giovedì 27 febbraio 2025

Trump e il vitello(ne) d’oro

 


Con Trump è così. Ogni volta si scende più in basso. Si prenda, da ultimo, il video su “Gaza-Sharmel-Sheikh”, postato da Trump su Truth,  di cui  oggi si discute tanto (*).

Se Trump fosse uno sconosciuto si tratterebbe di una normalissima pubblicità commerciale, molto all’americana, ramo immobiliare, che dipinge il paradiso in terra: grattacieli, piscine, , dollari a gogò,  vip in mostra all’ora dell’apericena, odalische danzanti (con la barba: un’ apertura? O un brutto tiro dell' IA? ), eccetera, eccetera. In sintesi, vino, balli, donne e canti. Che c’è di più bello?

Certo, cose terra terra. Anche se a dire il vero il discorso è più complesso.

In realtà la volgarità come mancanza di educazione, finezza, decenza è negli occhi di chi guarda;  è cosa che  rinvia,  in quanto  tale,   ai costumi del tempo. Nel medioevo, tanto idealizzato dal pensiero reazionario, si ruttava a tavola, non esistevano o quasi posate, si mangiava tutti dallo stesso piatto, magari dopo essersi puliti il naso con le mani, o quando c’era, ma era roba da ricchi, con la tovaglia. Si leggano i seminali libri di Norbert Elias sulle origini delle buone maniere.

Le buone maniere, appunto. Sconosciute in Europa fino alla nascita della società di corte, secoli XVI-XVII, dove, in competizione per i favori del re, gli aristocratici si astenevano, autolimitandosi, da comportamenti sgraditi a corte.

Un altro colpo alla grossolanità medievale fu inferto dalla Riforma e dall’introduzione di costumi di vita sobri, caratterizzati, a differenza della società di corte, da un fortissimo senso del pudore. Mentre la società di corte, pur aumentando la qualità aveva ridotto, assaporandola, la quantità di cibo e sesso, la società protestante elevò la soglia del pudore, e non solo a tavola.

Il capitalismo si giovò molto di un individuo organizzato (come maniere e dall’ elevato senso del pudore), tutto casa e lavoro. Per contro la società di massa del XX secolo, come tutti i figli che perdono la strada di casa, puntò sulla quantità e sulla lotta al senso del pudore. E vinse facilmente. All’insegna del vino, balli, donne e canti, come prova il video di Trump. Si ritornò, alle grandi abbuffate medievali di carne. Però questa volta di carne in tutti i sensi.

Ci si chiederà il perché di questo lungo incipit. Presto detto, favorire la comprensione di un fatto importante: la società di massa è il contrario delle società di corte ( e viceversa), come pure del sobrio capitalismo protestante. Sotto questo aspetto Benjamin Franklin è l’opposto di Donald Trump. Volendo, ne potrebbe essere l’antidoto.

Ripetiamo, il video di Trump è un prodotto della società di massa: società che non può non vendere beni di massa, dalle ideologie alle ville al mare, ricorrendo a formule per alcuni semplici per altri semplicistiche (vino, balli, eccetera), in grado però di conquistare le masse. Il “wine and marble”, a prescindere da Trump, ha un’ enorme forza di persuasione interetnica. E può facilitare le relazioni tra le persone. Guai perciò demonizzarlo.

Detto questo, resta però da segnalare un aspetto sinistro, che ci riporta al lato più buio della politica di massa del Novecento: il culto della personalità.

Trump, nel video, oltre e mettere nome e faccia quasi ovunque, si presenta nella versione autocelebrativa di una colossale statua aurea, una specie di vitello(ne) d’oro, secondo certo stile architettonico dell’antica Roma, distinto da statue giganti di imperatori divinizzati, come Augusto, o di divinità pagane, come la Dea Fortuna

Trump introduce, e non sappiamo se in modo consapevole, in un normalissimo video di pubblicità immobiliare, tipico della società di massa, un forte elemento di paganità che rinvia al culto romano-imperiale, poi recuperato dalle religioni secolari totalitarie del XX secolo: il culto del capo come difensore dell’ideologia. Il grande dittatore come una specie di essere sovrumano.

Si noti però un punto: culto della personalità, sì, ma in senso puro. Ci spieghiamo. 

Trump in fondo è un sempliciotto con forte istinto carnivoro. Per capirsi: di lui si può pensare, come per Totò Riina, ma uno  così come fa? Fa. Perché, anche quando sembra vivere in uno stato letargico, come lo si sfiora, morde.

Insomma Trump, oltre alla cura del “suo”, non ha alcuna ideologia da difendere, se non quella del vino, balli, donne e canti. Ideologia dei consumi che, ripetiamo, in un contesto normale – senza Trump – non sarebbe altro che una normale manifestazione della caccia alla volpe dei desideri, fenomeno organico alla società di massa.

Il che significa che la società dei consumi, che può piacere o meno, non ha nulla a che vedere con la volontà totalitaria che si scorge dietro la statua d’oro di un Trump divinizzato.

Di un Trump, attenzione, in veste di politico.  Pertanto il fatto che creda o finisca per credere nella propria natura sovrumana è di una pericolosità assoluta.

Trump non è un qualsiasi cittadino. È il comandante in capo della prima potenza mondiale.

Gli basta premere un bottone.

Carlo Gambescia

(*) Qui: https://www.agi.it/estero/video/2025-02-26/video-virale-trump-gaza-30187846/ .

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