lunedì 12 dicembre 2016

Ha giurato  il Governo Gentiloni
 Quattro sberle




Sessantaquattro governi in settant’anni di storia della Repubblica, non sono pochi:  più o meno uno all’anno.  Inutile,  però ragionare sul nostro frazionismo politico.  L’Italia è così. Andiamo avanti.
Diciamo che il  Governo Gentiloni, varato in tempi rapidissimi, è in perfetta linea di continuità, come dicono i cronisti parlamentari, con il Governo Renzi.  
E questa è una prima sberla al variopinto fronte del No, che si  ritrova con un bel pugno di mosche in mano.
La secondo sberla, la riceverà a breve  la sinistra del Pd,  dalle  idee ancora meno chiare (notare il silenzio di D'Alema), da un Renzi tornato a occuparsi a tempo pieno del suo partito. Ottime notizie per i rottamatori.
La terza sberla, ci auguriamo la riceva, quanto prima,  il M5S  grazie a una legge elettorale, in grado di metterlo in condizioni di non nuocere. 
La quarta sberla, la riceveranno, tutti insieme, i signori di cui sopra (quelli del No),  quando  Verdini (l'odiato Verdini, che non vuole andare a votare), estenderà l'aiutino anche a Gentiloni. 
Come concludere?  Auguri Presidente!


Carlo Gambescia        

Arma dei Carabinieri (*)
Nucleo di Polizia Giudiziaria di [omissis]
VERBALE DI INTERCETTAZIONE DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
(ex artt. 266,267 e 268 C.P.P.)
L'anno 2016, lunedì 12 dicembre, in [omissis] presso la sala ascolto sita al 6o piano
della locale Procura della Repubblica, viene redatto il presente atto.
VERBALIZZANTE
M.O Osvaldo Spengler
FATTO

Nel corso dell'attività tecnica di monitoraggio svolta nell'ambito della procedura riservata n. 765/3, autorizzazione COPASIR 8932/3a [Operazione NATO “FOLLOW UP” N.d.V.] è stato effettuata in data 11/12/2016, ore 16.41, l’intercettazione di una conversazione telefonica intercorsa tra le utenze private 347***, in dotazione a FINZI MATTIA (EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEUI MINISTRI), 388***, in dotazione a FORESTI MARIAPIA, (EX MINISTRO PER LE RIFORME COSTITUZIONALI), 328***, in dotazione a FINZI AGNETA, (CONIUGE DI FINZI MATTIA)  Si riporta di seguito la trascrizione integrale della conversazione summenzionata:

[omissis]



FORESTI MARIAPIA: “Ma perché? Perché, si può sapere?”
S.E. FINZI MATTIA: “Perché no. Santa Madonna, quante volte te lo devo spiegare?”
FORESTI MARIAPIA: “C’è poco da spiegare. Tu di me ne freghi, tutto qua.”
S.E. FINZI MATTIA [impreca tra sé, si impone la calma]: “ ‘Di me te ne freghi’. Ma secondo te, Ciccia, non ho bisogno di te, adesso? Proprio adesso? Adesso che ho perso tutto, che mi sono dovuto dimettere, che tutti vogliono farmi fuori, che non ho neanche un posto in Parlamento? Non ho neanche un reddito, perdìo!”
FORESTI MARIAPIA: “Hai lo stipendio da segretario del Partito.”
S.E. FINZI MATTIA [bestemmia tra sé, si controlla]: “Finché ce l’ho, il Partito! [pausa] E poi lo sai che sono due spiccioli, ci comprerei le sigarette se fumassi.”
FORESTI MARIAPIA: “Dai, ci vediamo al solito posto… Un paio d’ore, non le trovi un paio d’ore? Ho perso tutto anch’io, cosa credi? La sera mi ritrovo in casa sola, accendo la televisione e piango, piango come una scema…ieri sera mi sono mangiata un chilo di Nutella, diventerò una cicciona, non mi vorrà più nessuno…[piange]
S.E. FINZI MATTIA: “Dai…dai, non piangere, non piangere, Ciccina, lo sai che non lo sopporto…Passa, passa anche questa. Torniamo in sella, vedrai.”
FORESTI MARIAPIA: “Io lo so come va a finire. Va a finire che te torni buono buono da tua moglie che ti fa la minestrina calda. Buona la minestrina calda, eh bimbo Mattia? Aaam la pappa buona…”
S.E. FINZI MATTIA [profondo sospiro]: “Sono finiti gli sconti, Mariapia. Non sono più Presidente del Consiglio, e sono finiti gli sconti, anche a casa mia. Soprattutto a casa mia. No, aspetta, lasciami finire. Altro che minestrina calda! Dico, ma te lo immagini cosa mi fa pagare, mia moglie? Per tutto il tempo che se n’è rimasta zitta e buona? Te lo immagini? No, non te lo immagini e fai bene, sennò altro che un chilo di Nutella. Vuoi sapere come sto?”
FORESTI MARIAPIA: “No.”
S.E. FINZI MATTIA: “Ecco, sto così. Sto come uno che quando apre bocca gli dicono tutti di no. Si sta bene secondo te?”
FORESTI MARIAPIA [pausa] “Lo sai che per te ci sono sempre, scemo.”
S.E. FINZI MATTIA: “Lo so. [pausa] Ecco perché mi fa tanto male non poterti vedere, neanche per un paio d’ore.”
FORESTI MARIAPIA: “Ti ricordi l’anno scorso in quel resort, che tu…”
S.E. FINZI MATTIA: “…No! no, per piacere, mi fa troppo male.”
FORESTI MARIAPIA [pausa]: “Sei carino, sai? [pausa] Dici che ce la facciamo?”
S.E. FINZI MATTIA: “Certo che ce la facciamo.”
FORESTI MARIAPIA: “Mi pensi ogni tanto?”
S.E. FINZI MATTIA: “Mai.”
FORESTI MARIAPIA [ride]: “Ma va’ a quel paese!”
S.E. FINZI MATTIA: “Se ci sei anche tu…”
FORESTI MARIAPIA [intenerita]: “Ciao. Che fai adesso?”
S.E. FINZI MATTIA: “Telefono a Fabio [Sensini, n.d.v.].”
FORESTI MARIAPIA: “Salutamelo. Ciao.”
S.E. FINZI MATTIA: “Ciao [bacio al telefono, interrompe la comunicazione, forma un nuovo numero]. Ciao   Agneta,  arrivo stasera, mi raccomando minestrina calda, calda…
AGNETA FINZI: Sarà fatto amore. Con la pasta grattata, come piace a te.  Ciao Bacio…  [chiude il telefono  e si incammina verso la stanza da bagno]…  Dove ho messo le gocce di  Guttalax…



