martedì 4 luglio 2017

Alt di Francia e Spagna: "No agli sbarchi nei nostri porti"
Politica delle cannoniere, non c’è altro mezzo




Sappiano di muoverci su un terreno che non è il nostro. Non siamo studiosi di cose militari né in senso stretto di geopolitica e diritto internazionale,  però francamente è giunto  il momento di prendere posizione, pubblicamente.  A che proposito?  Come si dice, in gergo sportivo,   sulla necessità di  uno scatto di reni nel Mediterraneo, per porre un argine  non tanto quantitativo, in relazione  al numero di clandestini che riesce a giungere in Italia (che poi in termini assoluti non è eccessivo),  quanto qualitativo: nel senso dell’esemplarità  di un intervento navale italiano, che dimostri  agli alleati europei, che per buone o cattive ragioni si sono tirati indietro,  che l’Italia sa e può fare da sola.
La nostra flotta militare si compone di 57 navi, distribuite in due gruppi di battaglia (1). Attualmente, nel pattugliamento (operazione “Mare Sicuro”),  sono impegnate solo 8 navi: un settimo della nostra flotta.  Si tratterebbe quindi di rischierare, sotto comando italiano, subito,  davanti alla costa libica, e dove necessario, sul filo delle acque territoriali, almeno la metà della flotta, con compiti di respingere qualsiasi "barcone", nave mercantile e  distruggere qualsiasi nave  militare (con intenzioni aggressive) che tenti di uscire dalle proprie  acque territoriali,  le canoniche dodici miglia. Una muraglia armata.  
Certo il blocco navale, come  noto, secondo il diritto internazionale è un atto di guerra. Ma  si tratterebbe di una guerra, scatenata da altri, con la complicità (indiretta)  dei nostri alleati europei, sordi alle nostre richieste di aiuto  Si chiama politica delle cannoniere. Tradotto: uso della forza, per dissuadere il "nemico": nella fattispecie, quelle autorità tribali e pseudo-nazionali  incapaci, per varie ragioni, di impedire la partenza dei famigerati barconi dalle proprie coste. Barconi che  dovrebbero essere respinti verso i luoghi di partenza. Una, due, cinque, dieci, venti volte, con lo scopo dissuasivo  di  chiarire, una volta per tutte,  che il gioco non vale la candela.  Dura lex  (delle armi) ma lex:  tra i clandestini  potrebbero esserci delle  vittime,  ma  in numero inferiore  rispetto al quadro attuale, perché si tratterebbe di "perdite"  inversamente proporzionali  alle crescenti  possibilità di perseguimento dello scopo di deterrenza in relazione agli "sbarchi" e all'alto numero di  dispersi in mare che ora essi comportano.

Certo, la politica delle cannoniere  è  un retaggio coloniale,  ma allo stato attuale, se non si vogliono inviare truppe italiane on the ground,  rimane l’unica scelta   che può impedire le partenze dei famigerati barconi, restituire prestigio politico e militare all’Italia, rappresentare un modello decisionista ( quindi una "lezione") per le altre nazioni europee che si affacciano sul Mediterraneo.
La domanda è: abbiamo una classe politica  in grado di prendere una decisione del genere? La prima risposta è no. Questo, tuttavia,  è ciò che andrebbe fatto.  Sta per finire, se  non è già finito, il tempo dei “cacadubbi” (pardon).   Si deve agire. Basta  con l’imbelle politica del piagnonismo nazionale. E del menefreghismo, in attesa che le cose si risolvano da sole, o vengano risolte da altri.  I termini della questione sono questi. L'Italia, per la  prima volta, dallo sciagurato giugno del 1940, può riacquistare il suo prestigio nazionale.  Ognuno, da destra a sinistra, si assuma perciò la responsabilità storica di dire sì o no. 
Carlo Gambescia

(1) Si veda qui: http://www.marina.difesa.it/uominimezzi/Pagine/default.aspx .  La flotta della Marina Militare nel 2017 si compone  da 2 portaerei, 4 cacciatorpediniere missilistici, 14 fregate missilistiche, 8 sottomarini, 2 corvette( prossime alla radiazione) , 3 navi d'assalto anfibio, 14 pattugliatori e 10 cacciamine. Nel complesso totale la flotta operativa si compone di 57 navi, organizzati in 2 gruppi da battaglia  3 gruppi  di spedizione anfibia