venerdì 16 giugno 2017

La bagarre sullo ius soli al Senato
Razzisti vs umanitaristi, la solita storia...


La Lega e i gruppuscoli neofascisti si battono per lo ius sanguinis, agitando il  vessillo della civiltà dell’uomo bianco. Sull’altra sponda,  sinistra e dintorni, si difende lo ius soli evocando, con pari forza,   un’altra bandiera, quella della battaglia di civiltà.
Chi ha ragione? Chi torto?
Diciamo  subito che sul piano organizzativo, la scelta dello ius soli, in un'Italia politica che si rifiuta di controllare i flussi migratori, rischia  di produrre conseguenze disastrose sul piano economico e sociale:  chi fugge  in Italia non sceglie il Belpaese, dopo un attento studio del mercato del lavoro italiano.  Chi fugge, scappa e basta…  Pertanto,  accogliere tutti,  senza tenere conto delle leggi della domanda e dell’offerta di lavoro fa tanto Mandela  e Madre Teresa, ma resta decisamente pericoloso sotto il profilo della stabilità politica e sociale.  E lo  ius soli,  nessuno si offenda,  appare come un invito esplicito a “scappare” in Italia. Al viaggio premio, insomma.
Mentre sul piano morale, la difesa dello ius sanguinis, nel nome della supremazia bianca in versione italiana, è francamente ripugnante. Ci riporta a certi anni bui della nostra storia.  Ed è sociologicamente pericoloso, perché,come abbiamo più volte osservato,  la riduzione, dell' "extracomunitario" a  capro espiatorio, rischia di trasformare il semplice mugugno collettivo nell’incubo,  ben più pericoloso, della  guerra razziale e civile. Occorre, insomma,  più senso di responsabilità. E soprattutto,  evitare vergognose sceneggiate come quelle di ieri in Senato, una  manna per l'impolitico "cretino collettivo".  
Il vero problema è che né gli uni né gli altri sono autentici liberali. E quindi  hanno torto sia i razzisti, sia gli umanitaristi.  Nel senso che la cittadinanza, la vera cittadinanza, non è un fatto di ius soli né di ius sanguinis,  ma esito di una libera scelta individuale e soprattutto di grande rispetto verso i valori del paese  in cui si decide di vivere:  un  principio di scelta ragionata che ovviamente implica  il suo contrario. Ossia che si può "votare con i piedi", e trasferirsi altrove.  Ubi bene, ibi patria.
Però  -   ecco il vero nodo della questione -  il  ragionare, il  valutare, lo  scegliere, il  decidere, sono atti ponderati e individuali  che non hanno nulla in comune  con atti necessitati dalla paura, dall’angoscia,  dal timore, dal bisogno:  sentimenti che spingono profughi e clandestini alla fuga dalle terre di origine, sfidando le acque del Mediterraneo. Insomma, che c’entra tutto questo  con il diritto di cittadinanza?  Che, ripetiamo,  deve essere  una libera scelta. Frutto della ragione, non della paura. 
Certo, nell’emergenza,  li si può, anzi si deve, accogliere e sfamare. Fermo restando che le emergenze sono temporanee per definizione. E che pertanto si dovrebbe ragionare su come mettere fine allo stato di emergenza. In che modo? Puntando sul radicale controllo  dei flussi e su precise  scelte geopolitiche e militari. Decisioni però, che nessuno, da destra a sinistra,  ha il coraggio di  prendere.  E così si ripiega sulle sceneggiate in Parlamento e  nelle piazze.  Del resto, molto meglio, anzi più facile, "giocare" a razzisti contro umanitaristi. A telecamere accese e riunite, ovviamente.   

Carlo Gambescia  

giovedì 15 giugno 2017

 In libreria la  nuova edizione ampliata
( quasi il  doppio delle pagine)  
della “Tentazione fascista" di Tarmo Kunnas
A volte ritornano...




