lunedì 30 giugno 2014

Quale onore ! Riceviamo e pubblichiamo volentieri  l' avviso al  popolo italiano del  Professor Vilfredo Pareto (al secolo RobertoBuffagni) , già  insigne Economista e Sociologo,  Capufficio (nell'Al di là, dove si trova da  più di  novant'anni)  del Recupero Crediti Karmici...  




Giudizio Universale, I avviso

a: Anime residenti in Italia (isole comprese)
da: Ufficio Recupero Crediti Karmici

Gentili Anime Italiane,
di seguito prospettiamo la Vs. situazione debitoria:
1. tempo impiegato nello scambio di comunicazioni telefoniche superflue, frivole, grottesche, pettegole, oscene: debiti karmici 21 MLD 700 MLN
2. energia psichica e materiale impiegata nel dibattito Balotelli sì/Balotelli no: debiti karmici 14 MLD
3. energia spirituale e psichica impiegata nella giustificazione pretestuosa dei propri errori, personali, politici, storici, sportivi, etc.: debiti karmici 235 MLD 653 MLN
4. energia spirituale e psichica impiegata nell’attribuzione della colpa di tutto al nemico personale, politico, ideologico, calcistico, etc.: v. punto precedente
5. speranze, fedi, amori riposti in oggetti a) errati b) dannosi c) ridicoli (ad es.: vincita al Superenalotto, “più Europa”, Berlusconi/Renzi): debiti karmici 38 MLD 851 MLN
6. energia materiale, psichica, spirituale impiegata nella escogitazione e propalazione di menzogne, nell’ambito privato e pubblico (ad es.: “ti amo”, “cambierò”, “ieri sera? Sono uscita/o con Giovanna/Giovanni”; oppure “diminuiremo le tasse”, “sconfiggeremo l’evasione fiscale”, “andremo in Europa a battere i pugni sul tavolo”): debiti karmici 877 MLD 121 MLN
Totale debiti karmici al 29/06/2014: 1.422 MLD 978 MLN
Come è a Vs. conoscenza (v. estratto conto del 30/08/1943) il Vs. credito karmico si è esaurito in data 08/09/1943. In data 09/08/1943 Vi è stato concesso un fido karmico di 1.000 MLD, garantito in solido dai seguenti Spiriti Magni: Alighieri Durante, Buonarroti Michelangelo, d’Aquino Tommaso, d’ Assisi Francesco, [+ altri 3571 nomi fino a Zaccheroni Mariuccia].
A fronte del superamento del fido concesso, abbiamo richiesto ai Suddetti un’estensione della garanzia. Ci dispiace informarVi che , in rappresentanza dei Garanti tutti, Alighieri Durante ci ha risposto negativamente, e in toni ultimativi  (“Questi non hanno speranza di morte,/e la lor cieca vita è tanto bassa,/che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte”) a mezzo racc. a.r. del 10/06/2014.
Ci vediamo dunque costretti a ingiungerVi l’immediato rientro dei 422 MLD 978 MLN di debiti karmici eccedenti il Vs. fido, e ad invitarVi nei Ns. uffici per discutere un piano di rientro per quanto attiene i restanti 1.000 MLD.
Qualora non ottemperaste prontamente alle disposizioni summenzionate, ci vedremo costretti a procedere all’ escussione del Vs. patrimonio animico.
In attesa di un sollecito riscontro, porgiamo distinti saluti.
Il Capufficio Recupero Crediti Karmici
Prof. Vilfredo Pareto



venerdì 27 giugno 2014

Arresti domiciliari per la “mamma” di Cogne
Tana libera ( o quasi)  
per Annamaria Franzoni





