Il prossimo vertice Italia–Africa a Addis Abeba viene presentato dal governo come un passaggio “storico”. Un summit sul suolo africano, con la partecipazione di Giorgia Meloni come ospite d’onore dell’Unione Africana: un evento carico di forte simbolismo. Va detto subito: Addis Abeba non è solo un nome carico di memoria coloniale per l’Italia – per capirsi “Faccetta Nera/ Bella Abissina…” (che a Mussolini però non piaceva) – è anche la sede dell’Unione Africana, il cuore istituzionale e diplomatico del continente. Ed è proprio questo doppio livello simbolico a rendere l’operazione politicamente ambigua (1).
Da un lato, la cornice multilaterale offre legittimazione e visibilità. Dall’altro, l’insistenza su Mattei, sulla “nuova missione africana” dell’Italia e sulla presunta discontinuità storica rischia di trasformarsi in una messa in scena geopolitica, dove il peso della storia – purissimo metodo Giorgia Meloni – viene più neutralizzato che elaborato.
Il richiamo a Enrico Mattei è, prima ancora che discutibile sul piano politico, un vero e proprio abuso culturale: Mattei era antifascista, partigiano, uomo della Resistenza, portatore di una visione critica dell’ordine economico internazionale, ma non un fanatico dell’autarchia e del “fai da te” a ogni costo. Era un democristiano di sinistra, con una visione dello stato – semplifichiamo – alla La Pira. Non gentiliana, né mussoliniana.
Tolto il velo simbolico, resta la questione decisiva: le risorse.
In quasi due anni dal lancio, i soldi effettivamente stanziati dall’Italia per progetti concreti del Piano Mattei arrivano a circa 600 milioni di euro, principalmente destinati a finanziamenti agevolati per imprese italiane in Africa. Gran parte delle cifre annunciate in comunicati e dichiarazioni riguarda invece garanzie, impegni pluriennali e leva finanziaria, più che spesa pubblica immediata (2).
Tradotti in interventi concreti, 1 miliardo di euro in Africa consente di costruire 15–20 ospedali di medie dimensioni, oppure 8–10 impianti solari da 100 MW, o ancora 200–300 chilometri di autostrada. Interventi utili, ma del tutto insufficienti se rapportati a un continente di 1,4 miliardi di abitanti, con bisogni strutturali enormi.
Il confronto internazionale con i principali investitori chiarisce ulteriormente la sproporzione. L’Unione Europea, con il programma Global Gateway, mira a mobilitare circa 300–400 miliardi di euro di investimenti globali entro il 2027, con una quota significativa destinata all’Africa (3). La Cina ha erogato prestiti e finanziamenti ai governi africani cumulativamente per centinaia di miliardi di dollari tra il 2000 e il 2023, sebbene negli ultimi anni i flussi annuali siano leggermente diminuiti (4). Anche Stati Uniti e Russia mantengono una presenza strategica: gli USA con infrastrutture chiave e accordi commerciali nell’ambito della PGII, la Russia concentrata su energia, materie prime e partnership militari; le cifre sono meno trasparenti e variano progetto per progetto, ma il divario con l’Italia resta evidente (5).
Il paragone interno è ancora più impietoso. Il PNRR italiano mobilita 194 miliardi di euro in cinque anni, circa 39 miliardi l’anno, per una popolazione di circa 60 milioni di persone. Il Piano Mattei, rapportato alla popolazione africana, equivale a meno di 1 euro a persona all’anno. Il solo Superbonus edilizio italiano è costato oltre 120 miliardi: l’equivalente di centinaia di Piani Mattei annuali.
Il punto non è negare la legittimità degli interessi italiani in Africa, pur riconducendoli al ruolo di media potenza, quanto smascherarne la retorica. Non si può parlare di “partnership strategica” quando l’intervento, dal punto di vista economico, è marginale per chi lo riceve e soprattutto funzionale a chi vuole soltanto fare bella figura.
Addis Abeba, sede dell’Unione Africana, diventa così il palcoscenico ideale: grande simbolismo multilaterale, ma pochi miliardi sul tavolo. E il richiamo a Mattei, invece di evocare la rinascita economica dell’Italia antifascista, finisce per diventare solo un’etichetta rassicurante o peggio ancora nostalgica.
Più che una svolta storica, il Piano Mattei appare come una politica simbolica ad alto rendimento interno, con molta enfasi e risorse che, alla prova dei numeri, restano poco più che briciole.
Ma ‘ndo vai / Se l’Abissinia non ce l’hai. E neppure una Lira, anzi un Euro.
Carlo Gambescia
(2) Qui: https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2025/11/ANNUAL_REPORT_2024_AICS%20rev25_WEB.pdf .
(3) Qui: https://www.consilium.europa.eu/it/policies/global-gateway/ .
(5) Qui: https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/issue-brief/doing-as-the-romans-do-recommendations-for-the-infrastructure-development-agenda-for-italys-g7-presidency/ ; https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-continuita-e-cambiamenti-sotto-trump-2-0-202485; https://aspeniaonline.it/risorse-sanzioni-influenza-le-incognite-russe-in-africa/ .





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