Devo molto  a Tarmo Kunnas.  All'inizio degli anni Ottanta,   insieme al Mussolini  di Renzo De Felice (il quale, tra l'altro, consigliava la lettura di Kunnas),  La tentazione fascista fu una scoperta meravigliosa (1). Capii subito che si trattava di un ottimo strumento  per capire  l’ “errore”  commesso dalle vittime dell'ipnosi  fascista, in particolare gli intellettuali. Quale?  “Identificare una concezione del mondo con una politica”. Secondo lo storico finlandese, accademicamente formatosi in Francia e Germania,   Drieu La Rochelle, Céline,  Pound e altri scrittori  si illusero “di poter identificare la cultura e lo spirito ad un’ideologia e ad un’azione sommaria”,  quella del fascismo e del nazionalsocialismo(2).  
Kunnas parla della “grande idea guida", pre-fascista, che favorì l'abbraccio mortale:  “Il rifiuto dello spirito materialista, utilitario e superficialmente razionalistico del ventesimo secolo. Ed al tempo stesso il rifiuto di qualsiasi forma di progressismo, che non ha compreso a sufficienza che la nostra civiltà tecnica, il modo di vita in auge nelle metropoli, l’esaltazione unilaterale della ‘ragione’ e della ‘bontà morale’ dell’uomo possono anche avere un’influenza negativa sull’uomo moderno”.  Un essere, “che rischia dimenticare - a causa  della sua fiducia nella ragione, nelle leggi della storia - che il vero progresso è dovuto agli sforzi individuali” (3).
Insomma, lo studio di Kunnas  non  rappresenta  assolutamente una riabilitazione del fascismo. Si tratta di un lavoro rigoroso che  smonta e rimonta i  complicati  stilemi di pensiero  che predisporranno la cultura  “tra le due guerre” - non tutta ovviamente -  a cedere  alla tentazione fascista e nazionalsocialista: dall’ irrazionalismo all’antimaterialismo morale, passando per il disprezzo delle ideologie, il culto dell’azione, la critica della decadenza, l'antiegualitarismo, il nazionalismo, eccetera, eccetera.
Se  il libro di Kunnas, ripetiamo, scritto in modo scientifico,  ha un suo lato, come dire,  di profilassi politica, lo  si può individuare nello studio accuratissimo dei tratti distintivi della catena ideologica prefascismo-fascismo. Vi si parla di stilemi tuttora presenti nella  cultura anti-liberale tout court. E qui penso al pittoresco mondo dell'anticapitalismo, del populismo, dell'ecologismo, nonché, ovviamente,  ai nostalgici del nazifascismo e del comunismo.   
Insomma, un libro fondamentale.  Non posso perciò non essere lieto della pubblicazione di una sua riedizione, anzi una vera e propria  nuova edizione, dal numero quasi doppio di pagine, curata sempre da Kunnas  per le Edizioni  Settimo Sigillo di Enzo Cipriano(4).  Editore  con il quale ho avuto l’onore di collaborare, in  anni intensi e belli.  Ne parlo in  A destra per caso (5).
Purtroppo, non ho ancora letto il nuovo libro. Prometto  che lo farò presto.  Due cose però non mi convincono. Sono semplici impressioni. Quindi nulla di togato e definitivo.    
La prima, riguarda il titolo. Il fascino del fascismo che a differenza della “tentazione”,  termine, più neutrale ( fino a un certo punto però,  perché  il vocabolo rinvia  comunque a qualcosa che si deve evitare), "tentazione", dicevo,  termine più neutrale  rispetto a “fascino”, che invece  apre al potere di seduzione  verso ciò che è  bello…  Si aggiunga pure quel disarmonico fascino-fascismo…  Se però così ha preteso l’autore,  obbedisco, come Garibaldi.
La seconda, invece rinvia alla copertina. L’allegoria sull’amicizia tra   Italia e  Germania dell’Overbeck,  anno di grazia 1828, sarà pure romantica e suggestiva,  ma,  se ci si passa l’espressione, con il contenuto del libro c’entra come i cavoli a merenda… Mi sono perciò  permesso, da vecchio collaboratore, di proporre una  post-copertina alternativa, più in sintonia (foto a destra). Agli amici lettori l’onere di scoprire, opera,  autore e anno, di un dipinto (aiutino) dedicato ai Littoriali...
Infine,  per tornare sul tema del fascino, lo storico Deakin,  a proposito dell'alleanza tra Hitler e Mussolini, parlò di brutal friendship. Ora, cosa ci può essere di affascinante nella forza, soprattutto nei suoi aspetti più brutali? Difficile rispondere.
Certo, esiste un lato oscuro negli uomini. Così come esiste, soprattutto negli intellettuali, proprio perché implumi per professione, il desiderio di sublimarlo, ricorrendo all'estetica della forza fisica.  In che modo?   Lungo un percorso scalare che  va dallo sport alla guerra, dall'arte "impegnata" alla giustificazione teorica del genocidio. Purtroppo,  quanto più un'ideologia è totalitaria tanto più resta difficile fermarsi e per alcuni sottrarsi al fascino delle uniformi e delle tempeste d'acciaio. E così ci si avvia verso la fine.   Però,  marciando e cantando...      
    
