lunedì 15 giugno 2020

“Linea settimanale”, l’appuntamento del lunedì…

Il numero 16  è scaricabile gratuitamente  qui:





Editoriali, articoli, servizi di
Carlo Pompei,  Carlo Gambescia,
 Federico Formica, Roberto Pareto...

sabato 13 giugno 2020

Giuseppe Conte e il populismo penale
Chi è causa del  suo mal pianga se stesso

Epidemia colposa? E terremoto colposo, perché no? Ciclone colposo? Caduta colposa di meteoriti?  E cosi via?  Nel clima istituzionale avvelenato dalle tossine populiste  gli eventi naturali  sono ormai diventati risorse politiche: corpi contundenti per colpire  e far cadere l’avversario. 
Non si pensi perciò, come nel caso di  Conte “audito” dal Pm di Bergamo,  che il ruolo dei magistrati  sia all’insegna della neutralità politica.  Un Pubblico Ministero populista fa politica come tutti gli altri. Di conseguenza, che nella rete del populismo penale finisca anche un leader populista, un Avvocato del Popolo è cosa, questa sì, prevedibile.  
Per quale motivo? Perché il populismo, ormai svolge, ma con effetti nefasti, il compito che un tempo assolveva egregiamente il liberalismo.  Quale compito? Quello di una specie di filosofia politica capace di accomunare tutte le forze politiche.
Con una differenza però, e non lieve:  se il liberalismo aveva al centro della sua  filosofia l’individuo, entità reale e concreta, il populismo ha il popolo: un’ entità misteriosa e inquietante che oggi  detta l’agenda di tutti i partiti, anche, come anticipato, del “partito” dei giudici.  
Sono riflessioni piuttosto amare per chiunque creda nelle idee liberali. Ma purtroppo così è. 
Si pensi alla gestione della crisi Covid: la prima epidemia al tempo del populismo (cosa che andrebbe studiata accuratamente)  Il governo ha  posto  la “salvezza”  del  popolo, di “tutto” il popolo,  al primo posto,  sicché sono state prese misure inaudite dal punto di vista delle libertà individuali.  Dopo di che, dal momento che per i noti limiti umani e sociali non si può prevedere né programmare tutto, si sono  inevitabilmente commessi  errori, che  giudici, altrettanto populisti, come le forze che governano, hanno tramutato in reati contro il popolo. In questo modo, si è scelto consapevolmente di  sacrificare l’individuo, nel caso Conte, ma poteva toccare a chiunque altro, partorendo un  concetto al tempo stesso pseudo-giuridico e pseudo-scientifico come quello di epidemia colposa.
Pseudo-giuridico perché un’epidemia è un evento naturale, biologico se si vuole, dalle caratteristiche mutanti,  che  non si può prevedere né gestire, proprio come un terremoto.  Di conseguenza  processare un governo perché non ha previsto ciò che non era possibile prevedere e semplicemente  assurdo.  
Probabilmente sono stati commessi errori organizzativi, che però, come prova la teoria sociale degli effetti perversi di ricaduta sociale delle decisioni politico-amministrative,  sono frutto, per così dire, di buone intenzioni. Detto altrimenti: quando  si veicola  tra le masse  -  principale caratteristica del populismo -  l’idea del governo onnipotente, resta poi  difficile difendersi dalle critiche di coloro che vi hanno creduto. Anche sul piano giudiziario.
A Giuseppe Conte  “audito” dai giudici, si addice  un antico adagio: chi è causa del  suo mal pianga se stesso…
Carlo Gambescia                