Annamaria Franzoni andrà agli arresti domiciliari.  Così  ha deciso   il Tribunale di Sorveglianza di Bologna che, recependo la perizia psichiatrica, ha evidentemente ritenuto “intatta” la “capacità genitoriale” della Franzoni,  meritevole  di  intraprendere “un percorso di risocializzazione e  rieducazione” .
Il caso in sé, pur destando all'epoca grandissimo interesse mediatico,  rientra  nella triste e scontata casistica, anche motivazionale,  della violenza domestica verso i minori. Quindi non ci sarebbe molto da dire. Certo, nel caso, condotta brutalmente  da uno dei genitori fino alle estreme conseguenze. Abissi della psiche umana.
Quel  che invece colpisce è  la  questione di fondo. Si può uccidere un figlio e conservare “intatta” la propria “capacità genitoriale”? Addirittura nel  provvedimento  si accenna “al contesto familiare coeso” - quindi basato sull’interazione virtuosa   tra   i suoi membri, Annamaria  Franzoni inclusa -   quale “elemento di sostegno nel percorso di risocializzazione” della  donna...
Insomma,  sembra che qui sia  in  gioco  il valore del concetto rieducativo della pena:  quel  dare scontato per principio, tipico del diritto moderno, che l’individuo sia sempre recuperabile, anche contro la sua stessa volontà. O comunque fino a prova contraria. 
Del resto, attualmente,  il  gigantesco sistema dei delitti e delle pene   è  gestito da una macchina organizzativa (giudici, poliziotti, carcerieri, periti, assistenti sociali)  che per funzionare  ha bisogno, per così dire,  di certezze amministrative.  Guai perciò  a chiunque  metta  in discussione  i massimi sistemi. Il Moloch burocratico è  fatto così:  non pensa,  applica ed  esegue.  Si chiama  “banalità del bene”  o del  male, dipende dalla situazione e dall’animus degli esecutori di turno.
Forse  i giudici potrebbero fare qualcosa…   E invece tacciono:  per varie ragioni che non stiamo qui ad analizzare,  i magistrati,  in larghissima parte,   si sono trasformati in educatori mainstream, proni ai pareri degli esperti…
E così basta che un perito, sulla base di protocolli pseudo-scientifici (sono  inesatte le scienze esatte, figurarsi le scienze sociali…),  dichiari l’impossibilità della “recidiva”  e il gioco è fatto:  tana libera ( o quasi)  per  Annamaria Franzoni.  


Carlo Gambescia                   

giovedì 26 giugno 2014

Il libro della settimana: Francesco Paolo de Ceglia (a cura di), Storia della definizione di morte, Franco Angeli, Milano 2014, pp. 686, Euro 55,00. 


https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=21799&Tipo=Libro&titolo=Storia+della+definizione+di+morte++