Carlo Gambescia

(1) Tarmo Kunnas, La tentazione fascista, Akropolis, Napoli 1981, pp. 308, presentazione  di Marco Tarchi, traduzione a cura di Marco Tarchi e Guidalberto Bacci di Capaci.  Il volume si avvale anche di una puntuale prefazione all’edizione italiana di Kunnas.  Con il titolo di Drieu, Céline, Brasillach et la tentation fasciste, quale  tesi di dottorato,  uscì in prima edizione in Francia nel 1972 (Les Sept Couleurs).     
(2) Ibid., p. 15,
(3) Ibid.,  p. 14. 
(4) Tarmo Kunnas, Il fascino del fascismo. L'adesione degli intellettuali europei,  Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2017, pp.  574:  http://www.libreriaeuropa.it/scheda.asp?idis=9788861481879  .                            
(5)  Carlo Gambescia e Nicola Vacca, A destra per caso. Conversazioni su un viaggio, Edizioni Il Foglio, Piombino (LI) 2010, pp. 33-37 :  http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Saggi_A_destra_per_caso.htm .

mercoledì 14 giugno 2017

Perdono le elezioni e inseguono la destra razzista

I fascio-grillini




Ci piacerebbe capire il nesso causale tra i campi Rom sulla Pontina e gli extracomunitari che attraversano il Mediterraneo, dirottati verso i centro di accoglienza. La “Sindaca” Raggi, subito allineatasi  ai contrordini  di Grillo,  si giustifica parlando  “di forte pressione” migratoria su una Roma, già piena di problemi  (i Rom appunto).    
Però, in fondo, perché stupirsi? Siamo davanti a un comportamento politico prevedibile per una forza populista come Cinque Stelle: il principio del capro espiatorio. Lo spostamento demagogico  dell’attenzione collettiva  verso un bersaglio politico di sicuro ( o quasi) successo. Tuttavia, per ora, nell' Italia degli anni Duemila,  clandestini  e  Rom si "combattono" soltanto  a colpi di mugugno. Perché,  ecco il punto,  attaccarli  evocando un casereccio Italy First,  può portare voti. 
Abbiamo usato il termine "mugugno" per una precisa ragione: finora nonostante le ricorrenti  “sparate”  di  Salvini, della Meloni e ora di Grillo,  il fenomeno del razzismo non si è  manifestato in tutta la sua estensione e pericolosità sociale. Il "mugugno", al massimo è un fattore sociologicamente "climatico", eventualmente anticipa, precede  l'atto, non segue. In qualche modo, ci informa sul fatto che il "temporale" non è ancora  scoppiato. Certo, si addensano nuvoloni all'orizzonte, si scorge qualche lampo lontano tra i monti,  tuttavia  ancora non grandina o piove... 
Innanzitutto, come informano gli  studi in argomento,  il razzismo, si diffonde  tra quelle fasce di popolazione, dove  è rilevabile  deprivazione economica e culturale. Si pensi all'esempio statunitense dei cosiddetti “bianchi poveri” che vivono, annaffiando tutto con molto alcol,  come i “neri poveri” di welfare pubblico, quando c'è,  lavori marginali e carità privata o comunitaria.  Inoltre, il razzismo  si sviluppa e manifesta attraverso concrete forme di reazione organizzata (dall’intimidazione all'omicidio), comportamenti  tesi a contendere risorse, a maggior ragione quando e se scarse, agli  appartenenti a etnie diverse da quella dominante.
Se si volesse usare un' immagine, brutale ma efficace, il razzismo  si esprime sempre  attraverso il linciaggio e la persecuzione dei membri di un'altra etnia.  In Italia, fortunatamente,  non siamo ancora a questo punto: la figura del “bianco povero”, praticamente  non esiste, dal momento che  non ci sono  italiani che contendono, magari ricorrendo alla violenza, le elemosine all’ extracomunitario davanti ai supermercati.  Naturalmente,  si registra  una crescente insofferenza sociale,  il “mugugno”, al quale abbiamo accennato: si dice che così non va, e che si dovrebbe fare qualcosa. Siamo davanti all’atteggiamento,  non di chi abbia perso tutto in favore di un  altro gruppo etnico, ma di chi teme, da un momento all'altro,  di perdere qualcosa.  
Di conseguenza,  il “mugugno”  collettivo,  in quanto atteggiamento,    non  può essere assimilato al comportamento di fatto del  gruppo organizzato che punta all’eliminazione fisica, attribuendo al suo atto   valore esemplare e/o di  risposta sistematica.
Sicché, proprio per impedire il passaggio all’atto, si dovrebbe agire con decisione sul piano del controllo dei flussi o comunque valutare il fenomeno realisticamente.  Qui però si apre un intero nuovo universo, quello dell'implementazione politica (  basata sulla "logica" del poche parole, molti fatti), che esula da questa analisi. Quel che invece  non ci stancheremo mai di ripetere è che va assolutamente evitata  la  retorica del  “capro espiatorio”, tipicamente populista,  sulla quale  invece  fanno leva -  non troviamo altra definizione migliore -  i fascio-grillini  per  riguadagnare i voti perduti.  
Gioco quindi molto pericoloso. Perché  al  “cattivismo” si oppone  per reazione una contro-retorica “buonista", propugnata, e non da oggi,  da certa  sinistra, altrettanto populista, che indica nel “razzismo cosmico” un capro espiatorio di segno diverso. 
Il “buonismo” progressista  meriterebbe un altro  articolo. Però  l’accenno crediamo  basti a far capire che tra questi estremi, come dire, di tipo "espiatorio",  si muovono gli italiani, che per ora mugugnano, e che quindi, in fondo, non sono pro né contro.  Ciò spiega l'assenza del  passaggio  all'atto.  Fino a quando ?

