giovedì 3 agosto 2017

Il sì di Camera e Senato  alla missione navale
"Eppur si muove…"






A prima vista, ricorda la classica storia della montagna che partorisce il topolino. I lettori ricorderanno quel  nostro articolo,  dove si chiedeva  il blocco navale,  per far fronte agli sbarchi e lanciare  un segnale forte  all’Ue  (*).
Ebbene,  non ci sarà nessun blocco, con  decine  di mezzi navali,  ma solo  una nave logistica ed un pattugliatore italiano che  daranno una mano  alla Guardia costiera libica, in accordo con le autorità di Tripoli. Senza però  il placet  della  Libia rappresentata dal  cosiddetto uomo forte:  il generale Kalifa Haftar. Che secondo, alcune fonti, vedrebbe  -  come  dargli  torto? -   nell'ingresso delle navi italiane in acque libiche, una violazione di sovranità.
Vanno fatte però alcune riflessioni. Perché,  nonostante tutto, l'Italia  "eppur si muove...".  Come il pianeta  terra  del  Galileo, bastonato dall'Inquisizione.  
In Parlamento, hanno votato contro la missione i soliti noti: l’estrema sinistra e i pentastellati.  Gli altri partiti di opposizione, compresi gli astenuti ( si leggano le interessanti dichiarazioni di Giorgia Meloni),  hanno invece mostrato  di capire  la gravità della situazione. Piccoli passi. Meglio di niente. Ovviamente, la missione ( ripetiamo, due navi in tutto), per ora,   è solo un piccolo step, più che altro di valore dimostrativo:  un topolino,  che tuttavia  indica un cambiamento di  linea. O se si vuole, una "ipotesi"  di cambiamento, eccetera, eccetera.
Naturalmente,  secondo il tradizionale canone alla Don Abbondio della diplomazia italiana, il Governo dà ampie rassicurazioni  sul  basso profilo della missione. Non si vuole spaventare nessuno, all’interno come all’esterno. Infatti,  le regole di ingaggio prevedono che le navi italiani reagiscano al fuoco degli scafisti, alla stregua di una "normale" e "democratica"  forza di polizia.  Saremmo lì, secondo la più classica delle narrazioni glicemiche,  non per ragioni belliche (guerra al jihadismo) e geopolitiche (rivalità con la Francia  e denuncia dell’attendismo politico-militare europeo), bensì  per contrastare un  fenomeno puramente criminale.  
Tuttavia, il  generale Kalifa Haftar,  probabilmente per conflitto di interessi, sembra non amare i dolcificanti.  Vedremo.

Carlo Gambescia