lunedì 5 gennaio 2009

Caso Englaro

 Eluana o Barabba?




Considerata la delicatezza del tema, non avremmo mai voluto scrivere questo post. Ma francamente ci sconcerta la proposta dei Cavalli-Sforza (Luca e Francesco, il primo, come lo definisce la “razionalista” Repubblica un “mito della scienza genetica”) di sottoporre a referendum popolare il “diritto di decidere della propria morte”, quale principio umano inalienabile (
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/testamento-biologico/appello-referendum/appello-referendum.html )...
Ora, l’idea di introdurre diritti astorici attraverso referendum storicamente condizionati, non ha bisogno di ulteriori commenti. Mentre ci sembra interessante riproporre le riflessioni sulle democrazia di un pensatore, ufficialmente ultralaico, come Hans Kelsen. Le cui teorie sono spesso citate come esempio di una perfetta coniugazione formale, in termini di teoria pura e non storica del diritto, tra valori assoluti e relativi, all’interno di una moderna e laica democrazia rappresentativa.
Riflessioni che però permettono di capire come il ragionamento del tandem Cavalli-Sforza, risponda, nonostante le apparenze, a una logica religiosa e non laica. Come dire, "provvidenzialistica". Quella stessa logica che si scorge, per usare il “giuridichese”, nel giuspostivismo (il diritto come puro artefatto legislativo) di Kelsen. Che appunto, come scopriremo, non chiude mai completamente la porta alle istanze extragiuridiche.
Ma vediamo come il giurista risolve le difficoltà di conciliare valori assoluti e democrazia, partendo da un passo del Vangelo di San Giovanni, quello in cui la folla interrogata da Pilato sulla scelta di rilasciare Gesù o Barabba, risponde come un solo uomo di liberare Barabba.
Ecco le sue conclusioni: “Il Vangelo aggiunge: ‘Barabba poi era un ladro’. Per quelli che credono nel figlio di Dio e nel re dei Giudei quale testimone dell’assoluta verità, questo plebiscito è certo un forte argomento contro la democrazia. E questo argomento, noi scienziati politici, dobbiamo accettarlo. Ma soltanto a una condizione: di essere così sicuri delle nostra verità politica da imporla, se necessario, con il sangue e con le lacrime, di essere sicuri della nostra verità, come lo era, della sua, il figlio di Dio” (Hans Kelsen, La democrazia, il Mulino 1994, p. 453).
Ciò significa che per i Cavalli-Sforza, probabilmente approfittando dello spiraglio d'uscita lasciato aperto da Kelsen, il diritto di scegliere la propria morte è un valore assoluto. Fino al punto di accettare il rischio del plebiscito sfavorevole. Ma, come i bari, con il classico asso nascosto nella manica. Quale? Quello di contrastare una possibile sconfitta “con il sangue e con le lacrime”. Cristianesimo docet.
Per dirla in modo brutale, il tandem Cavalli-Sforza pretende che gli italiani si esprimano sul seguente quesito: “Chi volete che io vi rilasci, Eluana o Barabba?”. Tanto poi, o con le buone o con le cattive, come insegna per raffronto storico la storia del cristianesimo-istituzione, il diritto di morire di Eluana finirà per trionfare… Che modestia.
Il che indica che per certa cultura laica, come per quella religiosa, il potere decisionale del popolo ha valore solo quando si accorda con i disegni della provvidenza. Ovviamente quella secolarizzata racchiusa negli “immortali” diritti dell’uomo (in certo senso sostituiti alla altrettanto secolarizzata "norma fondamentale" di Kelsen…). Tra i quali vi sarebbe, of course, quello di morire per legge, con tanto di certificazioni del notaio e delle burocrazie sanitarie "preposte" in nome di Sua Maestà la Provvidenza, pardon, ora si chiama Progresso…
Come concludere? Carl Schmitt parlerebbe di purissima teologia politica. 
Carlo Gambescia

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