Carlo Gambescia                          
                   



martedì 13 giugno 2017

Comunali,  pentastellati sconfitti
Maggioritario alla francese,  che si aspetta a introdurlo anche per le politiche?



Come sempre l’Istituto  Cattaneo  svolge  bene  il suo lavoro  di studio dei flussi elettorali. E a tempo di record.  Leggiamone  le  conclusioni sulla  dispersione del voto pentastellato alle comunali di domenica scorsa:

Per quel che riguarda, infine, il bacino dei candidati M5s si osserva una dispersione in tante direzioni diverse". E' quanto sottolinea l'istituto Cattaneo alla luce dell'analisi dei flussi di voto a Alessandria, Pistoia, Piacenza, Padova e La Spezia. "Ad Alessandria la candidata del centrosinistra Maria Rita Rossa, ripresentandosi al voto, mantiene la gran parte del suo elettorato del 2012 con lievi perdite verso il candidato di centrodestra, verso il candidato "grillino" e verso i candidati "civici" ma non, a dispetto di quanto accade nelle altre 4 città analizzate, verso l'astensione. "Il bacino del candidato 2012 del M5s (Malerba) in prevalenza si riversa sul nuovo candidato M5s (Serra) cedendo qualcosa al centrodestra. Allo stesso tempo, Serra rosicchia qualcosa al centrosinistra", spiega l'Istituto Cattaneo che aggiunge: "Gli elettori che nel 2013 votarono per il M5s si sono oggi dispersi in tante direzioni diverse: astensione, candidato grillino, candidato di centrodestra e candidato di centrosinistra"