Letto, confermato e sottoscritto
L’UFFICIALE DI P.G.

M.o  Osvaldo Spengler

(*) "Trattasi" -   tanto per non cambiare stile,  quello  della  Benemerita...  -   di ricostruzioni che sono  frutto della mia  fantasia di  autore e commediografo.  Qualsiasi riferimento  a fatti o persone  reali  deve ritenersi puramente casuale. (Roberto Buffagni)


Chi è il  Maresciallo Osvaldo Spengler?  Nato a Guardiagrele (CH) il 29 maggio 1948 da famiglia di antiche origini sassoni (carbonai di Blankenburg am Harz emigrati nelle foreste abruzzesi per sfuggire agli orrori della Guerra dei Trent’anni), manifestò sin dall’infanzia intelletto vivace e carattere riservato, forse un po’ rigido, chiuso, pessimista. Il padre, impiegato postale, lo avviò agli studi ginnasiali, nella speranza che Osvaldo conseguisse, primo della sua famiglia, la laurea di dottore in legge. Ma pur frequentando con profitto il Liceo Classico di Chieti “Asinio Pollione”, al conseguimento della maturità con il voto di 60/60, Osvaldo si rifiutò recisamente di proseguire gli studi, e si arruolò invece, con delusione e sgomento della famiglia, nell’Arma dei Carabinieri. Unica ragione da lui addotta: “Non mi piace far chiacchiere .” (Com’è noto, il carabiniere è “uso a obbedir tacendo”). Mise a frutto le sue doti di acuto osservatore dell’uomo in alcune indagini rimaste celebri (una per tutte: l’arresto dell’inafferrabile Pino Lenticchi, “il Bel Mitraglia”). Coinvolto nelle indagini su “Tangentopoli”, perseguì con cocciutaggine una linea d’indagine personalissima ed eterodossa che lo mise in contrasto con i magistrati inquirenti. Invitato a chiedere il trasferimento ad altra mansione, sorprese i superiori proponendosi per la sala ascolto della Procura di ***. Richiesto del perché, rispose testualmente: “Almeno qui le chiacchiere le fanno gli altri.”
***

Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage...



domenica 11 dicembre 2016

L’ipotesi Gentiloni
Ora, l’importante è durare



Non  sappiamo ancora  se Gentiloni succederà a Renzi, ma di sicuro si tratta di una mossa astuta, probabilmente concordata con Mattarella. Gentiloni è l’esatto contrario di Renzi, profilo bassissimo, ma  comunque sia, si tratta di un politico fattosi le ossa, internazionalmente, come Ministro degli Esteri. Il che non disturba.  
Proprio quel che serve ora.  Dal momento che  un Governo Gentiloni avrebbe comunque i voti in Parlamento per andare avanti e approvare una nuova legge elettorale, nonché se la maggioranza si consolidasse -  cosa più difficile però – per   tentare di  giungere, zitto zitto,  al termine  della legislatura, logorando gli avversari. Perché, come diceva Andreotti, il potere logora chi non ce l’ha.
Sotto questo punto vista,  Renzi potrebbe al contempo,  occuparsi del partito,  puntando sulla necessaria pulizia etnica,  e imbeccare il Governo.  Cosa fondamentale da fare,  resta la legge elettorale, che deve essere concepita in modo da isolare e ridurre l’influenza politica del M5S.
A grandi linee, la strategia politica da seguire potrebbe essere quella  dell’arco costituzionale, “tecnica” che ridusse i voti del Msi al lumicino. Purtroppo, mancano i  due grandi partiti dell’epoca,  in grado di gestire la situazione: il Pci e la Dc. La situazione è molto più complessa, soprattutto dopo un referendum costituzionale divisivo (non era proprio il momento di tenerlo...). Inoltre la destra populista di Salvini e Meloni, spera di catturare voti, tramutandosi nella fotocopia di Cinquestelle.  E ciò che resta della sinistra esterna (e interna) al Pd, sogna impossibili alternative a Renzi. Come del resto Berlusconi, in cerca di improbabili rivincite. Inoltre il M5S è ben oltre l’otto per cento del Movimento sociale di allora.
Sulla legge elettorale in sé, non essendo esperti, non possiamo pronunciarci: ma dovrebbe essere concepita  per favorire la nascita di governi moderati e soprattutto accrescere l’isolamento del M5S, provocando quell’ emorragia da voti, finiti in frigorifero.  
Un altro elemento di complessità è rappresentato dalla Magistratura che sembra intimorita. Proprio quei  giudici di solito in prima linea per la difesa della democrazia (che, in verità, è altra cosa dalla liberaldemocrazia), pare nutrano timore  di indagare sulla struttura interna, a dir poco opaca (statuto e finanziamenti, soprattutto del Blog),  del “non partito” fondato da Grillo e Casaleggio. Tuttavia, una “offensiva giudiziaria” in grande stile, con uno "schizzo" mediatico di intercettazioni telefoniche, come contro Berlusconi, non sarebbe sgradita.
Il problema, fondamentale, in politica, al di là della retorica (buona solo per il discorso pubblico),  è quello di durare il più a lungo possibile: chi riesce a restare in sella si rafforza e logora gli avversari, naturalmente ciò deve accadere, contestualmente, in un quadro economico favorevole, di ripresa, e per effetto di ricaduta,  di crescita del benessere dei cittadini.  E sul punto Renzi,  o chi per lui,  dovrebbe mostrarsi  più liberale.  Questa però, in assoluto,  rimane la cosa più difficile.