A prima vista,  titolo e  argomento, Storia della definizione di morte (Franco Angeli)  non sembrano  adatti   a un’amena lettura estiva, magari  in spiaggia…  Può essere.  Tuttavia,  siamo davanti a un libro che parlando della morte, parla dell’uomo tout court e  dei cambiamenti culturali, storici e medici che hanno  innervato l'atteggiamento umano davanti alla parola fine. Insomma,  Francesco Paolo de Ceglia, docente di storia della Scienza presso l’Università di Bari Aldo Moro, ha curato un lavoro straordinario,  che si muove,  allargandole,  lungo le strade tracciate in argomento da Ariés, Vovelle Defanti.  Ma lasciamo la parola al curatore: « Rispetto a tali precedenti, che questo volume non ha la velleità di emulare, si desidera da una parte, restringere il campo d’indagine alla sola definizione  di morte e alla tecniche di accertamento della stessa, pur non trascurando  di dar conto di tutta la cultura di cui esse furono e sono intrise - come già fatto da Defanti -  dall’altra di ampliare i tempi e gli spazi considerati. Benché infatti non poco sia stato scritto sulle civiltà antiche  (…) difficilmente tali materiali sono adatti a confluire  nelle più ampie trattazioni sull’ argomento che - come nel caso di Ariès e Vovelle -  partono in genere dal  medioevo» (p. 16).
Siamo perciò davanti a  una vera e propria storia universale  (o «transculturale», come giustamente preferisce definirla  il curatore).  Opera imponente.  L'apparato bibliografico è maestoso. Non meno significativa l'iconografia,  essenziale e ben scelta.
Il libro  è diviso in cinque parti. Nella prima è affrontata la morte nelle civiltà antiche (mesopotamica, egizia, indiana, cinese, greco e romana, bizantina e slava, pp. 21-140). Nella seconda si analizzano significati e pratiche  della  morte nella cultura medievale e moderna, dal cristianesimo al XIX secolo (pp. 143-328).  Nella terza  si indaga a fondo il  dibattito contemporaneo intorno al concetto di morte, pp. 331-524). Nella quarta ci si occupa del «tripode vitale» (polmoni, cuore, cervello),  dal punto di vista accertativo (della morte),  con   attenzione alle trasformazioni storiche e concettuali del ruolo funzionale di questi organi rispetto al trapasso (pp. 527-579). Nella quinta e ultima parte si studia «il morire nell’immaginario contemporaneo» (pp. 583-654): letteratura giovanile, cinema, serial  medici televisivi. Il capitolo  si chiude  con un interessante excursus sul caso Englaro.
Prendendo  spunto proprio dalla questione  della   morte «tecnologizzata»,  si può dire che se c’è un filo conduttore nel libro, o meglio nel comportamento umano nei riguardi della morte,  esso  è rappresentato dalla progressiva medicalizzazione dell'ultimo respiro.  Si dirà, nulla di nuovo… In realtà, non si tratta tanto della solita critica antimoderna,  quanto  di prendere atto - ancora una volta -   del  processo di disincantamento anche dell'idea di  morte. E di conseguenza delle pratiche sociali collegate. Cosicché si potrebbe addirittura parlare di  banalizzazione della morte umana, ormai  quasi ridotta  a  questione protocollare.  Detto in altri termini,  non si muore individualmente fin quando la morte non è accertata burocraticamente: un atto, una dichiarazione, un pezzo di carta,  quanto  di più banale…  E in un senso preciso:  con  un semplice tratto di penna su una casella  si  può   registrare   la vita o la morte di una persona:  è bene? è male? non importa, oggi si fa così. Questo, il comune sentire. 
Sotto tale aspetto - interno alla modernità  razionalizzante -   vanno segnalate due tendenze storiche. Mentre nell’ Ottocento si temeva  la morte apparente (su questo si veda  il notevole saggio, forse il più bello del libro, di  Francesco Paolo de Ceglia, pp. 303-328), e perciò  si cercava di evitare che i soggetti fossero dichiarati morti,  oggi accade l’esatto contrario:  i medici, soprattutto dell’intensiva, si propongono di evitare che il paziente morto  possa essere considerato  vivente  e perciò conseguentemente trattato.
Il che riguarda la logica sociale del distacco del mondo: dispositivo che adesso necessita - burocraticamente -  di certezze,  per varie e supposte ragioni: riutilizzazione degli organi, costi medici crescenti, predominio (e rispetto) delle regole di accesso alla sicurezza sociale. Insomma,  questioni organizzative...   Mentre  nell’Ottocento, lo Stato era ancora minimo, l’individuo  più  libero e meno “assistito”,  le burocrazie meno invadenti:  il singolo, prevaleva ancora  sull'organizzazione e, per dirla tutta,  la secolarizzazione  era  ancora di là da venire. 
Ecco, forse,  una storia che  meriterebbe di essere scritta, o comunque approfondita dal punto di vista dell’interazione  tra istituzioni e  individuo:  quella del rapporto tra burocrazia moderna, o  meglio ancora “stato sociale”  e  definizione ( e pratiche)  di  morte.  Avanziamo un’idea di titolo, usando  l' inglese maccheronico:   Dal Welfare State al Deathfare State