Perfetto. Finalmente una buona notizia.  Però il vero punto della questione, al di là della disaffezione dell'elettore pentastellato, è un altro: mettere in sicurezza il sistema politico, favorendo la  non trasformazione dei voti anti-sistemici in seggi parlamentari.  Come? Introducendo il maggioritario con il doppio turno alla  francese.  Per quale ragione?  Intanto, perché, come è evidente,   il sistema elettorale maggioritario simil-gallico che regola il voto nei comuni italiani,  penalizza sistematicamente il terzo partito:  non ne trasforma, per l'appunto,  i voti in seggi.  In Francia, dove è in vigore il maggioritario, il Front National, forza eversiva, con consensi a due cifre, alle ultime legislative, ne è uscito a prezzi, cancellato dalla geografia politico-parlamentare. Certo, i francesi  hanno goduto dell’effetto Macron. Ma,  in realtà,  il Front  National, anche in passato, non è mai riuscito a tradurre i voti in seggi. Come del resto è accaduto,  in Italia,  domenica scorsa,  dove Cinque Stelle,  confermando tra l'altro  di essere in debito di ossigeno elettorale (il che non è male), è uscito a pezzi dalle elezioni comunali.
Ovviamente, il maggioritario alla francese, per funzionare bene,  necessita di quell’unità repubblicana, di ferro,  capace di unire  eletti ed  elettori  attraverso patti di desistenza, a livello di collegio, tra centro-destra  e centro-sinistra,  contro le forze estremiste.  Serve maturità politica.
Pertanto Renzi, Berlusconi e ciò che resta di una destra e una sinistra responsabili  (in Parlamento), dovrebbero subito impegnarsi per l’approvazione di una legge elettorale maggioritaria in grado di mettere a tappeto il M5s.   Senza pastrocchi all'italiana: maggioritario  "secco" e via (nel senso di evitare qualsiasi venefica miscela di maggioritario e proporzionale).  Certo, l’Italia  non è la Francia: Oltralpe il Presidente della Repubblica conta.  E si vede.  Insomma, per usare una brutta metafora,  il sistema elettorale è il braccio, l'uomo politico la mente.  Se è vero  che  il maggioritario penalizza le forze eversive, è altrettanto  vero  e soprattutto auspicabile  che  le forze riformiste e moderate, a loro volta,  diano  prova di saper governare sulle basi di un forte esecutivo e di una sana alternanza tra  partiti di sicura fede repubblicana.
Invece da noi, in questi giorni, di tutto si  parla, anche  " di ritorno del bipolarismo", ma, come dire, per caso, quasi in chiave di flussi astrologici,  senza alcun riferimento alla necessità  politica di introdurre una legge maggioritaria “gallica”.  Che si aspetta, ancora?   Si vuole  proprio  consegnare l’Italia a Grillo?          

Carlo Gambescia

lunedì 12 giugno 2017

Arma dei Carabinieri (*) 
Nucleo di Polizia Giudiziaria di [omissis]
VERBALE DI INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
(ex artt. 266,267 e 268 C.P.P.)
L'anno 2017, lunedì 12 giugno, in [omissis] presso la sala ascolto sita al 6o piano
della locale Procura della Repubblica, viene redatto il presente atto.
VERBALIZZANTE
M.O Osvaldo Spengler
FATTO

Nel corso dell'attività tecnica di monitoraggio ambientale svolta nell'ambito della procedura riservata n. 666/2, autorizzazione CONCISTORO DEGLI INCAPPUCCIATI 7932/3a [Operazione “GRANDE INQUISITORE” N.d.V.] è stato effettuata in data 11/06/2017, ore 22.50, la registrazione delle seguenti conversazioni, tenutesi presso il Cimitero del Verano (Roma).
[omissis]