Carlo Gambescia


                  

sabato 10 dicembre 2016

La crisi  europea e  italiana... secondo  William Shakespeare 
Il Re e il suo Matto

di Roberto Buffagni

Why, ‘some are born great, some achieve greatness,
and some have greatness thrown upon them
.
(il Matto Feste, Twelfth Night, Atto V, Scena 1)
Winning will put any man into courage.
(il Matto Cloten, Cymbeline, Atto II, Scena 3)






In questo inverno del nostro scontento (59,11% di NO nel referendum appena votato), nella situazione politica italiana non si capisce niente, tranne una cosa: che dopo questo terremoto, tra le rovine dei partiti di maggioranza e opposizione, resta in piedi ed anzi si consolida un solo partito, o meglio un solo Coso: il Movimento 5 Stelle. Il problema è che non si sa che cosa sia il M5S, questo Buco Nero. Populista, si dice. Sì, è populista: ma il populismo è uno stile, non un’identità politica, e neanche un contenuto programmatico. Insomma: che cos’è questo Coso?
Come faccio sempre quando non ci capisco niente, ho consultato il Bardo, che di politica e d’altro se ne intende assai; e come sempre il Bardo mi ha cortesemente risposto la verità, raccomandandomi però di dirla in fretta, perché “La verità è simile ad un cane/che deve restar chiuso in un canile;/va ricacciato lì dentro a frustate.” (il Matto, Re Lear, Atto I Scena 4).
Obbedisco, e ve la dico subito: il M5S è il Matto che rivela la verità sul Re.
Il Bardo, però, ama la sintesi estrema, perché è un grande poeta amico dei simboli e degli enigmi, e un grande uomo di teatro nemico delle lungaggini e della noia. A me, tocca spiegare. Spiego, scusandomi sin d’ora se dovrò esser lungo.
Chi è il Re? Il Re è l’Unione Europea. E qual è la verità che rivela il Matto sul Re? Che il Re è un usurpatore, un falso Re.
Facciamo un passo indietro, come nei romanzi d’appendice, e vediamo un po’ che cos’è quest’altro Coso o Buco Nero: l’Unione Europea, il Mostro Buono, come lo chiamava H.M. Enzensberger.
Nella grammatica politica, esistono soltanto gli Stati nazionali, che possono in varia forma e misura confederarsi, cioè unirsi in modo revocabile: v. il progetto gaulliano di “Europa delle nazioni”; e gli Imperi, in cui l’unità è federale, cioè irrevocabile: v. per antifrasi la guerra di secessione USA tra Nord federale e Sud confederale. L’Europa non può essere o diventare uno Stato nazionale, perché se esiste una civiltà europea, non esiste una nazione europea. L’UE non è una confederazione: se lo fosse, il quadro giuridico dei rispettivi poteri e competenze di Stati nazionali e istituzioni confederali sarebbe chiaro e politicamente legittimato, e l’unione revocabile.
Dunque, l’UE è un progetto federale imperiale (in corso d’opera). Per federare un insieme di Stati in un organismo istituzionale maggiore, Stato-nazione o Impero che sia, ci vuole un federatore (v. il ruolo di Piemonte e Prussia nelle unificazioni italiana, nazionale, e tedesca, imperiale, del XIX sec.). I requisiti essenziali del federatore sono l’indipendenza politica e la forza egemonica (senz’altro militare, nel caso migliore anche economica e culturale). Nel progetto di federazione imperiale UE, invece, non c’è un federatore: lo Stato più forte, la Germania, difetta di entrambi i requisiti (ospita sul proprio territorio basi militari non europee, è economicamente ma non culturalmente egemone).
In realtà, il progetto federale imperiale UE ha due federatori a metà: un federatore politico (gli USA, che hanno l’indipendenza politica, della forza militare, e in certa misura dell’egemonia culturale in Europa) e un federatore economico (la Germania). Nessuno dei due “federatori a metà”, né il politico né l’economico, può/vuole portare a compimento la sua opera. Gli Stati europei non possono federarsi politicamente con gli USA, diventando il cinquantunesimo, cinquantaduesimo, settantottesimo, etc., Stato della federazione nordamericana. Né gli Stati europei possono federarsi intorno all’egemonia economica tedesca, perché il vantaggio economico del “federatore a metà” tedesco implica lo svantaggio economico senza contropartita politica della maggior parte dei federandi, che com’è logico alla fine si ribellano: ma né gli USA per evidente assenza di legittimazione, né la Germania per evidente difetto di mezzi atti allo scopo, possono far uso della forza per ricondurli all’unità.
Ora, nessun federatore agisce gratis et amore Dei nell’unica preoccupazione dell’interesse dei federati; ma perché l’operazione sia politicamente vitale, tra federatore e federati deve sempre avvenire uno scambio, più o meno equo e immediato, di reciproci vantaggi: anche quando la federazione avvenga per conquista sul campo di battaglia. Ad esempio, nell’unificazione italiana, allo svantaggio economico patito dal Meridione – sconfitto con le armi in due campagne militari, la seconda delle quali, la “guerra al brigantaggio”, particolarmente crudele - corrispondono i vantaggi politici dell’accrescimento di potenza dello Stato, così liberato dalle ingerenze straniere, dell’integrazione tra territori culturalmente e linguisticamente affini, e, seppur tardivamente e imperfettamente, un riequilibrio/compensazione delle disparità economiche e sociali tra Nord e Sud, aggravate o almeno non appianate dall’unificazione.