Carlo Gambescia   
            
   

martedì 24 giugno 2014

Gli adoratori del sole di  Stonehenge
Ritorno del paganesimo?
No, persistenza del  "fattore" religioso





Prima la notizia:

Stonehenge: in migliaia per il solstizio d'estate

Almeno 36mila persone hanno partecipato alle consuete celebrazioni del
Solstizio d'estate presso il sito preistorico di Stonehenge, tra i misteriosi megaliti che si trovano nel sud dell'Inghilterra. Insieme agli aspiranti druidi e adoratori del sole erano presenti anche famiglie e scolaresche, che hanno aspettato il sorgere del sole sul giorno più lungo. Tutto si è svolto pacificamente a parte 25 arresti quasi tutti per possesso di stupefacenti



Che dire?  Ritorno del paganesimo? No.  Si tratta di un   fenomeno  collettivo  che consiste nel raduno  di  alcune decine di migliaia di persone (il cui numero sull’onda del rinnovato interesse verso la natura  è aumentato negli  trent’anni)  tese a celebrare,  semplificando,  un entità divina solare.
Il vecchio Spencer, parlerebbe di sopravvivenze, Mircea Eliade di  meccanismi antropologici e simbolici ricorrenti, Jung più esplicitamente di manifesta  influenza  archetipica.  Ci siamo  limitati a   tre sole spiegazioni.
E sul piano sociologico?  L’uomo, da sempre, vuole sentirsi parte di qualcosa. Insomma, non è un’isola. In questo senso,  il sole rinvia alla vita, e quest’ultima alla natura come involucro inglobante.  Quel che  sarebbe  interessante capire è il grado  di coinvolgimento collettivo tra i partecipanti. Per essere più chiari: si va da soli a Stonehenge, magari con la famiglia o la fidanzata, oppure come membri di organizzazioni “religiose”?   Nel caso di prevalenza dei primi, saremmo davanti,  a una religiosità personale, priva di risvolti politici (nel senso del conflitto amico-nemico, anche solo ideologico), nel secondo caso, invece, sarebbe vero l’esatto contrario.
Inoltre andrebbero distinte, sia sul piano collettivo che individuale, le varie forme della  religiosità espresse dai “fedeli”, le cosiddette motivazioni: estetica, emozionale, intellettuale, carismatica (solo per indicarne alcune). E, soprattutto  i tempi di durata  e mobilità delle “conversioni” (gli eventuali passaggi  precedenti da una   “religione” all’altra).
Insomma, come si può notare, siamo davanti a  quadro complesso.  Nel quale  però c’è un  elemento comune a ogni credo religioso: quello del legame (individuale e collettivo)  con un’entità  diversa dall’uomo (diversità i cui gradi variano secondo le  religione). Potremmo definirla “fame di  sacro”, alle cui origini,  alcuni studiosi,    pongono  la “fame di trascendenza”, distinguendo,  in chiave gerarchica (e qualitativa) il sacro, quale epifenomeno,  dal  trascendente.  
Perciò, per tornare alla domanda iniziale: ritorno del paganesimo? No, persistenza, nonostante i processi di secolarizzazione,  del “fattore”  (o "residuo" per dirla con Pareto) religioso: quell'insopprimibile legame (variamente articolato) tra l' uomo e l'assolutamente diverso. Come in ogni religione. 
Di sicuro la nostra risposta scontenterà i fondamentalisti delle varie fazioni: i sostenitori della  "vera" religione.  Ma la sociologia  - non ci stancheremo mai di ripeterlo -   non va  mescolata con la teologia, cristiana o pagana che sia...    