MORTO UNO: “Tsè! Populisti!”
MORTO DUE: “Perché lei cosa avrebbe contro il popolo?”
MORTO UNO: “Contro il popolo niente. Ce l’ho coi populisti.”
MORTO DUE: “Sovranisti, prego. Sovranisti, no ‘populisti’.“
MORTO UNO: “Sovranisti, populisti, una faccia una razza.”
MORTO DUE: “Ma bravo, anche razzista adesso.”
MORTO UNO: “Razzisti sarete voi che siete contro gli immigrati.”
MORTO DUE: “Noi non siamo ‘contro gli immigrati’, caro lei. Siamo contro l’invasio…”
MORTO UNO: “…no l’invasione, eh? No, per favore…”
MORTO TRE: “Ahò, e dateve ‘na carmata! Ma chevve frega a voi, se po’ sape’?”
MORTO DUE: “Come ‘chevvefrega a voi’? Siamo tutti italiani, no? Non ci tiene lei all’Italia?”
MORTO TRE: “Semo tutti italiani ma semo pure tutti morti. O no?”
MORTO UNO: “Lei, caro amico, coglie un punto indubitabile. Siamo morti, è vero. Ma non per questo smettiamo di essere cittadini responsabili, pensosi del futuro. Pensi ai nostri figli, ai nostri nipoti…”
MORTO TRE: “Boni quelli. Con affetto e sentimento, meno te vedo e mejo me sento.”
MORTO DUE [sottovoce, a parte]: “Cinismo plebeo, ecco la malattia italiana…”
MORTO TRE: “A’ more’: so’ morto, mica so’ sordo. Ce lo voi sape’ qual è ‘la malattia italiana’?”
MORTO DUE: “Non vedo l’ora.”
MORTO TRE: “Che sinistra e destra è tutta ‘na minestra. Ecchite ‘la malattia italiana’, bbello mio.”
MORTO UNO [a MORTO DUE]: “Qui devo convenire con lei. Questo tersitismo, questa furberia cinica sono la nostra palla al piede. Ecco perché servono istituzioni sovrannazionali come l’Unione Europea, con tutti i suoi limiti e difetti che sono il primo a riconoscere. Il vincolo esterno, caro amico, il vincolo esterno! Sgradevole finché vuole, ma impedisce che cadiamo in balia di questi…questi…”
MORTO TRE [a MORTO UNO]: “E ddillo, bello mio, dillo: ‘questi…’? Nun lo voi di’? Lo dico io. Questi poracci co’ le pezze ar culo. Giusto?”
MORTO DUE [a MORTO UNO]: “Dissento in toto. E la sovranità popolare? La Costituzione? Certo, il popolo va educato, guidato…”
MORTO TRE: “Parla, parla che ciài raggione…Chi cià i quatrini nun cià mai torto.”
MORTO DUE: “Ma che quattrini vuole che abbia, scusi? Qua i quattrini non ce li ha nessuno!”
MORTO TRE: “Ce l’hai avuti o no? Eh? Eh? Ce l’hai avuti? Che se sente da come parli, chettecredi?”
MORTO UNO: [a MORTO DUE] “Visto? Che cosa le dicevo?”
[RINTOCCHI DI CAMPANA]
BECCHINO: “A’ rega’! So’ le undici, state boni che qua se dorme. Bonanotte.”
MORTO TRE: “Però, già le undici? Come passa il tempo…”
MORTO UNO: “Altro che passa, vola…”
MORTO DUE: “Visto che era una buona idea parlare di politica?”
MORTO TRE: “Sì, guarda, devo ammettere che è una grande idea.”
MORTO DUE: “Sì, niente da dire: ti prende proprio.”
MORTO TRE: “Domani però il populista lo faccio io.”
MORTO DUE: “Non sono stato bravo?”
MORTO UNO: “No, bravo sei bravo, però…”
MORTO TRE: “…un cincinino di aggressività in più, forse…”
MORTO UNO: “…ecco.”
[pausa]
MORTO DUE: “Ma secondo voi fanno sul serio, loro?”
MORTO TRE: “Dici i vivi? Quando parlano di politica?”
MORTO DUE: “Sì.”
MORTO UNO: “Perché, non facciamo sul serio noi?”
[i MORTI ridono]

Letto, confermato e sottoscritto
L’UFFICIALE DI P.G.
M.Osvaldo Spengler


 (*) "Trattasi" -   tanto per non cambiare stile,  quello  della  Benemerita...  -   di ricostruzioni che sono  frutto della mia  fantasia di  autore e commediografo.  Qualsiasi riferimento  a fatti o persone  reali  deve ritenersi puramente casuale. (Roberto Buffagni)