Nel caso dell’UE, invece, la federazione non può essere portata a compimento né dal “federatore a metà” politico, gli USA, né dal “federatore a metà” economico, la Germania. Ne risulta non solo un impaludamento del processo di federazione, ma:
a) un grave danno politico per tutte le nazioni europee: l’UE risulta in un dispositivo di neutralizzazione politica dell’Europa nel suo complesso, del quale si avvantaggia il “federatore a metà” statunitense
b) un grave danno economico per tutte le nazioni europee tranne la Germania e i suoi satelliti, che invece si avvantaggiano del danno altrui.
La contropartita di questi due danni, politico ed economico, è zero. Ripeto e sottolineo due volte: zero.
Per l’Italia – Stato, nazione, popolo italiani – la contropartita di questi due danni, politico ed economico, è meglio esprimibile con un valore algebrico negativo. Esempio politico. Regnante la UE, per due volte l’Italia ha fatto uso della forza contro uno Stato straniero, su indicazione del “federatore a metà” USA e contro il proprio manifesto interesse nazionale: contro la Jugoslavia e contro la Libia (nel caso jugoslavo, l’Italia già che c’era ha fatto anche l’interesse economico della Germania). Esempio economico. Dall’ingresso nell’euro, che è una macchina per svalutare il marco e favorire il mercantilismo tedesco ai danni anzitutto dell’Italia, che della Germania è tuttora il principale concorrente economico europeo, l’Italia ha perso il 25% della sua base industriale, con la disoccupazione di massa che ne consegue.
Quanto all’Unione Europea in generale, poi, lo squilibrio tra intenzioni (almeno esplicitamente dichiarate) e risultati effettuali dell’UE è talmente grande che minaccia di provocare, più prima che poi, una implosione/disgregazione totale del progetto federale, in modi e con effetti imprevedibili e potenzialmente catastrofici.
Come sentenziato dal Bardo, insomma, l’Unione Europea è un usurpatore, un falso Re.
Ma come è giunto a conquistare il trono questo usurpatore, questo falso Re? Quali grandi Casate nobiliari l’hanno sostenuto nella sua impresa, e perché?
Le grandi Casate nobiliari che hanno posto la corona sul capo del falso Re (“uneasy lies the head that wears a crown”, dice Bolingbroke nell’Enrico IV) sono le classi dirigenti europee e statunitensi: liberals, cattolici, socialdemocratici; gli eredi legittimi delle classi dirigenti antifasciste che hanno vinto, sul campo di battaglia o nelle urne elettorali, la Seconda Guerra Mondiale e il dopoguerra. Dalla grande alleanza antifascista mancano solo i comunisti sovietici, ma sono rappresentati dai loro eredi: eredi legittimi anche loro, anche se dopo l’estinzione del ramo principale è un ramo cadetto (i maligni dicono, un ramo bastardo) a portare il titolo.
Dopo la grande vittoria comune di settant’anni fa, queste grandi Case si sono aspramente combattute per decenni. Oggi governano insieme il Consiglio della Corona del (falso) Re e la Camera dei Lord dell’Unione Europea. Come hanno fatto ad accordarsi? Per il potere, si dirà. Certo, per il potere: ma questa risposta, che è sempre vera, non spiega tutto, e anzi forse non spiega niente. Qual è il minimo comun denominatore che ha consentito alle grandi Case, un tempo in lotta per il potere, di trovare un durevole accordo, e così porre la corona sul capo del falso Re?
Il minimo comun denominatore delle grandi Casate americane ed europee che sostengono il falso Re (l’Unione Europea) è l’universalismo politico.
L’universalismo è una cosa sul piano delle idee, dei valori, della spiritualità (nella cristianità europea, l’istituzione delegata a incarnarlo era la Chiesa, il primo “sole” del De Monarchia dantesco). Se tradotto sul piano politico, però, l’universalismo non può che incarnarsi in forze inevitabilmente particolaristiche: perché esistono solo quelle, nella realtà effettuale.
Volendo, chiunque se ne senta all’altezza può parlare in nome dell’universale umanità; ma non può agire politicamente in nome dell’universale umanità senza incorrere in una contraddizione insolubile, perché l’azione politica implica sempre il conflitto con un nemico/avversario.
