lunedì 9 febbraio 2009

  Eluana è morta!


Le parole mancano e bisogna dirle.
In questi inverni scuri
al bianco della pagina
chiediamo il coraggio di guardare avanti.
Le parole mancano e bisogna dirle,
le pronunciamo nelle cose.
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(Nicola Vacca, Ti ho dato tutte le stagioni)
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Per ricordarla osserveremo un giorno di silenzio



10/9/2009
A proposito di un post di Giuseppe Genna su Eluana Englaro  

Leggendo il post di Giuseppe Genna su Eluana Englaro, (http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002934.html#002934 ) siamo rimasti colpiti da questa tesi. E sfavorevolmente, soprattutto per come viene sviluppata.
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“La tragedia prima è questa, cioè l'artificialità con cui la natura è stata soppressa da una seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa, comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l'artificio che mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di vivere, senza l'ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è 'il sondino' ".
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Secondo Genna si tratta di un criterio di artificialità che sarebbe condiviso dalla Chiesa, per ragioni piuttosto tortuose, riprese da Illich.
In realtà, il poliedrico teologo e scrittore di origine austriaca, come tutti i profeti sociali, è purtroppo noto agli “addetti ai lavori” per non aver mai capito la differenza sociologica tra movimento e istituzione, nonché l’inevitabilità della trasformazione di ogni movimento in istituzione. E dunque anche della “chiesa-istituzione”, rispetto al “movimento cristianesimo primitivo”, esteticamente bello per la sua purezza, ma incapace di costituirsi, per semplice auto-diffusività del bene, in reale società (istituzionale) cristiana.
Il che però non significa che i “movimenti primitivisti”, non abbiano svolto nella storia del cristianesimo (non nel significato di Illich) un prezioso ruolo di rinnovamento. Il punto è che - se ci si perdona la caduta di stile - una pentola piena d' acqua non può bollire a cento gradi all'infinito, pena il prosciugamento del suo contenuto... Per farla breve: chi dice società, dice organizzazione, e chi dice organizzazione, dice gerarchia... Ma questa è un’altra questione, troppo lunga per essere affrontata qui. E comunque sia, consigliamo a Genna di leggere Le dottrine sociali delle chiese e dei gruppi cristiani (1912) di Ernst Troeltsch, contemporaneo di Max Weber. Un classico del pensiero sociologico in argomento. Esiste nelle biblioteche una versione italiana in due volumi pubblicata dalla Nuova Italia.
Il ragionamento di Genna può essere riassunto così: la tecnica è di per sé un’ idea di seconda natura artificiale che la Chiesa ha abbracciato; Luana è stata costretta a vivere e morire a causa di questa idea di seconda natura artificiale; ergo la Chiesa è colpevole.
Ora qui non interessa difendere la posizione di Santa Madre Chiesa (si difende benissimo da sola), ma semplicemente osservare che la tecnica, come trasformazione della realtà che ci circonda, è in se stessa neutrale. L’ energia atomica sul piano della sua gestione culturale, può servire a costruire bombe o alimentare la caldaia di un asilo nido. Dipende dai valori aggressivi o pacifici che gli uomini condividono in un determinato momento storico. La tecnica è una scatola vuota che viene riempita di contenuti storici e filosofici differenti. La seconda natura artificiale, ripetiamo, dipende dalla sua gestione culturale: esistono perciò una tecnica laicizzata in nome della scienza e del progresso, una tecnica cristianizzata in nome di Dio, una tecnica, nazistizzata in nome di Hitler e del razzismo, eccetera.
Ora, semplificando, mettere sullo stesso piano, come fa Genna, Auguste Comte, Dio e Hitler è scorretto. Un conto è una tecnica al servizio dell’eugenetica (idea presente anche in Comte) con una sua idea di “gestione” della seconda natura , pronta a eliminare chiunque non sia fisicamente in regola, un conto è una tecnica al servizio di una visione che vuole gestirla per preservare la vita in qualsiasi sua forma.
La questione che “quella vita”, da alcuni come Genna, non venga ritenuta tale, dipende dal contenuto storico e valoriale condiviso che si attribuisce al valore vita. Che Genna però riconduce nell’ambito di spiegazioni specializzate dal punto di vista scientifico (peso del cervello, statistica delle capacità percettive dei malati nelle condizioni di Eluana, eccetera). Facendo così rientrare dalla finestra la tecnica scacciata dalla porta.
Il che è molto scorretto logicamente. Perché non si può ricorrere a Comte, Dio e Hitler, secondo convenienza. A meno che Genna non ritenga che l’unica idea giusta di vita sia quella di natura scientista-tecnicista . Ma a questo punto mancherebbe di originalità. Il che per chiunque voglia fare da grande lo scrittore sarebbe disastroso.

Carlo Gambescia 

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