Chi è il  Maresciallo Osvaldo Spengler?  Nato a Guardiagrele (CH) il 29 maggio 1948 da famiglia di antiche origini sassoni (carbonai di Blankenburg am Harz emigrati nelle foreste abruzzesi per sfuggire agli orrori della Guerra dei Trent’anni), manifestò sin dall’infanzia intelletto vivace e carattere riservato, forse un po’ rigido, chiuso, pessimista. Il padre, impiegato postale, lo avviò agli studi ginnasiali, nella speranza che Osvaldo conseguisse, primo della sua famiglia, la laurea di dottore in legge. Ma pur frequentando con profitto il Liceo Classico di Chieti “Asinio Pollione”, al conseguimento della maturità con il voto di 60/60, Osvaldo si rifiutò recisamente di proseguire gli studi, e si arruolò invece, con delusione e sgomento della famiglia, nell’Arma dei Carabinieri. Unica ragione da lui addotta: “Non mi piace far chiacchiere .” (Com’è noto, il carabiniere è “uso a obbedir tacendo”). Mise a frutto le sue doti di acuto osservatore dell’uomo in alcune indagini rimaste celebri (una per tutte: l’arresto dell’inafferrabile Pino Lenticchi, “il Bel Mitraglia”). Coinvolto nelle indagini su “Tangentopoli”, perseguì con cocciutaggine una linea d’indagine personalissima ed eterodossa che lo mise in contrasto con i magistrati inquirenti. Invitato a chiedere il trasferimento ad altra mansione, sorprese i superiori proponendosi per la sala ascolto della Procura di ***. Richiesto del perché, rispose testualmente: “Almeno qui le chiacchiere le fanno gli altri.”
***

Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage...




venerdì 9 giugno 2017

Nuovo punto a favore di Grillo: "affossata" la legge elettorale. 
Camera  senza vista, a pezzi...



Si tratta di una questione  ben  evidenziata  da Angelo Panebianco  e  Giuliano Ferrara.  Si nota, giustamente, che il proporzionale, in condizioni storiche assai diverse rispetto alla  Prima Repubblica (guerra fredda e bipartismo imperfetto o pluralismo polarizzato), rischia di produrre  frammentazione  e crescita dei partiti estremisti.  Osservazioni del  resto in larga parte confermate dalle analisi politologiche  e storiche sugli effetti di ricaduta,  non sempre politicamente  ben gestibili, del proporzionale, anche  quando  hard  con  le formazioni minori.  Sicché, il fatto che la legge elettorale proporzionale sia stata “affossata” potrebbe essere considerato positivo. Oppure no?  Difficile rispondere.
Innanzitutto, non è escluso che il flop di ieri sia una semplice battuta d’arresto.  E che, pur allontanandosi il voto autunnale,   non si possa  non approvarla  prima della scadenza naturale della legislatura nel 2018. Naturalmente, la “voglia” di elezioni a breve (dei partiti  sopra il 5 per cento)  - e di riflesso dell’accordo o meno  sul proporzionale -  dipenderà  molto dai risultati delle  elezioni amministrative di domenica. 
In realtà, il vero punto è un altro.  Secondo Alessandro Campi,  il Movimento Cinque Stelle potrebbe invece  trasformarsi  in credibile  forza di governo. Per quale ragione?  Perché sociologicamente sospinto, come tutte le forze politiche,  da una più che naturale “volontà di potere” che  può limarne, se non addirittura rendere inoffensivi,  gli aculei anti-sistemici. Di qui, a suo avviso, un surplus prossimo venturo  di credibilità, se non  autorevolezza.            
Springtime for Grillo in Italy? Non siamo d’accordo.  La vera questione  è che la fame di potere, comune a tutte le forze politiche, nel Movimento Cinque Stelle, si nutre di robuste dosi di estremismo  programmatico. Tradotto: più le “spara grosse”, distinguendosi da tutti gli altri partiti, più cresce nei consensi.  Quindi, per così dire,  perché dovrebbe evirarsi elettoralmente? 
Altra cosa  invece sono le scelte tattiche, come quella di dire prima  sì alla legge proporzionale, per poi contribuire   al suo affondamento. E, ovviamente,  godersi lo spettacolo.
Dal punto di vista strategico,  non tattico,  il  movimento pentastellato, vive di una durissima   “critica al sistema”  e  ha tutto da guadagnare,  giocando al rialzo,  dallo “sfascio” dello stesso.  Il dialogo, apprezzato da  Campi,  ammesso e non concesso che esista,  ha puro valore tattico. Lo scopo strategico  dei  Cinque Stelle, non cambia:  conquistare il potere, con le proprie forze, screditando  l’avversario, fino a distruggerlo, a cominciare  dal sistema rappresentativo,  il suo  nemico principale. Dopo di che una volta in cima,  non dividerlo con le altre forze politiche:  Après nous, le déluge...  Espressione che ben coglie  una regolarità metapolitica, quella dell'autodistruzione per vizio di potere assoluto, di regola catastrofica, per i popoli che la  subiscono,  diciamo pure,  dopo essere andati stupidamente a cercarsela...  
Sicché, al punto in cui siamo,  i veri problemi non sono  tanto (o comunque non solo) il tipo di legge elettorale e la mission politologica, trasparente o meno, di dover scorgere il bicchiere mezzo pieno del perbenismo pentastellato, bensì ritrovare la capacità di opporsi al progetto egemonico, per alcuni addirittura totalitario, del Movimento Cinque Stelle.  Il che però imporrebbe una sorta di "a priori repubblicano":  l’unità delle forze riformiste e moderate  nel contrastare e isolare una forza  dall'agenda politica chiaramente eversiva.
Purtroppo, il senso autentico della caotica giornata di ieri è ben colto e  rappresentato  dalla triste  immagine di una  Camera litigiosa, senza alcuna vista (sul futuro),  completamente a pezzi.  Altro che "a priori repubblicano"...  Insomma,  un  nuovo  punto a favore  di Grillo.        