venerdì 12 giugno 2020

Nessuno tocchi la statua di Montanelli! 
Lupi umanitari


Come  sono buoni i lupi umanitari…   Come sorridono nella foto sotto il titolo… (*).  Si fa per dire, ovviamente. 
In realtà, i Sentinelli  di Milano  rappresentano  il razzismo dell’antirazzismo. Un fenomeno che, sociologicamente parlando, si chiama sociocentrismo: un certo gruppo sociale - quindi una microsocietà -   si autodichiara depositario della verità e designa come nemico chiunque sostenga idee contrarie, ieri, oggi, domani, sempre, ponendosi  al centro del processo di ri-cognizione sociale, dettando regole di comportamento.    
Il  sociocentrista, anche quando in teoria si batte per cause in linea di principio giuste,  tende  in pratica ad assolutizzarle. E quanto  più cresce  l’intransigenza con cui si difende la  causa,  tanto più  si mette in pericolo l'altrui libertà. Di regola, la forma mentis del sociocentrista  rinvia al  tipo setta o al movimento oppositivo allo stato nascente.    
L’umanitarismo, in linea di principio giusto, come nella sua storica battaglia contro lo schiavismo, si trasforma  nel suo contrario quando nella pratica, da fatto collettivo diventa fenomeno settario o puramente oppositivo. Insomma, quando non riconosce più all’avversario, trasformato in nemico assoluto, la comune appartenenza al genere umano. 
I Sentinelli pertanto, da par loro,   chiedendo l’abbattimento della statua di Montanelli,  sono perfettamente coerenti con i principi umanitari da  tipo setta che difendono.  Il  che spiega il disconoscimento  nei riguardi del giornalista circa la sua “qualifica” di  membro del genere  umano, per così dire la sua indegnità.   
Non abbiamo usato a caso il concetto di “qualifica”, perché il sociocentrismo attribuisce “qualifiche” negative e positive in base ai valori che esso professa.  La “qualifica” è un’attribuzione culturale, una sovrapposizione,  che dipende dal tipo di cultura in cui si crede.  Qualcosa di relativo a.
E qui veniamo al punto: essere antischiavisti ( o altro, ad esempio femministe) alla fine del Settecento aveva un preciso senso storico: il principio di umanità a quel tempo imponeva l’eguaglianza, dal momento che l’umanitarismo illuminista non aveva ancora vinto la sua battaglia.
Ma oggi, dopo che le leggi hanno recepito il concetto di eguaglianza? Insomma,  in qualche misura,  il sociocentrico può apparire anacronistico, quindi ridicolo. Anche se resta pericoloso...  Si rifletta, che senso storico può avere una  battaglia del genere?  Se non quello, assolutistico, di usare l’umanitarismo come una volgare risorsa politica  per conquistare il potere e rimodellare la società  secondo altri valori?

Valori -  attenzione -  che hanno un nome preciso: antioccidentalismo, anticapitalismo, antiliberalismo. Insomma, per ironia della storia, l’umanitarismo illuminista si è tramutato  nell’oscurantismo dei distruttori di statue. Nel suo esatto contrario: il talebanismo, professato in Occidente, quantomeno come forma mentis, dal lupo umanitario.  
Nessuno tocchi la statua di Montanelli!  Tutti a difenderla! Perché sono in gioco i valori liberali della civiltà Occidentale.

