lunedì 30 ottobre 2006

Analisi
Pregi e difetti 
del modello sociale USA




E’ di moda in Europa e in Italia, soprattutto tra gli economisti come Giavazzi, celebrare il modello sociale Usa. Che, si dice, sia dalla parte dei meritevoli.
Vediamo allora come funziona.
Chi incensa il modello americano dovrebbe riflettere su due fatti. Il primo, è che negli Stati Uniti la mobilità geografica è due volte maggiore di quella europea. Il secondo, è che il tasso americano di concentrazione dei redditi è molto più alto del nostro, che non è sicuramente basso): negli Usa, in media, il 20 % più ricco della popolazione assorbe il 60 % del reddito nazionale, mentre in Europa si è intorno al 35-40 % (www.census.gov/hhes/www/poverty.html - http://www.europa.eu.int/comm/eurostat - www.worldbank.org/data/ ) .
Cosa significa? Che nell’Eldorado liberista si perde lavoro molto spesso e anche l'abitazione... Perché per trovarne un altro, molti sono costretti a trasferirsi da un lato all’altro degli States: la mobilità territoriale del lavoratore è dunque elevatissima. Ma l'essere disposti a spostarsi non basta. Per quale motivo? Perché, visto che la ricchezza è molto concentrata, le possibilità di ascesa sociale, nonostante la grande mobilità geoeconomica del lavoratore, sono piuttosto ridotte. Altro che meritocrazia… E tutto ciò genera sradicamento, insicurezza e povertà. Certo, la retorica ufficiale celebra l’individuo e le sue opportunità di avere successo. Un traguardo che in termini di grandi numeri (come alla lotteria), è possibile ma poco probabile, soprattutto per coloro che non hanno mezzi o doti eccezionali.
Sotto questo aspetto gli Stati Uniti sono un ottimo esempio di come funzioni, in assenza di controlli sociali, l’anima darwinista del capitalismo. Intanto la selezione finisce per premiare i più forti e non i migliori: vince chi è più dotato di risorse familiari, relazionali, istruzione e spietatezza negli affari: doti (in particolare le prime tre) che appartengono a chi è già in alto nella scala sociale. Di qui un nucleo ridotto di attori sociali (i grandi oligopoli), un lavoro poco sindacalizzato e molto flessibile, e una politica completamente sottomessa ai gruppi di pressione economici. Per farla breve, la selezione-razionalizzazione capitalistica americana implica alti profitti, bassi salari e assenza di mediazioni pubbliche. Quindi nessuna forma di assistenza sociale e pensionistica, obbligatoria e pubblica: chi cade (e spesso è già in basso nella scala) difficilmente riesce a rialzarsi, mentre chi è già in alto procede nella sua corsa, come se nulla fosse. Esistono forme di assistenza caritativa dovute soprattutto alle Chiese e alla buona volontà dei singoli stati, ma chi vi aderisce viene subito inquadrato (e a vita) nella categoria dei falliti sociali. In buona sostanza chi sia povero e malato non ha scampo.
Insomma, si tratta di un modello sociale per ricchi, o al massimo per coloro, che hanno doti per diventarlo: il sistema ignora sistematicamente le diseguali condizioni di partenza degli individui, finendo così per privilegiare chi è già ricco, che di conseguenza, lo diviene sempre di più. Sono cose che vanno dette. E ripetute...
Se nel 1979 il 5 % della famiglie americane più ricche guadagnava 10 volte di più del 20 % di quelle più povere, oggi la proporzione è salita a 25 a 1. Il titolare di una corporation nel 1980 guadagnava (mediamente) 42 volte il salario di un suo operaio, oggi guadagna mille volte in più... Bill Gates e soci Microsoft (il volto “umano” e moderno del capitalismo Usa) hanno un reddito pari al Pil del Pakistan: la famiglia Walton (Wal-Mart), pari a quello dell’Egitto e così via… (http://www.ilo.org/ - www.forbes.com/people ).

Il sistema americano produce diseguaglianza a velocità esponenziale. E la sua crescita economica, così magnificata in Europa, è dovuta per verso a un ingiusto modello sociale, e per l'altro alla posizione egemonica degli Usa nella politica mondiale, in particolare dopo il 1989-1991. Un'egemonia che alimenta il "complesso militare-industriale". E che, a sua volta, ne è alimentata...
Perciò quando si parla di esportare in Europa il modello sociale Usa, va chiarito che si tratta di una società fortemente gerarchizzata, con circa 50 milioni di poveri e poche decine di migliaia di ricchissimi che tengono in pugno l’economia, non solo americana. E dove insicurezza e sradicamento producono criminalità divorzi, patologie mentali, con tassi doppi rispetto a quelli europei: un americano su due assume regolarmente psicofarmaci, e uno su tre ha avuto problemi di alcolismo (http://www.who.int/ ).
Il vero problema non è come imitare gli Usa, ma come evitare certi errori, o meglio, orrori sociali. Qui però si pone un’altra questione: esiste ancora un modello sociale europeo? E soprattutto vi sono politici all’altezza delle sfida? A sinistra come a destra?

Carlo Gambescia  

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