Carlo Gambescia                           

lunedì 23 giugno 2014

Le Otto proposte di Prodi per il rilancio dell’industria
Roba da ridere (per non piangere)





Un consiglio:  cari amici lettori  leggete  subito le Otto proposte ( o "mosse") di Prodi per il rilancio dell’industria (*). Certo, ci si rovina la colazione...  Ma ne vale la pena,  perché rappresentano la riprova del semianalfabetismo economico  del ex Premier,  ben  innaffiato, come prevedibile,  da ovvietà dirigiste nel peggiore  stile  sinistra democristiana.  Roba da ridere (per non piangere) Vediamole  da vicino.
Primo punto. Se le imprese non ricevono  denari  dalle banche, la colpa è delle imprese  che - scoperta dell' acqua calda-  devono  imparare ad autofinanziarsi…  E come?  Se la pressione fiscale è a livelli proibitivi? 
Secondo punto: vanno incentivate le fusioni e  concentrazioni. Le piccole imprese devono sparire. Perfetto. Come uccidere il modello economico italiano.
Terzo punto. Servono più fondazioni, per favorire la discontinuità dell’imprese italiane, di tipo “famigliare”,  e  aprire  a nuovi apporti esterni. Certo, per come sono andate male  le Fondazioni è  proprio il caso di insistere…  
Quarto punto. Bisogna aiutare gli imprenditori falliti a tornare in campo. E chi paga? Lo Stato, of course…   Ergo nuove  tasse…
Quinto punto.  Per incrementare  gli investimenti esteri in Italia, oltre alle  solite  semplici-semplici-semplici cose  da fare ( più flessibilità, meno burocrazia, più sicurezza),  vanno subito  costruite  buone scuole per i  figli dei collaboratori esteri…  Si commenta da sé…
Sesto punto. Bisogna scegliere tra meccanica strumentale ed elettronica di consumo.   E chi decide? Il mercato? Non sia mai... Decide lo Stato,  come accadeva nei paesi del socialismo reale...
Settimo punto. Nuova politica energetica.  Anche qui, chi decide?  Lo Stato, ovviamente…  Ergo nuove  tasse…
Ottavo punto.   Vanno  subito create reti  di ricerca alla tedesca (Fraunhofer)   destinate a risolvere i problemi di innovazione della imprese…  Così come per incanto…  E chi paga?   Lo Stato, naturalmente… Ergo nuove  tasse…
Insomma, Stato-Imprenditore, Stato-Imprenditore, Stato-Imprenditore, Stato-Imprenditore…  Quindi tasse-tasse-tasse-tasse...  Prodi è una specie di disco rotto (statalista).   
Esistono due tipi  di cretinismo economico.  Quello di chi non conosce  l’economia  e parla a vanvera. E quello di chi conosce una sola teoria e  pretende di sapere tutto… Quest’ultimo è il caso di Prodi, un semianalfabeta.  Dell'ovvio democristiano, con "scappellamento" a sinistra...

Carlo Gambescia   

(*)

