martedì 26 maggio 2015

Elezioni spagnole di domenica scorsa, 24 maggio 2015.  Intervista a Jerónimo Molina
Fine di un ciclo




Jerónimo Molina  è professore di Politica Sociale  presso l’Università di Murcia. In lingua italiana sono usciti alcuni suoi studi, tra i quali ricordiamo il brillante saggio  su  Röpke. È uno spagnolo alto, elegante, dall’eloquio fluente e riflessivo.  Lettore onnivoro...   Assistere, come mi è capitato a una sua lezione, è come  osservare un cervello al lavoro. Uno spettacolo. Fortunati i suoi studenti.    Gli rivolgo alcune domande sul terremoto politico di domenica. Siamo amici,  anzi più che amici...  Però  userò il lei.  Siamo tutti e due all’antica.
Professore,  i popolari spagnoli,  salutano e non ringraziano gli elettori...

Buona battuta. Il presidente Rajoy  ha praticamente  affondato il suo partito. Si pensi alle grandi promesse elettorali:  di  abbassare le imposte, di  cambiare o modificare  le  leggi, ideologicamente faziose,   di Zapatero ( laicismo educativo-scolastico  imposto dall’alto; matrimonio omosessuale,  aborto quasi libero), di  riorientare la politica contro il terrorismo.  Lungi dal far questo, il Partito Popolare ha massacrato  fiscalmente le classi medie,  ha recepito l’ingegneria sociale à la Zapatero, giudicata intoccabile e ha iniziato a scarcerare i terroristi dell’ETA, per giunta   in modo massiccio e ricorrendo ad argomentazioni puramente legalistiche.  Sullo sfondo, purtroppo, di una inarrestabile corruzione politica...  Una tragedia.

Ma siamo in Italia o in Spagna? Il quadro da lei tracciato,  ha per me, italiano, qualcosa, di  familiare... 

Non mi piace giudicare gli altri.  Poi amo molto l’Italia. Alcuni miei lavori, come lei  ha ricordato sono usciti nella lingua di Dante.   E talvolta, come un soldato del Tercio, mi piace ripetere a me stesso:  “España mi natura, Italia mi ventura, Flandes mi sepultura”... Però  atteniamoci alle elezioni spagnole...  Dell’Italia,  parleremo un’altra volta. E  bene. Magari in occasione di un mio viaggio a Roma.

Capisco...  Ne sarei felice.  Torniamo a noi:  i socialisti?  

Per gli stessi motivi,  il PSOE non ha recuperato voti. Anzi.  Se il Partito Popolare è in  grave crisi di identità,  come del resto comprova questa famosa osservazione di Rajoy: “Chi sogna  un  PP conservatore o  liberale si prepari a fare i bagagli”,  anche il PSOE non è da meno.  Ha mostrato di non avere alcuna strategia. Infatti  imitare, e malamente,  il giovanilismo e la demagogia  della nuova sinistra, emergente,  non ha dato il risultato sperato. Del resto otto anni di Zapatero sono una eredità pesante.  Difficile risollevarsi.

Quindi largo alle forze politiche giovani...  Che ne pensa della vittoria di PODEMOS?

Sotto questo aspetto, il successo di PODEMOS é  indiscutibile.  Soprattutto perchè  poggia su un discorso politico, come in Spagna  non  si vedeva da anni.   Resta da capire,  nonostante  la retorica bolivarista dei suoi dirigenti - quasi tutti professori universitari che non brillano per  preparazione - fino a che punto PODEMOS riuscirà a  insediarsi nella Spagna rurale.

Perché?

La Spagna,  più o meno come altri paesi europei,  è una nazione in declino. Principalmente culturale.  Però non fino al punto  di accettare senza ribellarsi  la proibizione delle processioni  della Settimana Santa!  Anche se...   

Cosa vuole dire? 

Ad esempio,  Siviglia,  si pensava,   potrà  accettare  la sparizione di 1000 milioni di euro, frutto di corruzione interna al partito socialista,  ma  non il fatto  che la candidata di PODEMOS a presiedere  la Giunta Andalusa   potesse  porre  dure  obiezioni laiciste  al culto della  Vergine della Macarena...   Invece,  rischiamo  di dover  vedere  anche questo...   Di sicuro, il maggior apporto  dell’Università spagnola -  a voler essere onesti, solo  di una parte  -  sembra essere quello di un gruppo di professori, che senza capire bene come,  si sono trasformati  in pseudo-consiglieri -  se non addirittura in aspiranti capi e capetti -   di  Evo Morales, Chavez o Maduro locali:  tutti  rivolti  “a manomettere la  Costituzione del 1978”.           

C’è anche un  altro partito che ha vinto le amministrative...

