo, tanti anni fa. Però…Il fascismo è impresentabile? Nessun problema, i fascisti, a quanto pare, possono diventare presentabilissimi, purché indossino la giacca giusta e occupino la poltrona giusta.
Naturalmente, la responsabilità non è soltanto della destra. Riguarda anche i mezzi d’informazione e un’opinione pubblica incline a consumare le polemiche senza interrogarsi sulle continuità storiche che le alimentano. Non sarebbe corretto affermare che nessuno abbia criticato l’iniziativa contro Ponzani: le reazioni dell’opposizione e di altri soggetti pubblici dimostrano il contrario. Ma la domanda resta: perché la discussione rischia di concentrarsi sulla querela, sulla libertà di espressione e sul consueto scontro fra maggioranza e opposizione, senza affrontare con altrettanta decisione il processo di normalizzazione del neofascismo?
È qui che entra in gioco la presidenza del Senato. L’elezione di La Russa è legalmente valida: il 13 ottobre 2022 ottenne 116 voti, superando la maggioranza richiesta (***). Ma la legalità della procedura non esaurisce il giudizio politico sulla legittimità di chi viene eletto a una carica tanto rappresentativa. Non stiamo parlando di invalidare un’elezione o di inventare requisiti giuridici inesistenti. Parliamo di legittimità politica in senso sostanziale: della coerenza fra chi ricopre una funzione istituzionale e i valori storici e costituzionali che quella funzione dovrebbe incarnare.Da questo punto di vista, riteniamo politicamente non legittimata, sul piano simbolico e storico, una presidenza del Senato affidata a una personalità che non ha sciolto in modo convincente le ambiguità del proprio rapporto con il fascismo. È un giudizio politico, non una contestazione della validità costituzionale della sua elezione. La Repubblica italiana non è una democrazia senza memoria: è nata dalla sconfitta del fascismo, dalla Resistenza e dalla scelta di fondare la convivenza civile sulla libertà, sul pluralismo e sul rifiuto della dittatura.
Eppure la carica sembra diventare uno scudo. La Russa è presidente del Senato; dunque, si potrebbe pensare, la questione è chiusa. La sua ascesa istituzionale viene implicitamente presentata come la dimostrazione che il passato sia stato superato e che agli italiani non importi più nulla. Ma il successo politico non equivale a una riconciliazione storica. Dimostra soltanto che si è conquistato il potere. Scambiare le due cose significa confondere la vittoria politica con il superamento culturale di una tradizione.
Non chiediamo processi alle intenzioni né patenti ideologiche distribuite da un tribunale dell’antifascismo. Chiediamo che il passato possa essere discusso senza intimidazioni, che le affermazioni siano verificate e che chi ricopre le più alte cariche della Repubblica sappia rispondere alle domande scomode senza trasformarle automaticamente in attentati alla propria reputazione.
Il problema dell’Italia non è che tutti siano diventati fascisti. È che, per una parte crescente del Paese, non sembra più così importante sapere che cosa sia stato il fascismo, che cosa ne sopravviva e quanto sia stata davvero profonda la rottura con quel passato. La memoria è una fatica; la normalizzazione è molto più comoda. E quando la comodità prende il posto della memoria, non è il passato a essere superato: siamo noi a smettere di interrogarlo.
Carlo Gambescia
(*) Per la vicenda Ponzani e l’annuncio dell’azione giudiziaria, la Repubblica, 25 ottobre 2026: https://www.repubblica.it/politica/2026/10/25/news/la_russa_querela_storica_michela_ponzani_giovedi_nero_morte_agente_marino-425674734/.
(**) La fotografia del 1992, riproposta pubblicamente nell’aprile 2024, ritrae La Russa a Milano accanto a un’immagine di Mussolini e a un mazzo di fiori. È distinta dalle fotografie del giovane La Russa insieme ad altri dirigenti missini nel contesto del "Giovedì nero" del 1973. Nessuna delle due immagini dimostra, da sola, responsabilità personali nei fatti del 1973; entrambe appartengono però alla documentazione utile per ricostruire la storia politica e simbolica della destra neofascista. Si vedano: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Riccardo_De_Corato,_Ignazio_La_Russa,_Piazzale_Loreto,_1992.jpg ; Corriere della Sera, galleria fotografica, https://www.corriere.it/gallery/politica/12-2010/piazza/1/alemanno-altri-quando-piazza-c-erano-loro-_d8286f00-0d96-11e0-8558-00144f02aabc.shtml .
(***) Il risultato ufficiale dell’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato è consultabile nel resoconto parlamentare del 13 ottobre 2022: https://www.senato.it/show-doc?id=1360952&leg=19&part=doc_dc-ressten_rs-gentit_rdv-intervento_presidente&tipodoc=Resaula . Per la dichiarazione sul busto di Mussolini, si veda la Repubblica, 8 febbraio 2023: https://www.repubblica.it/politica/2023/02/08/news/la_russa_busto_duce_non_lo_buttero_mai-387047718/ .





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