martedì 17 giugno 2014

La rovinosa crisi della  destra post-missina
Triste, solitario y final

La designazione di Italo Bocchino alla direzione  del   “Secolo d’Italia” è  la riprova della cieca autoreferenzialità della classe dirigente post-missina, prima passata rapidamente  armi e bagagli all’ “odiata democrazia” con la  “svolta” di Fiuggi,  dopo  confluita a passo di carica  nel Pdl,   poi  clamorosamente  divisasi  e, ora, come sembra, sul punto di tentare nuove faticose convergenze. Dal momento che la  Fondazione Alleanza Nazionale che ha “promosso” Bocchino raccoglie, come per i  famosi ladri di Pisa,  le varie opzioni (perché parlare di tendenze ideologiche sarebbe troppo) dei litigiosi (ma non troppo se in ballo c'è la spartizione del bottino)  post-missini “venduti  al plutocrate”, come recita la retorica dei duri e puri.  Ovviamente,  all’esterno di questo bollito misto e rissoso  restano,  pur con andamento oscillante in base alle convenienze elettorali,  alcuni micropartititi caratterizzati in senso neofascista (del fascismo-stato), oltre i quali  si situa il pittoresco mondo delle frange movimentiste, esagitati che si richiamano esplicitamente al fascismo-movimento. 
Tutte queste sparse e  litigiose  forze politiche (semplificando, dagli ex missini di  Forza Italia ai fascisti del Terzo Millennio di CasaPound e oltre)  sono  ben  lontane dall'avanzare qualsiasi seria istanza politica e programmatica, ad esempio a proposito di vigorosi tagli alle tasse e di decise  limitazioni  all'invadenza dello  Stato-Provvidenza.  Purtroppo, siamo davanti a  un paesaggio con rovine, dove alcuni  si dedicano a  risibili alchimie  per salvare se stessi,  altri strepitano  invocando improbabile  rivoluzioni nazionali.
Che conclusione trarne?  Che, al netto della grettezza degli uni e dell’ingenuo rivoluzionarismo degli altri, il processo di democratizzazione  della destra post-missina  si è concluso con  un nulla fatto.  Si è trattato  di  un viaggio di sola andata...   Se a ciò  si aggiunge la disastrosa  crisi  in cui  versa  Forza Italia, si può dire  che in Italia anche la destra democratica, liberale, conservatrice, non ha più  alcuna  rappresentanza.  Gli elettori  sono da tempo  in libera uscita.  E si vede.

Carlo Gambescia           

lunedì 16 giugno 2014



Cara Bimba Liquerizia,
ti dirò, mi spiace quando, trovandomi in chiesa, il prete mi guarda dall’alto in basso e punta contro di me il suo indice accusatore per farmi capire che rappresento in quel caso il peccato. Non è quello che cerco dalla Chiesa, non intravedo, in questo atteggiamento, la Parola di Dio.
Franceschiella Pascalina

Cara Franceschiella,
in foto vicino a Dudù risulti praticamente una nana, per forza che il prete ti guarda dall’alto in basso. Un consiglio: quando vai in chiesa, metti sempre scarpe con la zeppa e tacco 15.
*** 
Cara Bimba Liquerizia,
mi sono innamorata di Massimo Cacciari, lo trovo un figo pazzesco. Tu che ne pensi? C’è speranza?
Angela Superflua

Cara Angela,
il tuo Cacciari dice che l’uomo non ha speranza, ma della donna non parla. Poi, guarda:  uno che a settant’anni si tinge i capelli, se hai un bel telaio e sei un po’ furbina te lo rigiri come vuoi. Insomma: spera pure e stai serena.
*** 
Cara Bimba Liquerizia,
come stai, ciccina? Io come al solito, un po’ di acciacchi ma insomma me la cavo. Novità: da un po’ qui alla Casa di Riposo c’è un volontario nuovo, sembra che sia famoso ma non ho capito chi è, forse un ex calciatore, gli chiedono sempre del Milan. Mah. Che sagoma! Racconta barzellette, suona il piano, regala orologi…sorride sempre, ma Dio com’è triste, triste, triste…mi fa una pena, poveretto…solo come un cane, anzi: solo CON un cane, un cagnetto petulante che ficca il muso dappertutto, abbaia sempre, perde il pelo, dà fastidio…si vede che non ha nessuno, né famiglia né niente. Stai attenta, Liquerizia, adesso sei giovane e non ci pensi, ma vedi come va a finire uno che non si sposa? A proposito, lo vedi ancora Arturo? Non è un uomo brillante, questo è vero, ma è tanto un bravo ragazzo, con u n posto sicuro…pensaci, bimba! Un bacione dalla
Nonna

Cara Nonna,
sono contenta che stai bene, però se mi tiri fuori un’altra volta la storia di Arturo non ti porto più gli spinelli.
P.S. Il volontario col cane credo di avere capito chi è, è uno che la moglie ha divorziato, lo ha spellato vivo e adesso gli ridono tutti dietro. Bello il tuo matrimonio, eh nonna?