Sì, Ciudadanos o  Ciutadans.  Si tratta di un partito di centrodestra,  nato in Catalogna quale reazione alla politica di apartheid antispagnola del nazionalismo catalano.  Non si può capire la nascita di questa forza politica,  senza conoscere dettagli come la proibizione delle corride in Catalogna e l’impossibilità di studiare spagnolo nelle sue  scuole pubbliche.  Ideologicamente indefinibile, Ciudadanos  si propone di  parlare  alle classi medie, nel tentativo di  riunificarle.  In meno di dei mesi, come partito,  è riuscito a darsi una struttura nazionale.  Il suo leader ha sostenuto che nessun nato prima del 1978 (anno di approvazione della Costituzione vigente)  dovrebbe dedicarsi alla politica...   Insomma che tutto ebbe  inizio nel 1978...   Ma è serio sostenere certe tesi?  Chi le ricorderà, tra un  mese o un anno?  Oppure quando si voterà a novembre per le politiche?  Mah...

E sul piano esplicativo? Perché  questa crisi?  Può approfondire?

Diciamo che la tesi preferita e ricorrente è quella delle due Spagne.  In effetti, il voto urbano va a sinistra,  il rurale no.  Però, si tratta di una tendenza che risale alla Rivoluzione francese... Nulla di nuovo sotto il sole.   Inoltre, il voto  “conservatore” (intendendo con questo termine il voto ai partiti classici: PP e PSOE)  predomina  nelle fasce  di età  dei  45-50 anni,  mentre i più giovani preferiscono i partiti cosiddetti emergenti. 

Quindi, se le cose stanno così, non si può parlare di fine del bipartitismo?

Certo. Perchè farne il capro espiatorio di tutti i mali spagnoli, quando più del 50 per cento  dei voti si concentra sui due partiti principali, PP e PSOE?  Casualmente, proprio in questi giorni sto leggendo la teoria dei periodi politici di  un suo illustre concittadino, Giuseppe Ferrari...

Giuseppe Ferrari, un grande pensatore sociale.  Purtroppo, ecco la riprova che  nessuno è profeta in patria... Da noi, in Italia,  è finito  nel dimenticatoio... Perciò fa   piacere che qualcuno ancora lo legga e apprezzi.   Comunque diceva?  

Scrive Ferrari: “ad ogni trentennio un nuovo dramma si presenta […] e si risaliamo più oltre, noi vedremo i governi regolarmente rovesciati a capo di trent’anni da mutazioni dove tutto cambia, dalla favorita del re sino al suo confessore”. ..  Come non trovare conforto in tali  parole.   Tutto sommato, il  “dramma”  delle elezioni di domenica,  per molti una specie di maremoto dalle conseguenze incalcolabili - da Rajoy all’ultimo deputato o consigliere regionale, orfani del loro modus vivendi  -   non è che una normale conseguenza...

Io direi “costante”...

Giusto. Una “costante” politica, o metapolitica, se preferisce... Sono suo lettore...

E anche traduttore...  Lasciamo però perdere i birignao tra di noi... Che ai lettori..

Certo. Dicevo, per riallacciarmi, alla saggezza politica di Ferrari, che si tratta  di una costante della vita politica: il rinnovamento delle élite.  Che pertiene non soltanto alla politica  democratica o partitocratica. Ma al “politico”: ogni trenta o quarant’anni  il contado  cambia... e cambiano anche i contadini che di esso fanno parte. Parafrasando Pessoa, se guardo al presente con attenzione, scopro che è già passato.

Conclusioni?

Siamo dinanzi  alla lex aeterna del ciclo politico.  Il passato che in qualche misura  torna sempre.  Le elezioni di domenica costituiscono una ulteriore  tappa  verso  la “degradazione” pluralista  del potere dello Stato: dopo Franco,  piaccia o meno, lo Stato Amministrativo, lo Stato delle classi medie, eredità della dittatura,  è finito nel tritacarne della  democrazia .  Insomma,  il ciclo politico spagnolo,  iniziato nel  triennio 1976-1978,  sventolando la bandiera del  decentramento,  ora   rischia di  ammainarla,  dinanzi alle devastanti  tendenze  centrifughe, insite nel sistema stesso.  Infine,  alla tensione separatista o indipendentista,  “marchio di fabbrica”, come appena ricordato, della Costituzione vigente,  va   sommata la tensione  di un sistema  di fatto ingovernabile per la estrema frammentazione partitica,  ma anche a causa della  nascita e sviluppo  di partiti  che si basano, come dire,  sul  cupio dissolvi  dell’ auto-odio spagnolo.  
( a cura di Carlo Gambescia © )   



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