mercoledì 26 febbraio 2025

Pace e vischiosità della politica

 


Cominciamo dalla politica.

La politica è vischiosa. Nei due sensi del termine.

Per un verso perché ci si sporca le mani: c’è un “attaccaticcio” politico: per quanto si voglia evitare che i residui appiccicosi del male che si maneggia restino attaccati alle mani, qualcosa rimane sempre. Si va dall’uso dello spionaggio politico all’ omicidio politico motivato dalla ragion di stato. Impossibile parlare, a ogni livello, di mani perfettamente pulite. Fare politica significa sporcarsi le mani. I mezzi, prescindendo dai fini buoni o cattivi che siano, sono quel che sono. Può sembrare una banalità, ma è così. Qualcosa di sporco, come detto, resta sempre attaccato alle dita.

Per altro verso la vischiosità si presenta come resistenza al cambiamento: proprio perché vischiosa (l’ “attaccaticcio”, di cui sopra), la politica impedisce quella visuale perfetta delle cose. Si pensi a una specie di ideale regno dei fini in terra che permettere di distinguere, e nettamente, tra bene e male: lo spionaggio è male, l’omicidio politico è male, la pace è bene, eccetera, eccetera. Si va dall’evocazione di un atteggiamento diffuso, pubblico, che ricorda l’uomo assolutamente buono, come ad esempio l’ “idiota” di Dostoevskij, al moralista che nasconde dietro la difesa dei valori assoluti inconfessabili interessi privati.

Insomma mezzi e fini in politica si mescolano continuamente. Il che spiega la vischiosità costitutiva della politica.

La vischiosità dei comportamenti politici riporta alla condizione umana dell’imprevedibilità. E di qui alla pericolosità degli esseri umani in quanto imprevedibili, anche quando si impongono di fare il bene, soprattutto dell’altro.

Questo lungo incipit sulla vischiosità può essere utile per capire le continue contraddizioni tra parole e fatti in cui incorre la politica. E qui veniamo alla pace.

Si pensi ad esempio a tutto questo parlare di pace a proposito della guerra in Ucraina. Tutti vogliono la pace: ucraini, russi, americani, europei, cinesi, eccetera. Però di fatto, in particolare, i combattenti, quelli veri, sul campo, si guardano bene da deporre le armi solo per amore della pace. Per quale ragione?

In primo luogo, perché l’imperativo di una guerra è la vittoria. Il che significa che ogni mezzo è buono, a prescindere dai fini (buoni o cattivi), pur di vincere. Se pace deve essere, deve essere vittoriosa, o almeno sembrare tale.

In secondo luogo, come in ogni buon moralismo assoluto, ci si nasconde, neppure si stesse assistendo a una nuova messa in scena dell’ “Idiota” di Dostoevskij.  Ci si nasconde dicevamo, dietro una parola magica, ipnotica,  che, da sempre, attrae la maggioranza degli esseri umani, ma in senso lato, troppo  lato:  pace. 

La tensione tra pace vittoriosa e pace pura, rappresenta già in sé un elemento di vischiosità, che va a sommarsi alla vischiosità costitutiva tra mezzi e fini. Si pensi alle diatribe infinite sulle guerre giuste e ingiuste, sul diritto o meno di uccidere il tiranno, e così via. Chi ha torto? Chi ha ragione?

Però se tutto è relativo allora Ucraina e Russia, Stati Uniti ed Europa, pari sono? Di più: a causa della vischiosità politica che contamina ogni cosa, tra buoni e cattivi (semplificando) non esiste alcun confine ?

Diciamo che dal punto di vista dell’osservato, le parti in conflitto, se prese singolarmente, hanno tutte almeno una buona ragione, se invece prese nell’insieme, dal punto di vista dell’osservatore, si può subito intuire l’evoluzione della nebulosa come un tutto rispetto alle singole parti. Però non sempre la posizione di chi osserva è libera da pregiudizi, circa l’effettiva direzione della nebulosa.

Di qui l’importanza della storia, come criterio decisionale, quindi discriminante, riguardo ai valori.

Una volta messi sul piatto della bilancia della qualità della vita, i traguardi perseguiti in Occidente negli ultimi ottant’anni (scegliendo come anno base il 1945: l’anno delle rovine) comparandoli a quelli perseguiti nell’Oriente russo o cinese, cosa si scopre? Che il sistema di vita occidentale è nettamente superiore. Il che spiega perché giustamente molti paesi, come l’Ucraina, guardino a Occidente.

Che c’è di male? Nulla. Perché allora , se pace tra Russia e Ucraina deve essere, non squarciare il velo della vischiosità alla luce di ottant’anni di storia, di cui si deve essere orgogliosi? E che quindi non possono non contare al tavolo della pace? O addirittura ancora prima di aprire alle trattative?

Ricapitolando: la politica è vischiosa, ma il buon uso del sapere storico da parte del politico può stemperarla. Non per sempre ovviamente. Diciamo per quel che basta in un certo momento storico. Ora che leader come Trump e Putin non capiscano questo è solo frutto di ignoranza e prepotenza.

Un’ arroganza delle cattive ragioni. Rovinosa. Perché per dirla con un repubblicano di levatura, Lincoln (altro che Trump…), “ potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.

Detto altrimenti: la ragione può cedere al sonno e generare mostri. Però non per sempre e per tutti.

Ovviamente il risveglio può essere duro: guerre, rivoluzioni, eccetera. Ecco allora il compito della buona politica: tenere sveglia la ragione. Cosa, come sembra, non facile.

Qui il problema.

Carlo Gambescia

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