Senza conflitto, senza nemico/avversario non c’è alcun bisogno di politica, basta l’amministrazione: “la casalinga” può dirigere lo Stato, come Lenin diceva sarebbe accaduto nell’utopia comunista. A questa contraddizione insolubile si può (credere di) sfuggire solo postulando come certo e autoevidente l’accordo universale, se non presente almeno futuro, di tutta l’umanità: "Su, lottiamo! l'ideale/ nostro alfine sarà/l'Internazionale/ futura umanità!" (il "governo mondiale" è un surrogato o avatar della "futura umanità" dell'inno comunista).
Lenin, e in generale il movimento comunista (o anarchico) rivoluzionario, vuole risolvere la contraddizione con la forza. Nella classificazione machiavelliana, Lenin è un “leone”.
L’universalismo politico delle grandi Casate nobiliari nordamericane ed europee che sostengono l’UE non è meno radicato di quello leniniano, perché discende dalla stessa radice illuminista. Esse però vogliono/devono risolvere la contraddizione con l’astuzia; Machiavelli le definirebbe “volpi”. Scrivo “devono”, perché a prescindere dalle intenzioni soggettive, le grandi Case non potrebbero essere altro che “volpi”: entrambi i “federatori a metà”, USA e Germania, non possono portare a compimento con la forza la loro opera.
Come l’URSS comunista, anche l’UE postula l’accordo universale, se non presente almeno futuro: accordo anzitutto in merito a se medesima, e in secondo luogo in merito al governo mondiale legittimato dall’umanità universale, che ne costituisce lo sviluppo logico, e giustifica eticamente sin d’ora l’obbligo di accogliere un numero indeterminato di stranieri, da dovunque provenienti, sul suolo europeo. Per questa ragione è impossibile definire definitivamente i confini territoriali dell’Unione Europea, che qualcuno pretende di estendere alla Turchia, e persino a Israele: perché ha diritto di far parte dell’UE chi ne condivide i valori universali (cioè virtualmente tutti, dal Samoiedo al Gurkha al Masai), non chi ne condivide i confini storici e geografici.
Il passaggio tra il momento t1 in cui l’accordo universale è soltanto virtuale, e il momento t2 in cui l’accordo universale sarà effettuale, non avviene con il ferro e il fuoco della “volontà rivoluzionaria”. Le volpi oligarchiche UE introducono invece nel corpo degli Stati europei, il più possibile surrettiziamente, dispositivi economici e amministrativi - anzitutto la moneta unica - che funzionano, secondo la celebre definizione di Mario Draghi, come “piloti automatici”. Questi piloti automatici provocano crisi politiche e sociali, previste e premeditate, all'interno degli Stati e delle nazioni, ai quali impongono o di insorgere in aperto conflitto contro la Corona, o di addivenire a un accordo universale in merito al “sogno europeo”: per il bene degli europei e dell’umanità, naturalmente, come per il bene dei russi e dell’umanità Lenin ricorreva al terrore di Stato, alle condanne degli oppositori per via amministrativa, etc.
A quest’opera va associata, inevitabilmente, una manipolazione pedagogica minuziosa e su vasta scala, in altri termini una lunghissima campagna di guerra psicologica. La dirigenza UE conduce questa campagna di guerra psicologica da una posizione di ipocrisia strutturale formalmente identica a quella della dirigenza sovietica, perché non è bene e vero quel che è bene e vero, è bene e vero quel che serve alla UE o alla rivoluzione comunista: in quanto Bene e Verità = accordo dell’intera umanità, fine dei conflitti, pace e concordia universali. Le élites, necessariamente ristrette, di “pneumatici” e di “psichici” che conoscono questo arcano della Storia, hanno il diritto e anzi il dovere morale di ingannare e manipolare, per il loro bene, le masse di “ilici” che invece lo ignorano.
Il leone Lenin accetta solo provvisoriamente il conflitto politico, e anzi lo spinge a terrificanti estremi di violenza, in vista dell’accordo universale futuro: dopo la “fine della preistoria”, quando diventerà reale il “sogno di una cosa” comunista e ogni conflitto cesserà nella concordia, prima in URSS poi nel mondo intero. Le volpi UE celano l’esistenza effettuale del conflitto (in linguaggio lacaniano lo forcludono), e da parte loro lo conducono, solo provvisoriamente, con mezzi il più possibile clandestini, in vista dell’accordo universale futuro, quando diventerà reale il “sogno europeo” e ogni conflitto cesserà nella concordia, prima in Europa poi nel mondo intero.
In questo grande affresco romantico proposto alla nostra ammirazione con la colonna sonora dell’Inno alla Gioia (forse non è un caso che il Beethoven delle grandi sinfonie fosse anche il compositore preferito di Lenin) c’è solo una scrostatura: che nella realtà, l’accordo universale di tutta l’umanità non si dà effettualmente mai. Ripeto e sottolineo due volte: mai, never, jamais, niemals, jamàs, etc.
E’ questa cosa, l’usurpatore, il falso Re: il Re del Mondo di Domani che non ha né la forza, né l’autorità, né la legittimità per governare il suo regno di oggi.