Carlo Gambescia

(*) Fonte:  http://isentinelli.it/ 

giovedì 11 giugno 2020

Post Covid e  Tribunali
In attesa della "sospensione feriale"…

Ieri sera ho avuto la possibilità  di toccare con mano tutta la gravità della  crisi della  giustizia post Covid.  Come?  Andando   a cena  con alcuni amici avvocati, cena in principio  organizzata  per ragioni strettamente goliardiche, che però si  è trasformata in una specie di psicodramma professionale collettivo, con il sottoscritto come confessore sociologico.
In pratica, al di là delle dichiarazioni  di circostanza di Ministri e Procure,  i tribunali non funzionano più:  le cause in remoto via collegamento  internet o tramite invio di testi scritti  sono una specie di  punto di interrogativo e soprattutto dipendono, per l’iter, dall’auto-organizzazione delle varie procure e sezioni, che però  gestiscono  la situazione con criteri degni della casta dei bramini indiani.
Di qui lentezza, incertezza, errori.  Salvo  che sulle prossime vacanze estive, che molte Procure sembra vogliano comunque godersi in turnazione. 
E gli avvocati?  Quelli seri, che sono la  stragrande maggioranza, sono preoccupatissimi, e  non solo dal punto di vista deontologico.  
E qui vengo al terribile  sfogo  degli amici legali,  sfogo che ha tramutato una serata goliardica in una specie di funerale. Perché?  Per la semplice ragione, che gli avvocati   -   a cena, erano presenti solo  amici civilisti -   sono costretti a perorare presso gli assistiti per i procedimenti in corso,  fin dove possibile,  la composizione extragiudiziale.  Insomma,  si consiglia di  chiudere, e in fretta, anche  a costo di rimetterci tutti, avvocati e assistiti,  come per le cause in riassunzione.  Una prosecuzione che nelle condizioni attuali imporrebbe una durata processuale lunghissima dai costi proibitivi, non sopportabili da una “clientela media”, né ricca né povera, quella che le statistiche, indicano come la più reattiva,  anch’essa ora attanagliata dalla crisi post Covid.  E, tra l’altro, sembra  che già fiocchino  le insolvenze, ancora più dolorose per gli studi con l'Imu alle porte.
In pratica,  gli avvocati che hanno a cuore la giustizia, sono costretti a optare per l’ingiustizia e gli assistiti ad adeguarsi, anche perché vittime della stessa pesante stretta economica, provocata dall’indecente Governo populista, presieduto, colmo dei colmi, da un Avvocato del Popolo, secondo la nota autodefinizione di Giuseppe Conte.      
Si dirà che si tratta di storia antica. Certamente. Però  l’emergenza Covid ha tremendamente moltiplicato i tempi per avere  una  giustizia giusta.  È anche vero - cosa che a tavola è venuta fuori  -  che paradossalmente,  alla lunga,  la situazione di stallo  potrebbe influire positivamente sui tassi di litigiosità…  Resta però il fatto che al momento la crisi  si traduce in una  situazione a dir poco incresciosa per gli avvocati seri come per i cittadini onesti.    
Ieri ho raccolto mio malgrado le confidenze di amici civilisti, molto amareggiati, per se stessi e per gli assistiti.  Ma nel penale sembra che  le  cose  vadano persino peggio: il che è  gravissimo, soprattutto quando   sia  in gioco la libertà delle persone.
E i giudici? Come detto, pensano alla “sospensione feriale”…

Carlo Gambescia  

            

mercoledì 10 giugno 2020

Politica e demagogia
Laura  Boldrini in ginocchio…

Cosa distingue la buona politica dalla cattiva?  I risultati? O se si preferisce il successo, che si misura in termini di consenso? Anche Mussolini ebbe i suoi momenti di gloria....
In realtà, nelle democrazie il consenso è labile, dal momento che le folle, soprattutto quelle elettorali, sono volatili,  divise e inclini al richiamo demagogico. Non per nulla,  per metterla sul dotto,  Aristotele non distingueva tra demagogia e democrazia. Pari erano. E sono, 
Pertanto un buon politico ( che quindi fa una buona politica) la prima cosa che dovrebbe  evitare  è la demagogia.   
Che cos’è però la demagogia?   È la  semplificazione della politica.  Il demagogo propone soluzioni facili per ogni cosa. Un esempio di demagogia allo stato puro è rappresentato dal Mein Kampf di Hitler,  sintetizzabile nel formula  “per risolvere il problema tedesco, basterà eliminare tutti gli ebrei, colpevoli di tutti i nostri mali”.  In questo senso l’antisemitismo è una forma di demagogia, come ogni specie di etnocentrismo, quindi di razzismo,  che designa nello straniero, in modo altrettanto semplicistico,  il male assoluto.
Dove vogliamo andare a parare?  Che  anche coloro che si oppongono, pur giustamente,  al razzismo, rischiano la deriva demagogica. Ad esempio, una Laura Boldrini che si inginocchia alla Camera, per commemorare l’afroamericano George Floyd  pecca di demagogia.  
In primo luogo, perché l’Italia  ha una storia profondamente diversa dagli Stati Uniti; in secondo luogo, perché in questo modo si rischia di provocare reazioni razziste di segno contrario.
Insomma, è  più che evidente che Laura Boldrini, proprio come Salvini  sull’altra sponda,  cerca lo scontro politico a tutti i costi. Come?  Evocando - ecco la grande semplificazione -   con gesti plateali e fuori contesto, come l'inginocchiarsi,  la  gigantesca  lotta dei buoni (gli antirazzisti) contro i cattivi (gli antirazzisti).     
Attenzione, ciò non significa che il razzismo debba essere giustificato, o peggio ancora difeso. Per farla breve,  che i razzisti siano buoni e gli antirazzisti cattivi. Assolutamente no.   Quel che va evitato è l' uso dell’antirazzismo  come risorsa demagogica.  Una scelta sbagliata, istituzionalmente sbagliata,  che  può innescare, come del resto sta già accadendo,  una  spirale di odio capace di avvelenare e polarizzare  il clima politico.  Riprova?  Come ha risposto l’estrema destra di FdI al gesto della Boldrini?