 Carlo Gambescia                         

                             

giovedì 8 giugno 2017

Bimba muore in auto, dimenticata dalla madre
La colpa è sempre dello stato



Storia esemplare, sociologicamente esemplare, merita un approfondimento.
Va subito detto che  non è la prima volta che accade un fatto del genere.  Non si  può però ancora  parlare di  “serialità”,  di rilevanza sociale acuta.   Allora dov’è  l’esemplarità, di un non fenomeno?  Nelle reazioni sociali, soprattutto a livello mediatico e politico,  che sembrano comprovare, non tanto il decadimento dei costumi, evocato dai soliti custodi della morale, quanto   il  grave  declino del senso di responsabilità individuale. Ci spieghiamo meglio.    
Intanto,  si tende a giustificare il genitore-lavoratore, quindi, come da manuale,  stressato,  a causa  - ecco il primo step  della deresponsabilizzazione -  della mancanza di strutture, ovviamente pubbliche,  in grado di affiancare madri e padri  nell’allevamento dei piccoli, per buttarla sull'antropologico. Sulla scia di Hayek,  potremmo definirla  la scusa o attenuante welfarista.
Dopo di che  -  secondo step -   si introduce il concetto di “vuoto temporaneo  di  memoria”,  che proviene dal ricco  arsenale della psicologia contemporanea,  sempre pronta a difendere l’individuo-narciso  a colpi di tranquillanti  e  patologie  di  nuovo conio. Potremmo definirla, richiamando i lavori di Furedi, l'attenuante terapeutica.
Infine -  terzo e ultimo step -  si invoca l’ intervento pubblico diretto.  Tradotto: l’obbligatorietà  di avere in  automobile,    un marchingegno  - già ne esistono in commercio - che una volta spento il motore avvisi i genitori della presenza del piccolo  all’interno della vettura.  Perché  - ecco la tesi -  se ci fosse stato un obbligo di legge a montare la sirena, “quella mamma”  non avrebbe dimenticato  la figlioletta. La tecnica, insomma che sostituisce il senso di responsabilità  Potremmo definirla, per citare Gehlen,  l'attenuante dell’ esonero.
È evidente che su questi basi di complicità sociale,  il senso di responsabilità dell’individuo non può che progressivamente scemare.  Ed è quel  che sta accadendo, pur con modalità diverse,  all’interno di una  cultura occidentale che ha edificato la sua fortuna, e giustamente, sull’idea di individuo libero ma responsabile (tradotto: “chi rompe paga”).
Insomma, l’individualismo responsabile rischia di cedere il passo all’individualismo assistito, dal momento che persiste un diffuso immaginario welfarista che solleva l’individuo da ogni responsabilità. Un mare di autocommiserazione nel quale è dolce naufragare. Sicché,  se si dimenticano i  figli in automobile,  la colpa è  dello stato che dovrebbe allevarli, fornire sostegno psicologico, montare sirene nelle autovetture...  


Carlo Gambescia