E il Matto? Il Matto Movimento 5 Stelle? In che modo ci rivela la verità sul suo e nostro falso Re?
Il M5S è un caso esemplare di universalismo politico spinto fino alle estreme conseguenze dell’assurdità, del ridicolo, insomma del grottesco. La sua scelta di non allearsi con alcuna forza politica se non su singoli provvedimenti definiti “tecnici” o “concreti” consegue, infatti, direttamente dal rifiuto pregiudiziale e preliminare del conflitto politico: dire che tutti sono avversari o nemici è identico a dire che nessuno lo è; dall’individuazione del nemico/avversario, infatti, consegue quali siano gli amici politici, che non si scelgono in base alla comunanza dei valori o all’affinità intellettuale e sentimentale, ma ci vengono imposti dalla comune inimicizia.
E chi è il nemico o l’avversario del Movimento 5 Stelle? La destra? La sinistra? Il centro? Il PD? La Lega? L’Unione europea? I nemici dell’Unione Europea? L’ISIS? L’America?  Il sistema solare? Il riscaldamento climatico? I corrotti? I bugiardi? I ricchi? I poveri? Il Resto del Mondo finché non si converte e non s’iscrive alla piattaforma Rousseau?
Il M5S rinvia tutto al momento magico in cui, da solo, prenderà il 51% dei voti, metterà in opera un progetto di democrazia diretta elettronica totale, e gradualmente persuaderà tutti della bontà e verità della propria azione, che non si caratterizza per la rispondenza a interessi ben definiti di ceti, classi, istituzioni, etc., ma per qualità d’ordine prepolitico come l’onestà, la trasparenza, la freschezza, etc.: qualità in merito alle quali tutti saranno costretti ad accordarsi, se non vogliono autodefinirsi corrotti, bugiardi, marci, etc.: “… honesty coupled to beauty is to have honey a sauce to sugar.” (il Matto Touchstone, As You Like It, Atto III, Scena III)
Una posizione simile condurrebbe, per sua logica interna, al Terrore giacobino; se non fosse che a) il M5S è sprovvisto dei mezzi per metterlo in opera b) il M5S agisce in un quadro di sovranità nazionale limitata (dalla UE) c) il M5S è un Matto, e il Matto può impugnare lo scettro e la spada, ma lo scettro è di cartone e la spada di gomma: più piccoli, ma per il resto identici al (finto) scettro e alla (finta) spada del suo (falso) Re.
Il M5S è, insomma, è un microcosmo che rispecchia il macrocosmo UE: un Matto buffo, piccolo, gobbo, sguaiato, vestito come il Re, e che parla, gesticola, si atteggia, promette e minaccia (a vuoto) come il Re. Come l’Unione Europea, è un organismo politico affatto disfunzionale, ispirato a un universalismo politico che non ha la forza di imporre, e il contenuto delle sue proposte politiche si autodefinisce come “la miglior soluzione tecnica, oggettiva, per il bene di tutti, di problemi concreti”. Poi, certo: il Re ha  un vasto stuolo di tecnici professionisti ben pagati che sfornano impeccabili soluzioni tecniche a tonnellate, 24/7, mentre il Matto ha una squadretta parrocchiale di geometri, ragionieri, laureati per corrispondenza che lavorano nei ritagli di tempo e fanno quel che possono. Ma la somiglianza - anzi, diciamolo col Bardo: la parodia c’è tutta.
Come l’UE in grande, cioè in Europa, così il M5S in piccolo, cioè in Italia, sortisce principalmente due effetti: neutralizza politicamente l’Italia, che a causa dell’ “elefante nel salotto” M5S si impaluda nella paralisi politica; e non pronunciandosi mai chiaramente in merito alla UE - perché per esistere, il Matto ha bisogno del Re, anche se può punzecchiarlo - gioca e fa giocare agli italiani un incessante ping-pong mentale tra la UE realmente esistente (falsa e cattiva) e la UE possibile (vera e buona); tra il Re com’è oggi, e il Re come sarà in futuro, in quel mondo migliore che i Matti chiamano Paese di Cuccagna, Schlaraffenland, Terra di Jaunja, Land of Plenty, Pays de Cocagne, etc.
Concludo. Rispondendo alla mia domanda sul Movimento 5 Stelle, il Bardo mi ha bonariamente rimproverato, invitandomi a disturbarlo solo quando devo fargli domande veramente difficili. “Aiutati che io t’aiuto”, m’ha detto scherzosamente. Ci ho riflettuto un attimo, e arrossendo gli ho presentato le mie scuse. In effetti, ci potevo arrivare anche da solo. Non c’è forse un Matto di professione, alla guida del Movimento Cinque Stelle? Non reca forse cinque stelle, la bandiera del Matto, come ne reca dodici la bandiera del Re (proposta dall’Araldo capo d’Irlanda)? Il dodici, che nella Cabala simboleggia “Il bene sopra tutto. La virtù non è solo pensiero ma anche azione. L'agire senza lucro e senza calcolo." E il cinque, che simboleggia: “Fugate le nere ombre della notte, l'alba porta con sé i colori vivi della primavera e prepara l'arrivo del sole."
Che sciocco sono stato, a non accorgermene subito. E’ proprio vero che  “The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool.” (il Matto Touchstone, As You Like It, Atto I, Scena 5).