«"In Parlamento non ci si inginocchia, l’istituzione deve restare in piedi sempre. Nessuno, inoltre, a sinistra si era mai inginocchiato per la morte di Pamela (la ragazza 18enne stuprata, uccisa e smembrata da un nigeriano nel 2019, ndr), per quelle delle Forze dell’ordine o per i tanti italiani che si stanno togliendo la vita per la grave crisi economica dovuta al Covid-19. Invece di fare questa sceneggiate, la sinistra al governo pensi a risolvere i tanti problemi dell’Italia”» (*).

Dichiarazione, come si può facilmente intuire, altrettanto demagogica, dal momento che  verso le  istituzioni parlamentari FdI  non ha mai mostrato di nutrire maggiore rispetto, come in occasione del dibattito sul Mes (**).  E che dire del richiamo in puro stile missino alle Forze dell’Ordine? Forze capaci, invece, durante il Covid, di  perseguire  addirittura i runner?   E del film ( o "sceneggiata", a volere essere giusti) sui suicidi di massa?  Mah...
Per non parlare della difesa, certo  non esplicita, del “Vendicatore” di Macerata: un autentico razzista, ridotto invece dalla destra  a caso psichiatrico una tantum. Una tesi, sviluppata a suo tempo dalla stampa di area ("Libero", "Giornale" eccetera), imperniata sull' amplificazione demagogica,  in  linea con il peggiore razzismo da storia a fumetti,  del   ruolo, pur orribile,  dello  spacciatore nigeriano omicida di Pamela.          
Grandi semplificazioni.  Che non aiutano il corretto funzionamento della democrazia liberale. Un Giolitti, un De Gasperi, un Turati,  un Moro sono tuttora luminosi esempi di una eccellente  politica antidemagogica, contraria a ogni semplificazione. Modelli, purtroppo, che  oggi  nessun politico  ammira e imita.  E si vede.

Carlo Gambescia                 



martedì 9 giugno 2020

Il piano Colao
Tasse, tasse, tasse...



