martedì 22 novembre 2005

La Cina è vicina?




Per i cinesi, stando a quel che scrive Federico Rampini su "Repubblica" di ieri, la visita di Bush a Pechino è stata un "non evento". Giornali, radio e televisioni, strettamente controllate dal governo ne hanno parlato pochissimo, o comunque lo stretto necessario. Ad esempio, "i notiziari locali hanno ripreso brevemente l'immagine di George e Laura che scendevano dalla passerella dell'Air Force One, e poi li hanno mostrati quando si rimpinzavano di cibo al banchetto ufficiale. Fine della visita. In sostanza un'abbuffata e una stretta di mano con Hu. Molto sorridente peraltro".
Ciò che scrive Rampini suggerisce una riflessione interessante: la Cina reale, le persone comuni insomma (operai, contadini, eccetera), come formiche ogni giorno si recano al lavoro, producono, tornano a casa, e il giorno successivo ricominciano da capo, senza sapere o capire dove stia andando la Cina. E soprattutto che cosa sia in realtà il capitalismo, e in particolare nella versione cinese. Indubbiamente, professori, giovani universitari, capi e direttori di imprese, imprenditori, ne sanno più degli altri, ma non a sufficienza. Gli unici a "sapere" sono i membri della casta dirigente e dominante rappresentata dal partito e sostenuta dall'esercito. Mentre i cinesi, abituati da secoli ad ubbidire, e solo di tanto in tanto a ribellarsi, continuano a obbedire, ai "superiori", mettendo così in pratica il precetto confuciano dell'obbedienza all'autorità costituita.
Quanto alla casta dominante, possono essere fatti utili raffronti sociologici col capitalismo tedesco e giapponese della prima metà del Novecento: entrambi dominati da ristretti gruppi politici, economici e militari, come quelli che controllano la Cina di oggi. E l'evoluzione non fu pacifica. In entrambi i casi, e pur i presenza di tradizioni culturali diverse (ma qui sarebbe utile un raffronto tra luteranesimo e confucianesimo, due dottrine affascinate dal culto dell'autorità), la popolazione obbedì fino in fondo, rischiando addirittura l'estinzione.

Non c'è insomma di che essere ottimisti. Il capitalismo, verso cui la Cina corre in modo sempre più veloce, non porta con sé automaticamente pace e diritti. Ma duri conflitti economici e militari. Come purtroppo mostra la storia della prima metà del XX secolo. 

Carlo Gambescia

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