Roberto Buffagni




Roberto Buffagni è un autore teatrale. Il suo ultimo lavoro, attualmente in tournée, è Sorelle d’Italia – Avanspettacolo fondamentalista, musiche di Alessandro Nidi, regia di Cristina Pezzoli, con Veronica Pivetti e Isa Danieli. Come si vede anche dal titolo di questo spettacolo, ha un po’ la fissa del Risorgimento, dell’Italia… insomma, dell’oggettistica vintage...


venerdì 9 dicembre 2016

Promemoria per amici (e nemici)
Perché sostengo Renzi



Soprattutto in questi ultimi giorni, alcuni amici, nella vita reale (quindi non solo sui Social),  continuano a chiedermi  il perché dell’ appoggio a Matteo  Renzi.  Io di regola, a mia volta, rispondo con un domanda: ditemi perché non dovrei sostenerlo?
Al mio quesito, seguono le riposte più varie, ma tutte politicamente deboli o fantasiose  del tipo è antipatico,  è appoggiato dalla massoneria e dai poteri forti, è il cameriere della Merkel, è amico di Marchionne, si è circondato di amici-servi fiorentini, e così via fino a parificarlo all’Anticristo. Nessuno però indica un’alternativa reale.  E per una semplice ragione: non ce ne sono.  Se  non di tipo onirico, come  Berlusconi, o demenziale come  Salvini, Meloni,  Grillo. Personaggi inquietanti, soprattutto  gli  ultimi tre,  che maleodorano   di razzismo,  protezionismo,  sfascio economico, incarnando i  peggiori rigurgiti della protesta fine a se stessa,  fascista e populista, sempre pronta a rinverdire il culto antico del vittimismo italiano.   
Io credo invece che Renzi, pur non essendo un liberale (nessuno è perfetto),  sia  giovane, ottimista, coraggioso. " Il Renzaccio"  professa, in qualche misura,  valori agli antipodi di certo  "piagnonismo" nazionale, di finti pezzenti  sempre disposti a incolpare gli altri e tendere la mano. Sicché Renzi avrebbe le carte in regola per provare, come dire,  a  mettere, per ora, l’Italia in sicurezza.  Grazie anche al suo decisionismo, virtù rara nella politica italiana:  dote  che  ha mostrato di possedere, governando  benino,  almeno secondo fonti neutrali (*).
Se ha commesso un errore, forse il più grosso, è  l' avere  messo  troppa carne al fuoco: ad esempio, una riforma costituzionale, seppure importante, andava proposta in altri momenti, politicamente più tranquilli. Inoltre, Renzi avrebbe dovuto concentrarsi di più sull’economia e in particolare su una incisiva riduzione del carico fiscale e sullo sfoltimento delle burocrazie statali ( ma, come detto, non è un liberale).  Purtroppo,  quanto all’immigrazione, dove Renzi non è andato oltre  la proposta  "redistribuzionista",  il contenimento  non appartiene alla sua cultura politica di estrazione catto-socialista.   Il che  è una grave pecca.  Però Renzi si fa sentire in Europa, senza concedere nulla alla volgarità populista e fascistoide.  E questo è un suo merito.
Altro sbaglio,  quello di non proporre una legge elettorale in grado di ridurre drasticamente il peso politico dei pentastellati.  Ma se Berlusconi, ci ripensasse,  un Renzi bis potrebbe tentare  - il condizionale è necessario - di  risolvere il problema.  Come scrivevamo ieri,  la missione fondamentale di qualsiasi governo liberaldemocratico non può che essere quella di sconfiggere l’antipolitica:  il nemico principale, insomma, resta Grillo.
Concludendo, Renzi risulta  credibile all’estero (si pensi alla figura che faremmo con personaggi ridicoli come  Salvini e certi  dirigenti grillini), abbastanza  preparato, nemico dei "piagnoni" e decisionista.  Per ora, sul mercato politico, non c’è altra offerta migliore.  Quindi va sostenuto. Cari amici (e nemici) rassegnatevi.

Carlo Gambescia     

   
(*) Si veda ad vocem:  https://pagellapolitica.it/  

giovedì 8 dicembre 2016

Bersani, D’Alema & Co.
Che pena…



Fanno veramente pena i Bersani, i D’Alema, i Pisapia che si “offrono”( tra l’altro gli uni contro gli altri armati)  per riunificare una cosa che non esiste più: il Pci post-berlingueriano, un partito a metà strada tra la tradizione comunista, il laburismo di sinistra e il pragmatismo sindacale. Renzi è  caduto (così pare, per ora)  e  i dinosauri del “veniamo da lontano”,  sono rimasti con il famigerato  cerino acceso in mano.  Non sanno cosa proporre.  Come prova, la tregua (informale), sancita dalla direzione di ieri.  A Renzi però conviene, agli orfani del Pci, no. Perché più passa il tempo, più l’ex premier si riorganizza. E da una posizione di potere.
D’Alema, ha addirittura avanzato una riedizione del  centrosinistra. Ma con chi? Con i suoi giallastri rancori "Baffino"  si è fatto terra bruciata intorno, a partire da Prodi (leader nel 1996 "votato dal popolo" che D'Alema silurò).  Il suo centrosinistra, con dentro tutti (dai comunisti veri ai comunisti di sacrestia) votò in tutta fretta  (altro che Renzi…), una riforma costituzionale,  suonata e cantata in Parlamento  solo dalla sinistra (quando si dice il caso), poi  approvata  da dieci- milioni-dieci di elettori (Renzi ne ha presi più di 13, perdendo...); riforma, distinta da un confuso regionalismo (per blandire la Lega contro Berlusconi),  che ancora grida vendetta.  
Bersani oltre a non avere la stoffa del ministro non ha neppure quella del leader:  un vero  capo  non si fa prendere a pesci in faccia da quattro ragazzini di Cinque Stelle.   E rispetto a D'Alema, vuole solo sostituire Renzi -  l'originale con la copia -  mantenendo la stessa maggioranza (incluso il vituperato Verdini).
Pisapia, ex sindaco di Milano,  per pure congiunzioni astrologico-politiche,  è una specie di ibernato speciale: sembra   uscito da un film di Franco  Rosi.
Vendola, infine,  giustamente, è in maternità…  Emiliano, per restare in argomento,  sul set di un film western all'italiana...  Gli altri, a partire, da Speranza, Cuperlo, per ora, imparano giocando... Nell'ombra, per adesso,  ci sarebbe anche Franceschini (ma è materia da vecchio Cencelli...). 
E questa sarebbe la sinistra alternativa a  Renzi?  La stessa sinistra  che ha lasciato in vita il Cnel, dove da tre giorni i trenini si sprecano. Per non parlare dei Senatori, altri miracolati…
Ariviva Renzi!