Sta tornando a galla, per parafrasare Marx, la peggiore merda (pardon), però statalista. Le anticipazioni del piano Colao, pubblicate da Adnkronos (*) sono terrificanti.  I sei punti di rilancio prevedono il “rilancio” in grande stile della legiferazione e regolamentazione nei settori delle Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie. Roba da Grande Fratello (quello di Orwell...): praticamente, si vuole intervenire in  ogni ambito economico e sociale, come se l’emergenza Covid-19 non dovesse finire mai. Dove si prenderanno i soldi? 
Ad esempio, per favorire il reinsediamento economico in Italia di imprese italiane, si parla di incentivi fiscali e finanziamenti, nonché dell' "istituzione di un'Agenzia statale unica competente a gestire tutte le pratiche legate al reinsediamento". Roba da economie autarchiche. Chi pagherà? Il cittadino. Tasse, tasse, tasse. 
Ma c’è di peggio si va dall’ introduzione dell’equo canone d’affitto (“Griglia di quote di riduzione di canone a seconda delle situazioni (es. 50/50 - 60/40”)  al  turismo  italiano assistito (“Valorizzare il potenziale inespresso dell’offerta del Paese, incentivando la bassa stagione, definendo con anticipo i calendari scolastici”). Chi pagherà?  Il cittadino. Tasse, tasse, tasse.  
L’idea centrale ed errata del piano Colao è che il Covid debba durare a lungo, o addirittura per sempre, imponendo così l’intervento ventiquattr'ore su ventiquattro dello stato.  Come?  Legiferando e regolamentando tutti i settori economici e non economici. Per fare un esempio, lo smart working, in sé, può essere discusso: non è un problema se lasciato alla libera decisione delle imprese. Può invece diventarlo, quando,  come si legge nel Piano Colao,  si vuole istituire una

« “disciplina legislativa dello smart working per tutti i settori, le attività e i ruoli (manageriali e apicali inclusi) compatibili, con attenzione alla pari fruibilità per uomini e donne, che lo qualifichi come opzione praticabile per aziende e lavoratori, in particolare nell’ottica della creazione di nuova impresa e/o nuovi posti di lavoro; disciplinare la possibilità, consentita nella fase di emergenza e post emergenza, di accesso preferenziale allo Smart Working per il sostegno dei figli nei primi gradi della scuola (fino ai 14 anni)". Nel breve periodo, si legge nel rapporto, bisogna "promuovere, nella Pa come nelle aziende private, l’adozione di un codice etico dello Smart Working con specifica considerazione dei tempi extra lavorativi (tra i quali impegni domestici e cura della famiglia) e in ottemperanza alla L. 81/2017 (stesse ore lavorative e giornate come da contratto nazionale), con l’obiettivo di massimizzare la flessibilità del lavoro individuale, concordare i momenti di lavoro 'collettivo' (da tenersi in orari standard, rispettando la pausa pranzo, i weekend e le regole previste per il lavoro straordinario), adottare sistemi trasparenti di misurazione degli obiettivi e della produttività al fine di valutare la performance sui risultati e non sul tempo impiegato (meno misurabile e non rilevante nel lavoro agile)”».

Come si può capire  l’ennesimo “casermone” legislativo e statalista  sotto la maschera del "Codice Etico", dello  stato "alleato delle imprese",  del "Volano ambientale"... Tutte misure che, se adottate, inevitabilmente imbriglieranno   l’economia ed eleveranno  il costo del lavoro. Come del resto ammette lo stesso documento, a proposito del  "distanziamento".

«“L'adozione di misure organizzative dirette ad attuare i protocolli di sicurezza, e il principio del distanziamento, si sottolinea ancora nel rapporto, ‘comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni, maggiorazioni per lavoro festivo), così come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute. Si tratta di intervenire (…) per evitare o minimizzare questo aumento del costo del lavoro, senza incidere sulle maggiorazioni spettanti da contratto ai lavoratori” ».

E come?  Tasse, tasse, tasse.  Altro che  stato amico del cittadino...  Per non parlare della legiferazione a gogò, legata all’ossessione ambientalista,  basata, come si legge,  sull’incentivazione del trasporto collettivo gestito però  dal settore pubblico,  notoriamente incapace di risolvere qualsiasi problema in materia.  Insomma, sprechi e  tasse,  tasse e sprechi... 
Ripetiamo,  il piano Colao vuole imbrigliare l’Italia o peggio ingessarla, massacrando i cittadini  di tasse,  perché, nonostante le belle promessi stataliste,  nessun pasto e gratis...   E per giunta, quel che è peggio, si ragiona ( o sragiona)  come se l’emergenza  Covid-19  non dovesse finire mai…   Terrificante.

Carlo Gambescia    

lunedì 8 giugno 2020

Linea settimanale n. 15 

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