mercoledì 25 giugno 2014

Il 25 giugno del 1974  nasceva  “il Giornale”  
Quaranta e li dimostra tutti




Oggi “il Giornale”, (allora “nuovo”, per questione di copyright), fondato da Indro Montanelli,  compie quarant’anni.  All’epoca, in un’Italia, dove qualsiasi critica alla sinistra veniva inquadrata  e subito liquidata come “fascista”,  per molti,  farsi vedere in giro con il quotidiano milanese,  costituiva un rischio. Rischio, anche  fisico.
Parliamo di un  foglio che non aveva nulla in comune con il radicalismo di destra:  sulle sue  pagine  si difendevano i valori della democrazia e della cultura liberali dal subdolo attacco  della  mentalità totalitaria, fascista o comunista.  Insomma, in quell’Italia dove dichiararsi liberali era quasi un reato,  il Giornale” rappresentò una bella  boccata d'aria fresca. E in qualche misura un faro, soprattutto per quei giovani che desideravano  approfondire i grandi  temi  della cultura critica e libera, sola e  vera ispiratrice della società aperta.  Che poi “Il Giornale” nel tempo sia passato di mano, fino a diventare, l’organo politico del berlusconismo, spesso con la bava alla bocca,  è  un’altra storia, non bella…
Probabilmente, la qualità  di un quotidiano di opinione, soprattutto se votato all’ indipendenza,  dipende  dal senso di equilibrio del suo direttore: dalla capacità  -  e Montanelli rivendicava giustamente questa sua grande dote  -  di saper  tenere a freno il lettore, nel senso di non vellicarne gli istinti peggiori (da sempre presenti, nell’elettore di destra)  e al tempo stesso di  riuscire a  veicolare  valori conservatori e liberali.   Se ci si pensa bene, si trattava e tratta di una “mission impossible”: la politica pubblica impone l'uso di  slogan  facili-facili, mentre  il giornalismo, se ben fatto, non può non  duettare con l' impoliticità, negatrice delle formule un tanto al chilo.   Insomma,  per così dire,  il  "trucco"  è di saper  evitare  da una  parte la logica da stadio,  dall'altra quella da clubino degli eletti (per una riprova si pensi al politicamente velleitario "Foglio" di Ferrara).   Un'impresa quasi disperata.
Eppure Montanelli tentò. E in qualche modo riuscì.  Per contro,  i successivi direttori - certo, complice l’incalzare del conflitto politico italiano sempre più duro tra berlusconiani e antiberlusconiani  -  non hanno mostrato di possedere  alcun senso dell'  equilibrio, dando, in alcuni casi,  veramente il peggio.
Del resto basta scorrere i nomi delle  firme  di oggi,  per  intuire  subito  lo scadimento de “il Giornale”. Da un lato  Bettiza, Zappulli,  Romeo,  Barbieri,  Revel,  Laurenzi, Cancogni, Abbagnano,  Ricossa,  De Felice, Praz (solo per fare qualche nome), dall’altro, Veneziani,  Gnocchi,  Mascheroni, Langone…  
Ciò che è totalmente diverso è lo stile:  pacato,  moderato, colto, ironico ma elegante, quello del “Giornale” diretto da Montanelli;  agitato, forcaiolo, rozzo,  sarcastico,  quello di oggi.
Perciò gli Auguri li inviamo direttamente a Indro Montanelli. Nell’al di là.   

Carlo Gambescia      

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