giovedì 3 novembre 2011

La Rai degli anni Settanta era libera?  No



È proprio vero, come scriveva Ugo Ojetti,  grande giornalista-letterato italiano (razza ormai estinta da un pezzo), che «il rimpianto è il passatempo degli incapaci». Soprattutto in politica. 
Spesso, e sempre  per attaccare  Berlusconi, anzi il berlusconismo televisivo,  si rimpiange  la Rai degli anni settanta…  In che modo?  Contrapponendo, principalmente a sinistra,  la  televisione faziosa e  gridata di oggi, nata negli anni Ottanta,  a quella, presuntivamente,  educata e libera del decennio precedente.
Ad esempio, proprio ieri, quell’aquila di Bersani, come ha liquidato Renzi?  Definendo le idee del giovane sindaco fiorentino anni Ottanta…  Quindi idee “paninare”…  Una porcheria egotista, degna di “Drive Inn” e della peggiore tv spazzatura.
In realtà, per capire come andavano le cose negli anni Settanta in casa  Rai,  rigorosamente  spartita tra democristiani e socialisti criptcomunisti,   tutti  dovrebbero prima farsi un istruttivo  giretto su YouTube.  Dove è possibile ripescare, alcuni programmi giornalistici dell’epoca, in particolare di sinistra,  in cui  spiccava -  e  non scherziamo -   la leggendaria  figura del “commissario politico”.   
Piccola premessa. Freschi di una  veloce, e  sempre intrigante rilettura domenicale delle memorie di Vittorio Gassman, le prime  (Un grande avvenire dietro le spalle, 1981), siamo andati a curiosare  tra i cimeli di YouTube a  lui dedicati:  tanto materiale, film, teatro, poesia,  interviste, monologhi,  testimonianze…  Un vero piacere… Immensa cultura, e non solo teatrale. Grande  l’ attore,    meno    l’uomo ( ma era lo stesso Gassman, a non avere molta  stima della sua figura di padre e marito…). 
In mezzo al ricco materiale disponibile cosa abbiamo ripescato? Una puntata  di “Tg2 - Ring” del 1976:   uno dei primi talk show,  condotto all’epoca da  Aldo Falivena,  giornalista, se ricordiamo bene,  già socialdemocratico, in quegli anni avvicinatosi a una sinistra, che  sembrava ormai  a un passo dal potere.L’intervistato di turno, Vittorio Gassman appunto, viene sottoposto   dai  principali   mezzibusti del TG2 di quegli anni a un vero fuoco di fila. Non vogliamo fare  nomi,   molti  nel frattempo sono scomparsi: i processi-esumazione (postumi)  non ci piacciono.  Del resto chiunque desideri saperne di più, può cliccare qui :  



Le domande a Gassman -  a parte alcune eccezioni -   riflettono un mix di femminismo e populismo di sinistra.  L’ ex  valletta, passata giornalista-conduttrice (molto prima che arrivasse il taumaturgico Berlusconi…)  rimprovera a Gassman  di interpretare ruoli da macho… Un altro, tipico  pauperista in stile berlingueriano, lo critica perché guadagna troppo.   Un terzo,  forse già nostalgico del diciotto politico universitario, gli contesta l’eloquio forbito…   Infine (dadadan!),  per ultimo interviene il “commissario politico”. Parliamo   di  un giornalista  che poi finirà nelle liste del Pci, come indipendente di sinistra e,  infine,  nel Pd.   Il quale rimprovera a Gassman di non essere un buon compagno Testuale:  «Come fa un socialista  a desiderare che la televisione inviti  la gente andare al cinema piuttosto che ad assistere a un dibattito politico?».
Che cosa era successo?   L’attore,  in precedenza,  pur dichiarando la sua fede socialista, si era permesso di riprendere educatamente  Falivena, notando che invitare i telespettatori a non uscire di casa per seguire un programma in tv,  fosse anche  lo stesso “Tg2 - Ring”,   non aiutava  a riempire  i cinema…    
Davanti all’inquisitore, come nei processi moscoviti, Gassman  però  non regge.  E  ritratta.  Affermando, imbarazzato,  di non  essersi   riferito  ai  dibattiti politici e in particolare a “Tg2 -  Ring”. 
Parliamo di un grandissimo attore italiano, probabilmente il più importante della seconda metà del Novecento.  Costretto a scusarsi, in diretta,  alla non tenera età di cinquantaquattro anni,  come un  komosol qualunque (ossia un  membro della sovietica Unione Comunista della Gioventù), finito sul banco degli imputati, per non aver voluto denunciare i genitori.  
Qualcuno -  cattivello -   potrebbe pensare  che  Gassman, alla fin fine, nonostante la straripante personalità,  non avesse, se ci si passa l’espressione,  le palle…  Mah… Un grande attore, resta un comunque un grande attore. E non va mai giudicato politicamente, proprio per non ricadere nello stalinismo di cui sopra  Quel che più conta  è  di aver dato  un esempio di  come  la pressione politica in casa Rai all’epoca fosse fortissima. Altro che la  televisione libera, oggi vagheggiata dai nostalgici catto-comunisti  intruppati nel Pd!   Perché  se queste cose succedevano con Gassman,  figurarsi con i pesi leggeri…    
Concludendo,  ecco  cos’era la Rai prima che Craxi  consolidasse la sua presa sul partito socialista… Per condurlo verso altri lidi, altrettanto perigliosi, per dirla poeticamente.  Ma questa è un’altra storia.
                                                               
Carlo Gambescia                           

  

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