sabato 24 novembre 2018

Le radici  metapolitiche  dello scontro  tra l' UE e l' Italia  di Salvini e Di Maio
Comunità  e  contratto 





Comunità e contratto sembrano concetti astratti, ma in realtà  non è così.  Mi è capitato di scoprire. durante lezioni e conferenze,  che l’uditorio, soprattutto se composto di giovani  non ne  capisse il contenuto, né  in particolare il  valore esemplificativo, quando e se concettualmente applicati all’analisi metapolitica  della politica.  

Ad esempio   - il lettore sorriderà,  perché vado a sempre a parare  da “certe parti” -    il Governo giallo-verde   crede nell'idea di   comunità, e infatti vuole fare cartastraccia del contratto europeo.
Salvini e  Di Maio, nonostante abbiano firmato un contratto di governo (classico omaggio del vizio alla virtù), ragionano secondo lo stesso  schema che a suo tempo, oppose Robert Filmer,  difensore di una società patriarcale, da Adamo ai monarchi inglesi,  fondata sulla comunità-famiglia, comandata da un Padre-Dio,  e John Locke, che invece teorizzava, il libero contratto, anche politico, tra individui liberi,  non   legati o frenati  da  alcuna comunità organica. 
Sicché, per venire al punto,  il  nazionalismo -  oggi si chiama sovranismo… -  non è che una sopravvivenza  di un pensiero fondato sull’idea di comunità: la nazione come grande famiglia per la quale ci si deve sacrificare, se occorre, come in guerra, addirittura  donando la propria vita.
Naturalmente, semplifico.  Ad esempio,  i vari Risorgimenti nazionali dell’Ottocento, tra cui quello italiano, furono forme miste di  comunità-contrattuali: mescolanza di  tradizione (la comunità) e modernità (il contratto).  Esiste anche in politica, quindi,  un problema, come in chimica, di predominanza o equilibrio, in una determinata formula-sostanza,  di un elemento  sull’altro. 
Però, ecco il punto, alla radice, un pensiero comunitario resta tale. Soprattutto, in occasione delle  prove di forza.  Quindi, per capirsi, coloro che votano allegramente  Cinque Stelle o Lega, potrebbero ritrovarsi  un giorno  - certo, è un’ipotesi -  con un fucile  tra le mani e una divisa militare addosso.  Perché la grande famiglia, dunque la comunità, impone, come detto,  grandi sacrifici, persino quello della vita.  Comunità, non significa solo reddito di cittadinanza,  ma anche, come recitava la propaganda fascista, arcicomunitaria:  "Credere Obbedire Combattere".  
Ripeto, il comunitarismo, una volta che si è accettata la sua logica, non fa alcuno sconto. Si pensi, come dicevo all’inizio,  alla differenza di approccio, a proposito della legge finanziaria (per chiamarla all’antica),  tra l’Italia e l’UE.  Bruxelles chiede il rispetto del contratto (semplifichiamo), come  si trattasse di un rapporto commerciale  tra due macro-individui, Roma, vuole sottrarsi, evocando le ragioni, non commerciali,   di una  macro-comunità, l’Italia. 
Ovviamente, il Governo giallo-verde, si nasconde, neppure tanto bene,  per ora, dietro le ragioni commerciali della crescita economica, eccetera, eccetera,  ma alla radice la sua logica è comunitaria. Difficilmente, UE e Italia  potranno intendersi, a meno che uno degli attori non decida di  fare un passo indietro.

Si dirà, ma l’idea europea, non rinvia anch’essa a un’idea comunitaria? Sì, ma anche in questo caso, sfrondata dalla sua retorica,  la radice della logica UE rimanda al contrattualismo.  
I concetti sociologici, come quelli di contratto e comunità sono utilissimi  perché  racchiudono una valenza metapolitica, nel senso delle regolarità, cioè di fenomeni che si ripetono  e che rispondono a una loro logica interna, spesso inesorabile.
Il lettore, come gli studenti di cui parlavo all’inizio,  si e mi chiederà la ragione precisa dell' asserzione.  Presto detto. Perché i concetti di contratto e comunità  consentono di ricondurre l’analisi della politica al suo grado zero, al raffronto tra fattori elementari, racchiusi, per l'appunto,  in concetti, nudi e crudi (per così dire),  privi di qualsiasi valore retorico.
E cosa ci dice il grado zero?  Uno, che storicamente,  in termini di  danno sociale,  il contrattualismo  è meno pericoloso del comunitarismo. Due, che se si accetta la logica comunitaria,  non si può poi sfuggire alle sue conseguenze, buone  e cattive: dal  reddito di cittadinanza all’elmetto chiodato.
Credo, non ci sia altro da aggiungere.  Qui terminano le terre conosciute della metapolitica.  Hic sunt leones.

Carlo Gambescia