Carlo Gambescia       

mercoledì 7 dicembre 2016

 Il  Dopo-Referendum
Forza Renzi!



Il No ha prevalso, come prova la puntuale analisi dell’Istituto Cattaneo,  riguardante  l’area bolognese (ma non solo),  nelle “sezioni relativamente più povere” e “più giovani” ( con età mediana più bassa), ma anche, attenzione, dove “la quota di immigrati è più alta” .  Inoltre Forza Italia, ha perso un trenta per cento di  elettori in favore del Sì, e il Pd un venti per cento verso il  No. Invece  granitico e in costante espansione  il blocco elettorale pentastellato che potrebbe aver raggiunto il Pd, fino forse a superarlo (oltre il  trenta per cento quindi), grazie al voto dei giovani e dei delusi della sinistra dei Bersani e dei D’Alema (*).
Il senso politico  del  Referendum è  che Renzi ha guadagnato al centro e cresce rispetto al Pd del  2013 (politiche), ma perde  a sinistra rispetto alle Europee (2014), mentre  le opposizioni di destra, globalmente prese,  Fi, Lega e FdI, restano  numericamente tali.   Infine, prosegue l’ascesa vittoriosa del  M5S.  Gli altri, inclusi gli orfani del comunismo, non contano elettoralmente  nulla. Del resto, perché votare, nel reame dell’antipolitica, dominato  dai "piagnoni",  la copia  falce-e-martello invece dell’originale a-cinque-stelle ?
Renzi, dovrebbe ripartire dalle politiche giovanili e sull’immigrazione.  E in economia,  lasciar fare al mercato, magari tagliando, dove possibile, le tasse. Quest’ultima è forse la  cosa più  difficile per lui, dal momento che non è un liberale…  Non deve sottrarsi invece - perché ne va della sopravvivenza dell’Italia -  alla ricerca di un  accordo  con chiunque sia disponibile a fare una legge elettorale in grado di rendere inoffensivo il “non partito” di Grillo; non importa se proporzionale o maggioritaria:  ciò che conta  è  che la nuova legge  sia in grado di mettere fuori gioco l’antipolitica, rappresentata per eccellenza dal M5S. In questo momento,  il nemico principale - ed è ciò che dovrebbero avere a cuore i  moderati italiani   -   è l’antipolitica:   una situazione di emergenza,  assai vicina allo stato di eccezione, che  invece il Presidente Mattarella sembra sottovalutare, come prova la sua esaltazione della  partecipazione: il Capo dello Stato, almeno in apparenza, pare ignorare quel "problemino", ben studiato dai politologi,  noto come “sovraccarico della domanda politica”. Nei sistemi politici contemporanei,  più la partecipazione si fa  alta, più le richieste dei cittadini divengono  contraddittorie ed economicamente gravose.   Di conseguenza, il sistema politico e sociale, non potendo accontentare tutti (dal momento che la crescita dei   tributi e del debito pubblico  ad infinitum, implica  la distruzione di ogni spirito di intrapresa), rischia il corto circuito dell' ingovernabilità  per eccesso di domanda. In tale contesto,  l'antipolitica,  con il suo gioco al rialzo, si insinua, come una pianta velenosa e selvatica,  tra le crepe della politica welfarista e redistributiva, allargandole fino a provocare pericolose fratture sociali e politiche. Per contro,  più la partecipazione è bassa (il che però  non significa  vicina allo zero), più un sistema politico di tipo democratico ( nel senso che si regge sulle libere elezioni) è governabile e al sicuro dai rischi della demagogia e da qualsiasi gioco al tanto peggio tanto meglio: il famoso "juego del gallina"  di cui giustamente parla Jorge  Sánchez  de Castro  (**). 
Renzi, ne sarà capace? Difficile rispondere.  Per riuscire, in primo luogo,  dovrebbe conservare il potere  sia sul governo sia sul partito.  Cosa che i suoi avversari interni ed esterni non sembrano auspicare. E che possono impedire. A cominciare dalla riunione di oggi del direttivo Pd.  Sul piano esterno, istituzionale,  molto dipenderà da Mattarella e (rieccolo!) da Berlusconi.  In secondo luogo,  Renzi dovrebbe provare di saper lottare fino all’ultimo respiro: essere capace di tramutarsi all'occasione in volpe o leone. Leggevamo di un suo possibile ritiro, perché  stanco, eccetera. Che dire? Auguriamoci, che sia  solo il passo indietro, retorico,  prima di sferrare la zampata finale.  Forza Renzi!

Carlo Gambescia